Mandorla (2008) – Smako Akustiko

Mother
Against the mirror
Triora 1587
Desert (and) Delirium
Mandorla
Lady Pain
The Rain

Avvicinarsi alla vetrina, vedere il disco in primo piano. Entrare, prenderlo in mano, osservarlo, pagarlo ed uscire. Arrivare a casa per aprire il lettore, mettere su il disco, accarezzando la cover cartonata e premere il tasto play. La cerimonia della musica che si rinnova di artista in artista, di album in album. Ma qualcosa stavolta è diverso. Perchè comprare il disco di un gruppo della tua città è diverso. Perchè vedere in vetrina il primo lavoro di un gruppo che segui e pubblicizzi ormai da anni, che apprezzi, che hai pubblicizzato è diverso. Se poi ci aggiungi il fatto che tra pochi mesi suoneranno al tuo matrimonio… beh, non ha prezzo!

Il rischio quindi, in questa recensione, è quello di non essere oggettivo, di far prevalere un certo senso di partitismo. Tuttavia è l’abum stesso a dimostrare il suo valore prim’ancora di poter pensare a come rimanerne distaccato. Non si tratta di un album semplice: è complesso, studiato e visibilmente di lunga lavorazione. Si tratta di un concept album, scelta sicuramente non facile per una band all’esordio. Il tema inoltre risulta articolato tra presente e passato cercando di illustrare la difficoltà insita nell’esperienza umana utilizzando scene diverse tra loro ma nonostante ciò legate: i drammi odierni curati attraverso false medicine (indifferenza, menzogna, maschere), la paura della diversità vista come nemico, la voglia di riscatto dopo la caduta in un vortice distruttivo.
I testi sono molto curati e decisamente lunghi, segno tangibile della gioventù del gruppo che necessità di molte parole per rendere l’idea. Si tratta però di un peccato veniale, piuttosto tipico, che ha accomunato molti dei più grandi artisti mondiali. Spesso infatti è con l’avvento della maturità che si riesce a condensare i concetti in poche frasi che colpiscano senza richiedere l’attenzione che invece è necessaria per comprendere questo album. Prova ne è la mancanza totale di qualsiasi tipo di ritornello, scelta sicuramente meditata che può disorientare e rendere meno accessibile il lavoro.
La musica è semplicemente grandiosa. L’ambientazione acustica, marchio fondante del gruppo, è qui arricchita dalla batteria e dal basso che si affiancano alle percussioni e da una serie di sonorità elettro-acustiche che danno pienezza al suono. I fraseggi tra le chitarre rimangono la colonna vertebrale dello SmakoSound ma qui tendono a creare dei riff in un certo qual modo “progressive”, con stacchi e passaggi che possono indicare influenze decisamente più “hard”. Le voci sono come sempre ben amalgamate tra loro, mediante anche un ampio uso di effetti ed equalizzazioni e la dicotomia Liza-Cheko funziona alla grande, impreziosita dalle incursioni degli altri componenti. La novità sicuramente principale, per chi li ha ascoltati dal vivo in questi anni, risulta l’introduzione del piano, presente in tutte le tracce.
Trattandosi di un album profondamente legato (spesso tra le canzoni la pausa è minima) è difficile parlare delle canzoni singolarmente. Questo potrebbe rivelarsi anche un limite in quanto a fine ascolto non è semplice riuscire a distinguerle. Pare infatti di aver ascoltato un unico brano (prova ne è infatti l’introduzione della prima traccia che viene concluso alla fine dell’ultima). Tra queste però vale sicuramente la pena spendere due parole sulla terza traccia: Triora 1587. Questa canzone parla di un fatto vero, ovvero il rogo di una strega, Franchetta Borelli, in un paesino in provincia di Imperia nel XVI secolo. Probabilmente il miglior pezzo dell’album, è una canzone d’una lunghezza d’altri tempi (quasi dieci minuti) che alterna pezzi di cantato con interludi musicali solisti di piano e chitarra. Al centro è piazzato un spezzone di audio che vorrebbe rimandarci al momento del rogo mentre una voce declama in arabo (richiamo alle problematiche attuali?) una preghiera. Decisamente un gran pezzo. La titletrack, Mandorla, è l’unica canzone in italiano, la più corta, e sicuramente la più semplice e diretta. Mother è un pezzo di grande effetto con una chiusura di assoli di assoluto pregio mentre Against the mirror e Desert (and) Delirium sono i pezzi più ruvidi e ritmati. In chiusura troviamo due brani piuttosto diversi tra loro: Lady Pain è forse il pezzo più lontano dagli Smako ascoltati live in quanto impreziosito da un’inedita sezione di archi mentre The Rain ricorda altri pezzi ascoltati in questi anni (in particolare le schitarrate ricordano Anduin, un loro pezzo precedente).

