Working on a Dream – Bruce Springsteen (2009)

working on a dream

1. Outlaw Pete
2. My Lucky Day
3. Working On A Dream
4. Queen Of The Supermarket
5. What Love Can Do
6. This Life
7. Good Eye
8. Tomorrow Never Knows
9. Life Itself
10. Kingdom Of Days
11. Surprise, Surprise
12. The Last Carnival

13. The Wrestler

Certe cose non te le aspetti. Non ti aspetti un presidente nero alla casa bianca, non ti aspetti di doppiare la crisi del ’29, non ti aspetti che sanremo diventi Amici (per quanto entrambi con la musica hanno poco a che fare). Soprattutto non ti aspetti due album di Springsteen in due anni. E, peggio ancora, non mi aspettavo di stroncare un album del boss.

Respiriamo profondamente. Ok, Magic probabilmente l’avevo anche un po’ sopravvalutato nonostante tutte le critiche che gli avevo portato. Era un album composto da due parti: la prima, rock, musicalmente bella ma scopiazzata dal vecchio repertorio (anche quella una novità per il boss), la seconda elettro-acustica e sicuramente superiore. Tuttavia l’insieme non era un granchè e di quell’album si tramanderanno solo 3 canzoni (Radio Nowhere, Magic e Long Walk Home, peraltro fuoriuscita dallo splendido Seeger Session tour) + Girl in the summer Clothes (anche se mi domando imbarazzato il perchè). Peraltro queste erano pressochè le uniche portate in tour. Ma torniamo al presente. Ebbene, questo disco è peggio di Magic. Per inciso lo considero il peggior lavoro in assoluto di Springsteen. Ma vediamo un po’ di motivazioni.

Innanzitutto partiamo da un concetto fondamentale: Springsteen è un pragmatico di prima categoria. E’ uno che da quando è stato scottato all’inizio ha sempre voluto avere il pieno controllo del proprio potere commerciale e mediatico. E spesso si è prestato a speculazioni musicali per far soldi (Greatest hits del ’95, ma anche Tracks 18, l’ essential per non parlare dell’ultimo contratto con Wall-Mart). Chiariamoci, non c’è niente di male in questo ed è uno dei motivi del suo nomignolo. Ebbene, attualmente siamo solo al 3° album del mega contratto da qualcosa come 110 milioni di $ che ha sottoscritto con la Columbia, quindi non c’è da stupirsi della velocità con cui sia uscito il nuovo album ed anche la vicinanza di Magic al Seeger Session. Si potrebbe anche dire che in realtà è per sfruttare gli ultimi anni della band che comincia a perdere i pezzi, ma sinceramente non credo. Ad ogni modo, quello che invece non mi aspettavo era la ingloriosa perdita di quella fama di perfezionista del suono che si era ritagliato. Già la stessa fama che gli ha fatto tagliare dai vari album pezzi su cui chiunque avrebbe potuto costruire una carriera di successo: da The Promise a Thunderstrack per non parlare di Roulette, Murder Inc., Because the night e quasi metà Tracks. Esistono tre spiegazioni: o Springsteen ha perso l’orecchio, o se ne frega, o semplicemente Brendan O’Brien non è Landau.

Si lo so che tendo al noioso con questa storia, e so anche che Landau non era tutto oro. So che la qualità audio è ora migliore (sappiamo benissimo com’era il guazzabuglio musicale di The River) ma so anche che Landau era più un fan che un professionista della produzione. E certo un fan fa scelte diverse. Tuttavia quello che lascia sconcertati, anche per un professionista come O’Brien è il fatto che quest’album è pieno zeppo di scelte sbagliate dal punto di vista della produzione. Andiamo con ordine?

1. Outlaw Pete: sound fantastico sulla strofa, ritornello insignificante, troppo troppo troppo lunga per quella piattezza. Meravigliosi i richiami a Morricone ma bisognava proprio riprendere i Kiss (I was made for love you babe) con gli archi?

2. Working on a dream: nessuno che abbia ascoltato quel fischietto insulso a metà canzone e che ne capisca qualcosa poteva tacere. Ma che è? Ci poteva stare qualsiasi cosa: una chitarra alla Darkness, un sax, anche un piano o addirittura un violino di Soozie. Il resto è piuttosto stucchevole: leggisi Girls in their summer clothes.

3.Queen of the supermarket: forse il pezzo più bello del disco. Fino a 3.47 minuti quando appare un finale che sta a questa canzone quanto la scena iniziale di Shining stava sul finale di Blade Runner.

4. This life: pronto????Va bene che è periodo da Sanremo ma questa è Touch Me dei Doors senza il cambio di ritmo. Ed i cori finali finto natalizi? Da tagliare in pieno. Degna neanche di tracks. Peccato per aver sprecato una delle rare occasioni di sentire Clarence.

6. Suprise, Suprise: no comment. La colonna sonora della pubblicità dell’ovetto kinder.

5.Good Eye: oddio, può piacere o meno, però è interessante. Moolto anni ’20. Cosa ci azzecchi con il resto rimane il 4° mistero di fatima. Da B-side stile Fire (peccato che non ci siano più)

6.Life Itself: spiegatemi l’impastatura mostruosa con cui è stata mixata la voce. Sembra una registrazione da cantina amatoriale. Peccato per aver rovinato la canzone, comunque di media qualità. Ah, e l’assolo? Inascoltabile.

