Sexus et politica – Giorgio Gaber –

Gaber

Giorgio Gaber /Virgilio Savona
Sexus et Politica
Duck Record– 2003 (Prima edizione 1970 – Vedette)

Canzoni:

  • La pallida morte
  • I magistrati
  • Corinna
  • È già nostro nemico
  • Prova a pesare Annibale
  • Non sanno
  • Ragiona, amico mio
  • Dove andate
  • Donne credetemi
  • Anche se sei compaesano di Ponzio e di Tritano
  • Il tavolo d’avorio
  • È inutile piangere
 

Strane le vie attraverso cui si può giungere ad un disco. Sfogliavo il manuale di letteratura latina per preparare una lezione sull’Ars Amatoria di Ovidio quando mi sono imbattuto in un trafiletto integrativo intitolato Ovidio, Gaber e le donne. Ma che ci farà mai Gaber in un libro di latino?, mi sono subito chiesto.

Incuriosito sono andato a leggere l’integrazione e ho scoperto che nel 1970 Gaber ha pubblicato un album intitolato Sexus e politica che raccoglie canzoni che traducono e rivisitano in modo personale brani più o meno famosi dei classici latini. In particolare la ballata Donne Credetimi si ispira ai versi finali del libro III dell’Ars Amatoria. Ecco spiegata l’aliena presenza di Gaber in un libro di latino. A quel punto pieno di curiosità mi sono procurato il disco che è stato per me una piacevolissima sorpresa. Fin dal primo ascolto si ha la sensazione di entrare in un mondo remoto ma non certo separato dal nostro presente. I testi, infatti, scritti da Virgilio Savona così come le musiche riprendono opere di autori latini che affrontano temi universali e sempre attuali dell’esistenza umana. Non a caso in Ragiona, amico mio Gaber dice: “Ragiona amico mio potrà sembrarti strano ma ai tempi dell’impero del grande Vespasiano / ritrovi quelle cose che inevitabilmente accadono anche adesso inesorabilmente / Ragiona amico mio riflettici un momento / e cerca onestamente di trarne insegnamento.” Ecco allora la prima canzone, La pallida morte, tratta da Orazio. La forza inesorabile, annientatrice e devastatrice della morte non è certo cambiata rispetto a 2000 anni fa. La pallida morte bussa ancora alle porte di torri e capanne togliendo ugualmente a poveri o re. Che il referente sia il ricchissimo Sestio o qualche riccone dei nostri giorni poco cambia. Segue poi I Magistrati canzone nella quale potrebbe rispecchiarsi in modo trasparente tutta la nostra vacua e tronfia classe politica: “Giocano a dadi in allegre brigate / tra stuoli di battone ben pagate / e dalle quattro del pomeriggio /spediscono uno schiavo per sondaggio / che vada al foro e cerchi notizie che riferisca i discorsi ascoltati / quanti contrari e quanti allineati / questa la vita dei magistrati / …/ Poi si riuniscono per il giudizio / e tra di loro non c’è mai uno screzio / perché si fermano un’ora a parlare / di vini greci, di arrosti e fritture / di pesci grassi e di tordi infilzati / questa è la vita dei Magistrati”. Dopo I magistrati con l’avvenente Corinna viene ripresa anche musicalmente l’irriverente e divertita ironia di Ovidio. Tra le altre canzoni, una che mi ha conquistato immediatamente è Prova a pesare Annibale tratta da Giovenale. Anche qui ricompare un tema già visto ne La pallida morte, ovvero come la morte vanifichi ogni cosa, anche le imprese più grandi e memorabili. Canta Gaber nel ritornello: “Prova a pesare Annibale/ ora che è solo cenere / e dimmi quanti grammi / la stadera segnerà/ Prova a pesare Annibale e ti accorgerai / di un grande generale / cos’è rimasto ormai”. Ancora di morte parla la struggente E’ inutile piangere: ” è inutile piangere sopra la mia pietra / la porta dell’altro mondo non potresti far riaprire mai / quando i morti svaniscono là nell’oltretomba / le vie su cui han camminato non potranno ripercorrere mai / e se le tue preghiere dovessero raggiungere l’Averno / le tue lacrime cadrebbero in silenzio sulla sorda spiaggia d’Acheronte”. Sexus e politica è un album poco conosciuto nella discografia di Gaber ma che merita assolutamente di essere riscoperto. Musicalmente ricorda molto i primi dischi di Fabrizio De Andrè e si può notare anche la stessa commistione di vari registri: si possono così trovare canzoni dolenti e quasi tragiche come E’ inutile piangere, Dove andate? (intrisa di un immortale antimilitarismo: “nemmeno i lupi, nemmno i leoni infieriscono sugli animali della loro stessa specie / che cos’è che spinge voi, che cos’è che vi trascina / a placare il desiderio della violenza / […] Siete spinti da un tragico destino / e i fratelli uccidono i fratelli fin da quando la terra fu macchiata dal sangue di Remo“), La pallida morte e altre più scanzonate, ironiche e irriverenti come Donne credetemi, Corinna, Anche se sei compaesano di Ponzio di Tritano (quest’ultima ironizza in modo irrestibile le mode ellenizzanti che si diffusero a Roma a partire dal I secolo a. C.: “Tu hai sempre voluto esser chiamato greco / anche se sei romano anche se sei sabino / anche se sei compaesano di Ponzio e di Tritano / Quindi quando ti incontro / se ti saluto in greco / tutta quanta la gente ti dice sire in greco / anche se sei compaesano di Ponzio e di Tritano”. Insomma Gaber si scaglia contro una singolare malattia, l’esterofilia, diffusissima ancor oggi nell’era della globalizzazione). Questo disco insomma è la riprova che Gaber è sempre fonte di incredibili sorprese e che, nonostante i tributi e i riconoscimenti, questo straordinario artista non ha ancora trovato tutta l’attenzione che merita.

 

 

 

 

 

 

 

 

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3 commenti su “Sexus et politica – Giorgio Gaber –”

  1. Roccuz Says:

    Bel commento.. grazie

  2. mikyjpeg Says:

    Ci siamo spostati, commenta sul nuovo sito


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