Portishead – Third (2008)

Grandi ritorni #1
Dummy, il disco dei Portishead del ’94 che li ha portati al successo, non mi è mai paiciuto troppo. Troppo pulito raffinato etereo, troppo elegante. Quasi quasi preferivo l’altro masterpiece del triphop, Mezzanine dei Massive Attack… E’ stato quindi un faticoso ma piacevole esercizio di formattazione mentale ascoltare il terzo album del gruppo e restarne stregato. Mi piacciono gli eventi che stravolgono un punto di vista, un convincimento.
Resta il fatto che Third è molto diverso dai lavori precedenti, non nei contenuti e nella struttura o modalità di realizzazione: si tratta sempre dell’elettronica di Geoff Barrow e Adrian Utley strutturata su una base folk chitarristica e sulla voce di Beth Gibbons. Ma se in Dummy la voce era elegante, malinconica ma pulita e l’elettronica raffinava e addensava un sound lieve ma pieno, qui la voce è una crisalide algida e scavata, fragile secchezza al limite del frangersi, le macchine sottraggono, scavano, martellano, essenzializzano, sporcano. Il risultato è un sound essenziale, ritmico, abrasivo e travolgente nella sua ondata fredda di malinconia, ma non c’è spuma e cristallo su questo mare, è il pesante e gelido Mare del Nord, ossidiana oleosa.
Si comincia con Silence, paradossalmente iniziato da una voce recitante in portoghese e un lungo intro elettronico con spruzzi di voce; Hunter continua a pulsare sotto la voce più dolce ma frammentaria, con qualche passaggio accelerato che non stravolge un ritmo lentissimo; il ritmo cambia con Nylon Smile, quasi tribale ondeggiante; si respira un po’ con la quasi acustica e chitarristica (fino al crescendo finale) The rip; quindi si torna su pulsazioni sempre più metalliche, claustrofobiche affannate nell’enfatica Plastic e nella sistematica Carry on. Vicinia l soffocamento, giusto in tempo arriva un’altra pausa con la chitarrina e la voce spettrale di Deep Water, niente di rassicurante comunque, nonostante i coretti che spuntano ogni tanto. Machine Gun esplode di nuovo in un beat pesantissimo che fa tremare le budella, sembra di entrare gradualmente in un cantiere portuale dove una sirena sia rimasta impigliata. Small è un crescendo molto complesso e coinvolgendo che rascina verso la sperimentale e ipnotica Magic Doors; l’epilogo Threads tocca apici di angoscia e intensità veramente notevoli, pur avendo una struttura più semplice. Gli ultimi minuti sono rumori e voci spettrali perse in lontananza, nel fragore delle onde, naufragi insignificanti.
L’insieme è molto omogeneo nelle atmosfere, musica da ascoltare la sera, per dare un senso alla propria inquietudine.

Portishead – Third (Universal 2008 )
profMau
1. Silence
2. Hunter
3. Nylon Smile
4. The Rip
5. Plastic
6. We Carry On
7. Deep Water
8. Machine Gun
9. Small
10. Magic Doors
11. Threads

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One Comment su “Portishead – Third (2008)”

  1. sandy Says:

    io son sempre stata fanatica dei Portishead, anche più dei Massive Attack (forse) e questo per me è stato finora il più bel ritorno dell’anno perchè sono cambiati senza snaturarsi troppo, sono tornati al passo coi tempi insomma. Bella la descrizione della voce in Third, sono d’accordo..ma che bella che è Nylon Smile..


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