In definitiva si tratta di un album di indubbio valore, sia musicalmente che a livello testuale, racchiuso in un package di grande effetto. I limiti sono quelli già accennati: album difficile e complesso che potrebbe non essere apprezzato appieno in particolare da coloro che non li hanno mai ascoltati in altri contesti, testi forse troppo lunghi e descrittivi, mancanza di un pezzo di “richiamo”. La pecca forse maggiore riguarda però l’inglese: se la scelta della lingua è decisamente corretta ( a mio avviso, anche se qualcuno avrebbe preferito l’italiano…) ed i testi sono ben strutturati, quello che lascia un po’ perplessi è la pronuncia decisamente accentata (in particolare per quel che riguarda le vocali). Un punto su cui si può sicuramente migliorare. Ad ogni modo l’album ottiene agevolmente la sufficienza e anche qualcosa in più. Magari ci si potrebbe aspettare di più ma spero possa servir da stimolo ai futuri lavori che spero non tarderanno ad arrivare.

Per chi volesse saperne di più vi segnalo la presentazione dell’album:
29 mar 2008 22.00 GIO’ MUSIC Anteprima di “Mandorla” Zona Industriale via Dell’Edilizia, Vicenza

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4 profMau

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20 commenti su “Mandorla (2008) – Smako Akustiko”

  1. flolex Says:

    Mi hai messo addosso una curiosità incredibile!!!

    Mi sa tanto che mi fiondo a comprare il cd! 😀

  2. prof Says:

    Condivido l’ammirazione per la cura posta nel lavoro sul suono e la composizione. Per essere autoprodotto è un lavoro di ottima qualità da molti punti di vista. Tanto di cappello. E’ confortante vedere energie spese senza risparmio da un gruppo di giovani che di certo non vivono di musica, senza un interesse commerciale diretto, per pura passione musicale e per desiderio di creare qualcosa di ben fatto. Complimenti anche per l’atteggiamento!
    I pezzi richiamano molta della musica che amiamo, dal prog seventies ai suoi sviluppi soprattutto in ambito hard e metal. Entusiasmano certi stacchi e cambi di ritmo, sobbalzi d’altri tempi! Incuriosiscono sonorità ricercate ma comunque accessibili, non lo trovo così ostico come segnala Michele. Fa riflettere, certo, e molto: i testi sono di ottima fattura, la tematica è affrontata con notevole profondità. Necessita molti ascolti, ma non stanca. Che sia arte non c’è dubbio: dice qualcosa di nuovo ad ogni ascolto.
    Non riesco trovare difetti in una qualche linea compositiva: ritmica varia e originale, bassi ben dosati e significativi, voci molto buone (amo gli intrecci maschile-femminile), chitarre SmakoAcustico, carattere distintivo, unico di questo gruppo; altra orchestrazione ben misurata e integrata.
    Il package è la ciliegina sulla torta, compresi i testi con traduzioni e l’ottima grafica.
    Anch’io ho notato qualche ingenuità, in particolare nella dizione inglese. Ho sentito ben di peggio comunque (penso alle canzoni in inglese di Battiato: sembra mia nonna).
    CONSIGLIATISSIMO!
    Fateci sapere se ci fossero difficoltà a procurarlo, che chiederemo indicazioni e ve le indicheremo: un disco che val la pena comprare comunque; intanto ascoltatevi qualcosa sul MySpace: http://www.myspace.com/smakoakustiko

  3. giec Says:

    penso che sia un ottimo lavoro belli i giri e belle le tonalità di voce,il dico non annoia ed è pieno di ‘colpi di scena’ ! ho trovato interessante anche lo spirito con cui è stato affrontato il tutto..se devo fare il pezzo di merda l’unica cosa che mi è mancata sul dico è il sangue..grandi!!