7. Vecchia storia: dov’è la E-Street?? Rilegata sulle uniche tre canzoni rock: My Lucky Day, Working on a Dream e What Love Can Do, oltre che al blues Outlow Pete. Dopodichè le altre canzoni, dal sound molto simile a Tunnel of Love (Kingdom of Days, la splendida The Last Carnival, Queen of the supermarket) ma anche la semi-country Tomorrow never Knows potrebbero benissimo essere suonate da una band di supporto qualsiasi per finire in un album tipo Devils and Dust che sarebbe potuto venire molto bene. L’avrei sicuramente preferito, magari salvando il salvabile della parte rock (My Lucky Day, What Love Can Do e magari una rielaborazione di Outlow Pete che rappresenta il vero spreco) per un vero album Springsteeniano da E-Street (si, magari Queen of the supermarket l’avrei messa qui). Insomma: hai una band fantastica e so per esperienza che live tutte queste canzoni saranno migliori, perchè non lavorarci un po’ di più e sfruttarla? E poi: sono ventanni che ti porti appresso come una pietra morta un mostro alla chitarra come Nils Lofgren, lo vogliamo utilizzare o lo manteniamo solo per fare le capriole fino ai 90 anni (e le fa sul serio!!)?!?

8. L’acustica va usata per l’acustico o per l’elettroacustico. Se si suona il rock usiamo l’elettrica, please.

Detto tutto ciò direi che il lavoro del signor O’Brien si è rilevato del tutto inutile. Probabilmente un qualsiasi produttore con un po’ di palle avrebbe potuto fare di meglio. Sinceramente spero che per i prossimi Springsteen si affidi a qualcun’altro. Tornando all’album si può dire che alcune canzoni di quest’album sono in realtà superiori a quelle di Magic ma nel complesso il conto non torna. Troppa instabilità, troppe insensatezze, troppa fretta e probabilmente troppa leggerezza.

Ultima cosa. Parlando di rock e Springsteen rimpiango The Rising. Ed ho detto tutto. Per il resto invece gli ultimi anni ci hanno regalato perle assolute e a volte insperate (Seeger Session live in Dublin e Devil and Dust su tutti). Resta da vedere quale sarà la strada principale.

Ed ora il triste momento finale, le stelline…

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5 commenti su “Working on a Dream – Bruce Springsteen (2009)”

  1. markus14 Says:

    per quanto veda delle cose migliori rispetto a Magic, credo che Bruce Springsteen & the E Street Band su disco (e ribadisco, SU DISCO) abbiano oramai detto tutto ed il contrario di tutto, e siano ormai alla frutta. Bruce con la strada intrapresa con Devils & Dust prima e con le Seeger Session poi saprebbe bene qual’è la strada da intraprendere. Suggerisco na bella cosa minimale prodotta da Rick Rubin. Ne uscirebbe il capolavoro, e Springsteen ne uscirebbe, di nuovo e per l’ennesima volta, da vincitore.
    Live…beh live è tutto un altro discorso, ma andrò a sentirlo per sentire roba da Darkness, Born To Run, forse anche Born in the USA….ma non da “sta cosa qua” chiamata Working On A Dream…

  2. Negro Says:

    Già la copertina da tamarro la dice lunga…

  3. fabiog Says:

    Come mi piacerebbe smentire la tua recensione Miki ma in effetti quello che hai scritto è assolutamente condivisibile…Nel complesso un album piacevole che una volta ascoltato lascia dietro sè poche tracce e poche emozioni. Per fortuna che anche in questo album ci sono alcune canzoni che hanno qualcosa da dire come The wrestler, The last carnival, My lucky day (per quanto sappia di già sentito a me piace molto), Queen Of The Supermarket. A dire il vero non mi dispiacciono neppure Outlaw Pete e Tomorrow never knows, anche se la sua brevissima durata lascia un po’ perplessi. Il resto è effettivamente sotto i livelli di guardia. Sono d’accordo con Marco: probabilmente la strada intrapresa con The ghost of Tom Joad e con Devils and dust è quella che il boss dovrebbe seguire per ritrovare un’ispirazione più fresca ed autentica.

  4. mikyjpeg Says:

    Sinceramente io non sono daccordo con Marco. Per quanto quella strada sia ottima non vedo controindicazioni al rock. Il problema è tutto sulle scelte, sulla produzione. Proviamo a tagliare via Magic e Working on a dream e creiamo due nuovi album:
    in uno mettiamo My Lucky Day, Outlow Pete (aggiustata), Queen of the supermarket (che starebbe bene pure in The River), What love can do, Last to Die, Radio Nowhere, Long walk home, Girls in the summer clothes (ok, a me non piace ma evidentemente sono in minoranza) e Good eye come ultima traccia o come traccia nascosta (che ormai c’è sempre).
    E consideriamo che qui non includo Code of Silence e Trapped, altre due canzoni spettacolari venute fuori dal tour di the Rising ed incluse in quella opera commerciale dell’Essential.
    Dopodichè il secondo album, composto da Magic, Devils Arcade, Tomorrow never dies, Kingdom of days, The Last Carnival. Aggiungiamoci una tra Terry song e The wrestler come gost track (perchè ne l’una ne l’altra si possono inserire in un album vista l’origine puramente esterna alla normale creazione).
    Dopodichè aggiungiamoci un paio d’anni di elaborazione e di tempo per creare altre 3-4 canzoni di contorno (che poi è il tempo giusto per creare un album se non sei all’inizio della carriera e hai dieci anni di vecchie canzoni suonate in una miriade di baretti da sistemare), e ci troviamo due dischi di indubbio valore. Springsteen ha sempre fatto grandi album dandogli il loro tempo, ovvero almeno due-tre anni tra uno e l’altro. Un album di livello non si inventa dal nulla, anche se sei il Boss. E qualcuno deve pur dirtelo se alcune canzoni non vanno bene o devono essere riviste. E questo qualcuno ha un nome ben preciso: PRODUTTORE. E viene pure pagato!

  5. mikyjpeg Says:

    Ci siamo trasferiti! Commenta sul nuovo sito


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