Black Mountain live @ Interzona VERONA 28-05-08

Black Mountain

Ad inizio di quest’anno era uscito uno di quegli album che, miracolosamente, tengono in vita un certo modo di fare rock che appartiene inequivocabilmente al passato. In the Future dei canadesi Black Mountain ti fa rivivere pienamente alcune atmosfere tipiche del rock storico degli anni 70, pur facendoti ben presente che a suonare sono ragazzi poco più che ventenni che utilizzano una strumentazione che è si classica, ma con abbondanti spruzzate di sintetizzatori e ritmiche campionate. Scendere a patti con sonorità e stilemi passati pur risultando freschi ed originali è una sfida che la band di Vancouver ha saputo cogliere e vincere in maniera splendida. Mercoledì 28 maggio si sono esibiti all’Interzona di Verona: il gruppo ha all’attivo un paio di dischi da studio, più una serie di progetti collaterali portati avanti da alcuni membri della band (il più attivo è il fondatore, autore, chitarrista e voce leader del gruppo, Stephen McBean). Lo show porta in scena praticamente tutto il nuovo lavoro In the Future, più una manciata di altre canzoni non meglio identificate dal sottoscritto (credo risalenti al primo album omonimo, da cui ho ricnonosciuto la splendida Don’t Run Our Hearts Around).
Alle ore 22.40 Jeremy Schmidt, ragazzo dal capello fluente che copre in parte anche gli occhi ed il viso, sale sul piccolo e basso (ma funzionale) palco del club Interzona di Verona per una performance che lascia a bocca aperta chiunque. Si tratta di una session di 10 minuti e più per solo sintetizzatore e suoni campionati. Sembra di essere ad uno spettacolo dei Kraftwerk. Il tastierista della band si destreggia tra i i tasti ed effetti che ha davanti muovendosi da destra a sinistra, manco si trattasse dell’ideale gruppo spalla dei Chemical Brothers. Il suono porta in trance gli spettatori accorsi numerosi, increduli di trovarsi di fronte ad un quasi rave party. Parte qualche timido fischio dal solito nostalgico metallaro, incapace di vedere tra questi suoni sintetici la portata innovativa del suono pur classico della band canadese. Dopo uno scroscio di applausi Jeremy è raggiunto dai suoi compagni: Stephen McBean alla chitarra ed alla voce (look decisamente seventies: capello lungo e barba altrettanto), Josh Wells, versatile ed ottimo batterista, Matthew Camirand al basso, Amber Webber alla voce.
L’estetica della band, la presenza di una donna dai capelli scuri con tamburello in mano al centro del palco, per un attimo ti riporta alla mente i Jefferson Airplane, uno dei tanti punti di riferimento nel sound di questi talentuosi ragazzi di Vancouver.
Dopo un primo pezzo di pura psichedelia lisergica, guidato da ritmiche sottili e sincopate e dalla voce della Webber, il rock comincia a scatenare l’eterogeneo pubblico: Stormy High ha un riff micidiale che da subito attiva le teste della gente a muoversi ritmicamente su e giù. I più esagitati fans, oltre a seguire e cantare su quasi ogni pezzo (mi pare una cosa incrediibile: band con due album all’attivo ed ancora adombrata nei meandri del mondo indie), alzano le braccia ed incitano ad un battito di mani che scandisca i pezzi. Il suono è violento ed entra nel cuore e nella testa della gente che segue i ragazzi con gusto e passione. I cavalli di battaglia del nuovo disco come Wucan, Tyrants e Stay Free (che ha avuto l’onore di essere inserita nella colonna sonora di Spiderman 3) non mancano e scatenano l’immediato urlato di approvazione nonappena se ne riconoscono le note. A Stay Free è riservato un trattamento particolare: non è serata per signorine e McBean, pur imbracciata la chitarra acustica ne fa uscire un suono aspro e stridulo, in completa opposizione con la generale linea morbida della canzone, che esalta gli intrecci vocali McBean/Webber. Amber al centro del palco, seria e quasi accigliata, segue con concentrazione l’evoluzione dei lunghi pezzi strumentali dei suoi compari, impreziosendoli con una voce dal timbro decisamente affascinante e dalla potenza tutt’altro che inesistente (dubbio che poteva scaturire soffermandosi all’ascolto dei lavori da studio). Le lunghe cavalcate lasciano poco respiro; il caldo e l’afa dell’ambiente, il vino e la birra sorseggiata dalla band durante tutto il concerto, creano un clima di empatia fra gruppo e pubblico decisamente coinvolgente. Tutti non possono che essere soddisfatti sui climax delle canzoni che rischiano di attentare (ma senza fastidio eccessivo) ai nostri timpani.
Chiudo gli occhi e sento questa musica che entra e muove il mio corpo dandomi un senso di soddisfazione davvero grande. Quello che la musica dovrebbe sempre fare per essere considerata buona musica. Lo spettacolo si chiude dopo un bis: una lunga, interminabile, Bright Light, summa sonora e di intenti dei Black Mountain. Krautrock, progressive, elettronica, hard rock, sono tutti racchiusi in questo magico pezzo che ha solo il compito di portare al termine, nel migliore dei modi, un concerto che consacra definitvamente una band che su disco è “solo” brava.

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One Comment su “Black Mountain live @ Interzona VERONA 28-05-08”

  1. sandy Says:

    complimenti per il report Marco! sono stati veramente bravi, acidi e psicadelici, io proprio non mi aspettavo un coinvolgimento simile. Non so te ma dopo quella serata In the Future mi è cresciuto in modo esponenziale, guarda che vuol dire entusiasmarsi per un concerto quando è fatto così bene 🙂


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