  4. markus14 Says:

    Mauro, ho pronti gli euri…sai che faccio fatica girare per negozi di dischi, ti ricordo di comprarmene una copia…

  5. BABY Says:

    …da anni ascolto gli smako, da anni la loro storia si mischia con la mia
    anche se è da MOLTO che non lì sento. Non ho avuto la fortuna di ascoltare
    il nuovo disco, però ho scaricato “Mandorla” che non smette di girare sul mio IPOD.

    ho imparato una cosa di questi 5 energici ragazzi, che sono come i serpenti, cambiano pelle
    rinascono ogni volta e lo fanno con originalità…

    un abbraccio

  6. prof Says:

    Che io sappia, come minimo il disco è reperibile al negozio di dischi in centro a Vicenza RadioVarsavia. Il costo è di dieci euro.

  7. Piero Says:

    E’ semplicemente un capolavoro, una luce nuova nel panorama musicale.
    Originalissimo in tutto, nulla può essere paragonato a questo album degli Smako (che ricordo sono agli esordi come album ufficiale, ma cover a parte hanno al loro attivo anche “Petenati in parte” scritto e musicato tutta da loro).
    La forza dell’album sta nel modo in cui ogni pezzo di concept, che ha nel significato della storia pura genialità, esce attraverso le sue canzoni. Voglio dire che ogni canzone è perfetta espressione attraverso il sound di quello che deve dire, la ricerca dei ragazzi Smako in tal senso è stata lodevole.
    Per quanto riguarda la pronuncia direi che solo in alcuni tratti la pronuncia non è perfetta, ma vorrei sapere cosa c’è che non va in quel che esprimete col terribile termine di “pronuncia accentata”. Vorreste una pronuncia inglese di tipo australiano? O forse africano perchè richiamato dai bonghi? O forse americano perchè spesso si sente quello? Io per esempio preferisco il “queen english”. Ci mettiamo a disquisire sulla pronuncia di parole che un americano fa in un modo e un inglese di londra in un altro? Vi prego terminiamo qui questa esilarante altalena. La pronuncia può non essere molto buona in alcuni tratti ma…stop…la “pronuncia accentata” mi inquieta come concetto.
    Musicalmente sento una maturazione della band, l’inserimento del piano (scelta azzeccatissima) di Keko da un tono diverso e migliore al sound. Percussioni e assoli di chitarra non sono una novità, sempre ottimi; forse stavolta il buon Mattia ha impreziosito il tutto con assoli tecnici di notevole fattura ma soprattutto con melodie nuove e intriganti!
    Restando in tema di assoli, il pezzo di piano in Triora per me è assoluto, coinvolgente, melodico e malinconico.
    La voce di Lisa è notevolmente messa in risalto, ed è un bene, quella di Buso invece secondo me è sacrificata, peccato, perché il timbro di Buso è il più potente.
    Trovo tecnicamente migliorato vocalmente Keko, raggiunge degli ottimi livelli in questo lavoro.
    Basso e batteria danno un tono nuovo agli Smako evidentemente suonati non da ultimi arrivati bensì da musicisti di gran livello.
    Non condivido nemmeno l’appunto sulla lunghezza testi inversamente proporzionale alla maturità della band. E’ vero che i testi sono lunghi ma ciò a mio modo di vedere non vuol dire nulla, non stiamo parlando di sedicenni, ma di una band matura che se vuole usare molte parole lo fa perché vuole farlo.
    Il sound un po’ prog un po’ rock melodico e un po’ acustico-gotic ha nella sua fusione il marchio Smako Akustiko.
    Non c’è nulla da dire, giù il cappello a “Mandorla”.

