Sigur Ros – Takk (2005)

Al di sopra del 50° parallelo

Tappa I – Islanda

Sono giorni che non smette di piovere, le scarpe si sono rotte in un pedalare energico di prima mattina, e allora ad ogni passo i piedi si ritirano più che possono, condividendo quell’umida sensazione che li accompagna nel cammino con il resto del corpo. Così ogni tanto tocca scrollare schiena e spalle per ridestarsi da un freddo sottile che penetra fino alle ossa, sebbene sia la fine di maggio, sebbene la voglia che ci anima è quella di poter rimanere sotto una coperta gialla e bianca, che nasconde piedi e ricordi d’infanzia altrui. Sarebbe bello rimanere lì, tra le pieghe di un divano roccoccò, mentre fuori piove, con il fondo dei pantaloni messo ad asciugare, rimanere riposando le orecchie con la dolcezza di poche note calibrate, lasciando che lo sguardo si posi tra gli intrichi di comignoli e tegole rosse, in una Venezia che si nasconde tra calli e sotoporteghi, sebbene sia la fine di maggio. Tra un divano roccoccò e una coperta gialla e bianca, mentre il cielo scivola nelle sue sfumature di piombo e argento, il verde brillante di un’Islanda dimenticata riesce a farsi più vicino, ma è solo un’illusione di poco conto, ché a chiuderci sopra gli occhi guadagna un po’ di credibilità. La distanza, si sa, non si misura certo in passi. Basterebbero Glósóli e Hoppipolla per ridisegnare il mondo là fuori, con le sue gocce bagnate: e le grondaie, tanto vecchie da buttare, diventano dei cannocchiali arrugginiti per osservare il cielo e il suo planare, i comignoli come lunghi scivoli di fuliggine, per tuffarsi in un lampo nell’altro emisfero, osservando il rincorrersi del dì e della notte nel loro mai stanco incontrarsi. E mentre il tabacco si perde nella stanza in volute e onde, il ritmico passare di Anduari si mostrerebbe, nel suo acuto modulare, per quel che è, un alzarsi in punta di piedi che per magia ci fa crescere e dismisura, fino a raggiungere con le nostre nuove gambe a pioli i nidi di gabbiani e rondini, e poi su, su, con i capelli tra i cirrocumuli e i nembi. L’Islanda si avvicina, con il suo brillare di ghiaccio e rocce, con le sue distese di solitari silenzi e profondissima quiete, dove i pensieri hanno tutto il tempo per lasciarsi tessere in una morbida coltre, l’Islanda si avvicina con il suo parlare di suoni rotondi e secchi, con il suo saper attendere. Perché le note di questo Takk, un Grazie sussurrato, si muovono tra cullare e forza energica; mentre gli occhi si serrano pian piano, sembra di ritrovarsi in un prato senza confini, l’uno accanto all’altro, ad aspettare, battendo il piede, aspettare caricando il passo di tutta la forza che possiede, e lo sguardo alto all’orizzonte, sempre fiero, il sorriso che tiene le guance strette tra i denti, in attesa, in trepida attesa, perché quando arriverà l’attimo della partenza sarà l’improvviso esplodere di una forza dirompente e libera, finalmente libera di mostrarsi nella sua pallida consistenza, in una corsa ché il fiato non riuscirà a spezzarlo mai, nemmeno quando arriveremo al limitare del dirupo, perché sarà, in un attimo, volare. I suoni di queste dieci tracce dovremmo non scordarli mai, ma solo nasconderli dietro ad un velo opaco di dimenticanze e ricordi, racchiuderli in una scatola di latta dagli angoli arrugginiti e sperare di ritrovarne le impronte al momento giusto, magari finché fuori piove, e il cielo continua a scivolare con il vento, facendo danzare le tende bianche di una finestra socchiusa. Se un insieme di note riesca davvero a far nascere sorrisi e lacrime non è scritto in alcun foglio, ma le emozioni sono spesso tracciate con del succo di limone e non si lasciano osservare in controluce: il caldo di una coperta gialla e bianca, questo Takk, le sapranno riportare ai nostri occhi.

[al Goldon, perché la condivisione è un gessetto colorato che con l’acqua non scivola via…]

Annunci
Explore posts in the same categories: Al di sopra del 50° parallelo, azzu, Dischi, Estera, Pensieri e parole, Recensioni, Rock

2 commenti su “Sigur Ros – Takk (2005)”

  1. sandy Says:

    http://www.sigur-ros.co.uk/band/disco/medsud-dot.php c’è il nuovo disco in streaming *_*


  2. […] quella di una riproposizione di qualcosa di già sentito. Un brano che potrebbe stare benissimo in Takk – bel disco post rock/dream-pop Anni Zero – e che si confonde con molti campanellini propri […]


I commenti sono chiusi.


%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: