Da solo – Vinicio Capossela

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

E intanto Vinicio Capossela non sbaglia un disco. Dopo la pirotecnica magia di Canzoni a monovella, dopo la barbarica orgia sonora di Ovunque proteggi c’era molta attesa intorno al nuovo disco di Capossela. Difficile superare i due precedenti capolavori. Ed invece il buon Vinicio è riuscito a partorire un altro album bellissimo.

Da solo, come già suggerisce il titolo, è un disco più intimista e minimalista di Canzoni a manovella e Ovunque proteggi. Un disco per strumenti inconsistenti l’ha definito il suo autore. Un disco cesellato e curato in ogni particolare, ovunque protetto dalla grazia. L’orgia sonora di Ovunque proteggi si stempera per farsi impalpabile come un soffio di vento. Domina incotrastato il pianoforte, da sempre stumento centrale nelle composizioni di Capossela, ma nello stesso tempo compaiono moltissimi altri stumenti ( Mellotron, Cristallarmonio, Clarinetto, Violoncello, Basso tuba,  Mighty Wurlitzer Theater Organ,  Campanellini, Toy piano…) che entrano nelle canzoni in punta dei piedi, con la leggerezza di un fiocco di neve . Le tonalità sono più crepuscolari e malinconiche, a parte Una giornta perfetta, canzone di effervescente vitalità e spensieratezza, di cui è uscito proprio in queste settimane un video originalissimo ed irresistibile. Anche nei testi Capossella mostra che le sorgenti della sua ispirazione sono zampillanti. Ecco un rapidissimo e personalissimo inventario  delle canzoni dell’album: Il gigante e il mago: l’eccentrica vena poetica di Capossela si sposa con un’atmosfera magica e circense d’altri tempi, una fiaba surreale che ricorda Big Fish di Tim Burton. In Clandestinità: una disarmante confessione intima. Capossela rovista dentro se stesso e ci regala un inno di struggente bellezza. Parla piano: una ballata d’amore sospesa e rarefatta. Una giornata perfetta: un irresistibile e travolgente tip tap sulle nuvole. Un antidoto perfetto all’apatia e alla depressione. Il paradiso dei calzini: una surreale fiaba scandita dal toy piano dei Pascal Comelade. Dietro l’apperente leggerezza, una serissima riflessione sulle sghembe asimmetrie della vita. Orfani ora: ancora la solitudine come tema dominante. Ascoltandola pare di vedere la pioggia disegnare rivoli leggeri sui vetri alla luce incerta di un faro notturno. Sante Nicola: una delle mie preferite. Un’atmosfera notturna, incantata. Sante Nicole non porta inutili regali ma parole nuove per parlarci e scaldarci il cuore, che povertà non sapersi parlare e vedersi passare vicini e muti chiusi nel rancore… Vetri appannati d’America: un’America in declino, desolata, sfibrata, lontana da qualsiasi trionfalismo. Dall’altra parte della sera: una canzone d’amore in puro stile capossela che pare uscita da Canzoni a manovella. La faccia della terra: affascinante parabola in cui ritornano gli echi biblici di Ovunque proteggi. Aggiunta all’ultimo momento, vede la straordinaria partecipazione dei Calexico. Lettera ai soldati: una commovente denuncia piena di pudore e di limpido sdegno contro l’assurdità della guerra. Uno dei migliori pezzi del disco. Non c’è disaccordo nel cielo: sulle evocative note di Frederick Martin Lehman, Capossela scrive un testo di altissima poesia. Da brividi. Se la nostra esistenza è sempre spaiata, forse esiste un luogo, come il paradiso dei calzini, dove le disarmonie della vita troveranno il superamento in un superiore accordo. “Se tutto è nascosto nel cielo, al cielo io ritornerò”. Chiude il disco un vortice di parole e di note, che ingoia e risucchia dentro di sè tutte le canzoni.

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4 commenti su “Da solo – Vinicio Capossela”

  1. Negro Says:

    Non ho ancora avuto la forza di comprarlo, questo disco. Non sento la necessaria attrazione. Forse, malgrado il mio autocontrollo ne abbia centellinato negli anni gli ascolti (ma non i live, almeno otto), Vinicio soffre una passata sovraesposizione nel mio pensiero. La tua recensione ravviva la mia curiosità ma… non ancora abbastanza le forze. Le sentiamo noi le cose di cui abbiamo bisogno: sono quelle che ci calamitano irresistibilmente. I libri, i cd, i film, i concerti. Vinicio, e mi dispiace sinceramente, non è più tra queste.

  2. fabiog Says:

    Io seguo Vinicio da sempre. Lo ascolto e lo riascolto, ma non mi stanca mai. Poteva essere un nipotino minore di Tom Waits e invece ha creato, disco dopo disco, un suo universo poetico e musicale di assoluta rilevanza. Sicuramente tra i migliori cantanti italiani contemporanei per me.Se ti capita dai un ascolto a Da solo. Il primo e l’ultimo Vinicio si fondono in un disco di soffusa bellezza.

  3. markus14 Says:

    Io ho avuto la “sfortuna” di conoscere troppo tardi Vinicio e per quanto abbia amato Ovunque Proteggi, non ho mai provato per lui l’amore incondizionato che ho per altri artisti, stranieri ed italiani. Alcune sue espressioni sono geniali (ed Ovunque Proteggi è una di queste) altre come queste non suscitano il dovuto entusiasmo. E’ un disco bello e di spessore, ma che sembra stenti a decollare. Ci sono pezzi memorabili alternati a momenti di stanchezza più esecutiva che compositiva…sembra come che Vinicio voglia comunicare a sè stesso più che agli altri. E gli episodi più interessanti (come Il Paradiso dei Calzini o ancor di più La Faccia della Terra) sono quelli paradossalmente meno Caposseliani…

  4. mikyjpeg Says:

    Ci siamo trasferiti! Commenta sul nuovo sito


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