  8. mikyjpeg Says:

    Intendiamoci, questo è un buon album, un eccellente album considerando che è autoprodotto. Detto questo è naturale che vi siano cose da migliorare e rifinire. Se Piero pensa sia perfetto è in errore, probabilmente proprio per quel partitismo che ho cercato di tener fuori dal post. Un post di suffragio sarebbe stato del tutto inutile mentre sottolineare i lati deboli (per quanto si trattino di punti di vista personali) può servire. Accentato? Si. Quale accento? L’italiano. Quello che ti fa riconoscere in tutto il mondo. Perchè l’italiano è foneticamente diverso dall’inglese, come lo sarebbe dal cinese. Che poi io stesso (come la maggior parte di noi) lo parli così se non peggio è sacrosanto. Quando dico accentato intendo dire che è facilmente riconoscibile da un ascoltatore come un prodotto italiano. E quindi si può migliorare.
    Sulla lunghezza dei testi è un tema controverso che ha diversi sostenitori e altrettanti detrattori. Però guardando alla storia della musica si può notare come sia un fenomeno tipico dei primi album. Perchè si vuole far capire al meglio il messaggio, perchè si ha forse paura di non arrivare, perchè non si vuole avere poi il rimorso di dire: se avessi sprecato qualche parola in più. Ma spesso, con l’esperienza (che conta molto più dell’età in questi casi), ci si accorge che nella musica quel che non dice la parola lo dice il suono. E si comincia a tagliare. E’ il caso di Springsteen, di Van Morrison, di Dylan stesso (anche se qui non è sempre così).
    Giù il cappello? Concordo. E da ormai ex-musicista posso anche aggiungerci un pelo di invidia….

  9. piero Says:

    Mai detto che è perfetto ho detto che l’espressione inglese accentato non ha senso per me. Punto. Non mi si attribuisca quello che non ho detto. Dirò di più…all’estero, l’italiano che canta in inglese, puo anche piacere e quindi non so se cambiare un accento e standardizzarlo sia esattamente un migliorare. Il voler cantare come gli inglesi o , molto peggio come gli americani, la trovo una sorta di complesso inferiorità che non dobbiamo avere. La pronuncia non è al massimo…pace…siamo italiani, abbiamo l’obbligo di scrivere in inglese corretto i testi ma non di cantare come gli stranieri.
    Sulla lunghezza dei testi e tutto relativo, non sono d’accordo che spesso con l’esperienza i testi si riducono…è solo una questione di percorsi, che spesso ritornano in una vita di un’artista. Comuque sono solo punti di vista. Senza rancore.
    Aspetti critici invece dal mio punto di vista sono:
    – in mother ritornello di mattia non va bene…pretende troppo dalla sua voce che si è alta ma perde di potenza e non va bene, lì avrei visto bene un’esplosione di “miriam…”
    – Keko in lady pain anche lui pretende troppo da se stesso e nell’ultimo lady pain perde anch’egli la voce

  10. nicola Says:

    ciao, ho ascoltato il disco e mi associo ai vari commenti…ottima presa, groowing maturo e originale
    la voce di checo e l’impasto che si crea nei ritornelli de agaist the mirror e ladypain mi ha lasciato basito (positivamente intendo)
    le chitarre smako sono un marchio di garanzia ormai…

    complimenti
    nicola

  11. Boti Says:

    Ciao
    intanto volevo ringraziare mikyjpeg per averci dato spazio nel blog, che vedo essere sempre molto seguito e la cosa non può che farci piacere. Grazie anche a profMau per l’intenso chiacchericcio durante estenuanti ore di corsa…e a coloro che hanno lasciato il loro commento.

    Ora per quello che riguarda “Mandorla” volevo lasciare solo un paio di dati di cronaca.
    Il disco è stato messo in piedi in due anni di lavoro; l’autoproduzione ci ha portato a scrivere in posti diversi (parte di Triora 1587 è stata composta a Triora ad esempio, Mother l’abbiamo concepita durante le ferie in Corsica) senza mai avere fretta di finire…e verso la fine non è stato poi così semplice. Il disco è stato registrato in cinque settimane, ci siamo alternati in studio in modo classico: batteria, basso, percussioni, chitarre e poi le voci, che sono state riprese singolarmente e sovrapposte, nei cori, a tracce in presa diretta (2 Rit. e finale Lady Pain ad esempio). Il piano è una ri-scoperta che trova spazio sull’ intro di Triora 1587 e su Lady Pain e devo dire che anche LIVE rappresenta una svolta nella musica degli Smako. La copertina è una interpretazione fotografica di un quadro di René Magritte di inizio 1900 che ci dava una forte sensazione di “incomunicabilità”, le foto sono state realizzate da Leonardo Tommasin, sull’identità dei modelli so che si scommette da mesi…eheheh!!!

