NEIL YOUNG – Arena di Verona 23/06/2008

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Love And Only Love
Everybody Knows This Is Nowhere
Dirty Old Man
Spirit Road
Powderfinger
Hey Hey, My My
Too Far Gone
Oh, Lonesome Me
Mother Earth
The Needle And The Damage Done
Old Man
Mr. Soul
No Hidden Path

All Along The Watchtower

Si ricomincia da dove ci eravamo lasciati. Ancora le note stordenti della lunga coda di Cinnamon Girl a febbraio turbavano le nostre notti e le nostre orecchie, e Neil da lì è voluto ripartire. Il concerto nell’anfiteatro romano veronese si apre con la stessa foga elettrica di come si era chiuso l’incantevole performance di febbraio all’Arcimboldi di Milano.
Questa volta una cronaca ordinaria risulterebbe fastidiosa e ripetitiva. L’abbiamo già fatto e non vogliamo rifarlo. La scaletta è qui sopra, e poco importa se i pezzi sono solo quattordici, se molti di essi manco li conoscete (Love and Only Love mai sentita? Non pensate che forse tralasciare l’ascolto di Ragged Glory del 1990 sia stato un errore? No eh?), se mancano Like a Hurricane, Cortez the Killer, per non parlare dei numerosissimi classici acustici lasciati per strada…quello che si prova sempre, e si è provato anche questa volta, a sentire un concerto di Neil Young è una forte fortissima empatia con quello che ti raccontanto la sua voce, la sua musica ed i ruggiti taglienti della sua chitarra. Sembra di essere lì sul palco con lui, mentre lo vedi e lo senti vibrare, maltrattare lo strumento come un ragazzino, esaltare la band ed esaltarsi a sua volta, provocare il pubblico senza però mai guardarlo, mantenedo sempre un’espressione tra il severo e l’incazzato. E’ così il loner canadese, non devi aspettarti una canzone come un regalo da lui, perchè ogni nota lo è essa stessa. Lo sono e lo sono stati i ruggiti feroci di Hey Hey My My, la nostalgica melodia della immensa, superba, insuperata Powderfinger, i lontani echi omaggianti lo scomparso Danny Whitten, nella serata veronese riaffiorati nitidi dalle note di Everybody Knows This is Nowhere (40 anni, c’ha sta canzone…) e nella stupenda solitudine disarmata dei pochi minuti di The Needle and the Damage Done. E’ la rinascita di Neil, un vecchio leone canadese che sa ritrovarsi con sè stesso e con il suo pubblico in ogni brano che scrive e riscrive cantandolo sul palco. Non ci importano le canzoni che ci ha suonato, ci importa solo di lui, mitologia assoluta di musica americana e non solo, che a 62 anni ha ancora il coraggio di emozionarsi sulle note di una canzone non sua. Il finale di All Along the Watchtower è il momento paradossalmente più younghiano offerto dalla calda e splendida serata dell’Arena. Un sudato vecchietto che si getta a terra per un assolo monumentale e sfascia le corde della sua chitarra. Avete il coraggio di chiedere altro al mitico Neil Young?
Amatelo e solamente amatelo.

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6 commenti su “NEIL YOUNG – Arena di Verona 23/06/2008”

  1. Enrica Says:

    Hai proprio ragione. Non importano le canzoni che ci ha suonato ma solo lui, un mito che mi fa emozionare da quando avevo dieci anni ed ancora ora che ne ho tanti quanti la sua Everybody Knows This is Nowhere. A Verona c’ero ed ho aspettato a fine concerto, come una ragazzina, che uscisse dall’arena per vederlo prima che partisse. Grazie Neil forever young!

  2. reboman Says:

    C’ero anch’io, la terza volta che lo vedo in arena. La prima volta quando, credo, si era sentito male e ha iniziato il concerto quasi alle 11, la seconda quando sono caduto nel buco dell’orchestra areniana durante il bis e lunedì scorso. Quando ho visto che tardava ho incominciato a preoccuparmi un po’, poi finalmente è arrivato e mi ha steso subito con la lunga cavalcata elettrica di “love and only love”. Un grande come sempre però, per chi si è perso milano come me, la scaletta ha lasciato l’amaro in bocca…. pezzi come “ambulance blues” non li avevo mai sentiti dal vivo..
    keep on rocking!

  3. leo Says:

    Sono d’accordo, è stato un concerto memorabile..love and only love è stato un inizio clamoroso, tiratissima, dlirante..mi sono commosso…è davvero il rock’n roll.
    Se avesse fatto anche Ambulance blues sarei svenuto.

  4. Kosta Says:

    Ambulance blues poteva forse essere letale… non c’ero a verona. ma quel pezzo a Milano è stato qualcosa di indescrivibile (si trova su youtube)


  5. Io ho 54 anni, dal ’70 seguo Neil (ol mio rocker prediletto, il mio chitarrista preferito, il vero erede di jimi Hendrix, anche se non ne ha la tecnica).
    E all’Arena ero con la mia ventiquattrenne figlia (una ventina di giorni prima, John Fogerty a Lubiana e due giorni dopo Bruce Springsteen a Milano): dal vivo non li conosceva.
    Mia figlia è stata (giustamente, direi) travolta e illuminata da Bruce, dalla sua umanità, dal suo calore, dalla sua vitale speranza. Young l’ha lasciata più fredda.
    E io? Certamente tre ore vicino al palco della E Street Band sono un’esperienza di “comunione laica” che nessun altro concerto rock può offrire. Però Young…Quell’inizio formidabile e tempestoso con LOVE AND ONLY LOVE (anche se mancava il contrappunto della chitarra di Sanpedro, come nel tour di Weld, dove il pezzo diventava perfetto). E soprattutto il finale con ALL ALONG THE WATCHTOWER che mi ha fatto saltar su come un razzo di energia. In tanti anni di concerti, poche volte sono stato così entusiasta come di quei dieci minuti selvaggi e possenti. E mia figlia guardava (un po’ stupita e un po’ contenta) il papà in piedi, a battere le mani e a cantare e poi a chiedere a gran voce ancora un bis.
    E sono felice di aver offerto a mia figlia l’occasione di farsi questa immersione tra i grandissimi del rock, in pochi giorni qualcosa che le resterà per tutta la vita.
    No retreat, baby, no surrender: rock’n roll will never die.
    Luciano / Idefix

  6. mikyjpeg Says:

    Ci siamo trasferiti! Commenta sul nuovo sito


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