Secret Mommy – Plays (2007)

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Prendete un giornale.
Prendete un paio di forbici.
Scegliete nel giornale un articolo che abbia la lunghezza che voi desiderate dare alla vostra poesia.
Ritagliate l’articolo.
Tagliate ancora con cura ogni parola che forma tale articolo e mettete tutte le parole in un sacchetto.
Agitate dolcemente.
Tirate fuori le parole una dopo l’altra, disponendole nell’ordine con cui le estrarrete.
Copiatele coscienziosamente.
La poesia vi rassomiglierà.
Ed eccovi diventato uno scrittore infinitamente originale e fornito di una sensibilità incantevole, benché, s’intende, incompresa dalla gente volgare.

(Tristan Tzara, Per fare una poesia dadaista, 1918)

Plays è il terzo lavoro che il canadese Andy Dixton ha prodotto sotto il nome di Secret Mommy, un disco affascinante, nei modi della composizione quanto nel risultato finale.
Prendete un gruppo di musicisti provenienti da aree musicali differenti (tra cui membri di They Shoot Horses, Don’t They?, The Winks, The Doers, Winning and Ghost House). Prendete una sala di registrazione e date ai musicisti il compito di espandere melodie e accordi pre-costruiti . O semplicemente di improvvisare. In questo modo vi ritroverete per le mani ore ed ore di musica inorganica. A questo punto “l’unica” cosa che rimane da fare è prendere un paio di forbici digitali, ritagliare gli accordi, qualche arpeggio di chitarra, un piatto che vibra, il soffio del trombone e incollare il tutto creando dodici tracce, una diversa dall’altra, ognuna con un particolare tappeto sonoro, ognuna con la propria storia di storie.
Un lavoro minuzioso e paziente quello di Dixton, che novant’anni dopo Tzara, con attorno a sè un panorama elettronico in perenne espansione, ha la magica capacità di creare buona musica elettronica senza sintetizzatori né chitarre elettriche, niente bit asettici o basi che ripetono sempre uguali lungo tutta la durata di un pezzo, partecipazione negata alla drum machine; così facendo ne viene fuori un disco caldo e armonico, che mostra quante sorprese possano nascere da un copia-incolla musicale, dove i suoni e i ritmi sono stati “agitati dolcemente”. Up on mr. okay, penultima traccia del disco, ci lascia intravedere come questo lavoro sia nato, quasi una finestra lasciata aperta dietro le quinte, con gli strumenti che tastano il terreno, si accordano, ognuno immerso in uno spazio di concentrazione solitaria, ignaro di quello che ne verrà fuori dal proprio suonare. In Grand About the Mother l’intreccio tra corde di banjo ed armonie vocali riesce a dare all’intero pezzo un’aria scanzonata, e sono gli stessi musicisti a riderci sopra; le poche note concesse al sassofono di Diciduism sono una palla presa al balzo dai diversi strumenti, con la quale giocano, scherzando, sopra questo motivetto semplice ma non banale.
Questioni di ritmo per Kool aid river e I can’t get down, e se la prima gioca su poche parole urlate con insistenza, spezzate incollate e ripetute, quest’ultima è una linguaccia rap, forse la più digitale delle dodici tracci che in quarantasetteminuti si trasformano, in un rinnovamento random, lasciando un punto di domanda sulla definizione di Secret Mommy. Poi d’un tratto mi capitano sotto gli occhi le parole di Dixton su questo suo ultimo album e diventa tutto più chiaro e semplice.
Plays è “the most anti-electronic electronic album”.
Tutto qui.

Track Listing
1) String Lake
2) Grand About The Mouth
3) Deciduism
4) Kool Aid River
5) Trust Me, Cub
6) To Burry A Tent
7) Inch Up To Fur
8 ) Plays
9) The Tale Of A Bird Hit By Lightning
10) I Can’t Get Down
11) Up On Mt. Okay
12) A Bear At Hotel Cuba
13) Bottom Fan Mail (Japanese Version Only)

Released in February, 2007 – Ache Records

www.myspace.com/secretmommymusic

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