    Il disco è disponibile da RADIO VARSAVIA, costo 10euro.

    Sabato sera (29marzo) saremo al GIOMUSIC Club (Via Dell’edilizia 68 Z.I Vicenza Ovest) a presentare l’album. Inizio concerto ore 21.30 e spero che veniate e che dopo il concerto possa conoscere lo sposo: cazzo!!!

    grazie ancora a tutti
    un abbraccio
    boti

  12. julka Says:

    Ho letto le recenti critiche mosse al gruppo smako akustiko in merito all’uscita del nuovo album.
    Critiche molto interessanti, decisamente costruttive, che sicuramente saranno d’aiuto in futuro.
    Nessuno però, e me ne dispiace, ha posto l’attenzione sull’emozione che questo cd trasmette.
    Non sono una musicista, sebbene suoni da molti anni il pianoforte, e nemmeno posso definirmi un’intenditrice,nonostante sia cresciuta ascoltando qualsiasi tipo di musica.
    Per mia fortuna o sfortuna (dipende dai punti di vista!),non ho mai ceracato di limitare la mia conoscenza musicale: il mio scopo era ascoltare, e per di più cercare di trovare nei più diversi generi musicali quello che le mie mani cercavano di dire non appena toccavano la testiera..questa per me è musica.Riuscire a creare quel distacco dalla realtà che solo la poesia,la musica e l’arte sanno realizzare.
    La maggior parte delle volte quando si ascolta ci limitiamo ad afferrare la forma, ad ammirare un tipo di accordo, una determinata scala,un importante cambio ritmico, ma non percepiamo l’unione delle note che insieme riescono a portare aldilà dell’umano sensibile.
    Non diamo retta all’urlo delle parole che sanguinano bellezza.
    E questo è, nel fare e nel capire l’arte, la vera difficoltà.
    Non limitiamoci a definire sempre tutto, a dover trovare necessariamente un orizzonte di nette separazioni,non comprenderemo mai così facendo. “L’opera” degli smako akustiko non avrà raggiunto il suo scopo, ma sarà solo l’ennesimo cd catalogato in un genere, sarà seplicemente criticato in modo postivo o negativo.
    Lasciate che per una volta la pioggia entri dentro di voi, bagni il cuore e crei spazio alla bellezza.
    in bocca al lupo,smako!

  13. prof Says:

    Abbiamo presenziato alla presentazione live del disco sabato scorso al GioMusic. Una conferma: un disco tanto raffinato e calcolato da studio regge anche dal vivo, anzi, cattura forse ancora di più. Primo merito l’abilità tecnica notevole dei musicisti; da non dimenticare poi il fatto che evidentemente suonando si divertono un sacco. UN serata piacevole, completata da una rassegna anche di brani precedenti, pregevoli e divertenti. Buon “tour” ragazzi!

  14. markus14 Says:

    L’occasione della presentazione dell’album al Giomusic è stata per me l’occasione di poterlo sentire ed acquistare. Grande lavoro che la dimensione live fa apprezzare meglio. Ci si dimentica di alcune piccole forzature vocali presenti su album (specie nelle parti in inglese e maggiormente melodiche; in Desert & Delirium ad esempio, meno meloidca e con alcune parti corali tutto ottimo). Qua e là riemergono alcuni mostri sacri del progressive rock degli ultimi tempi (la coda chitarristica di Mother si muove in terreni molto vicini alla The Better Man dei Dream Theater). La musica però trionfa alla grande anche su cd. Il disco è ben prodotto e ben arrangiato, sofisticato quanto basta eppure piacevole anche ad un riascolto (l’ho già ascoltato bene 3 volte dopo il concerto). Si tratta comunque di un disco fondamentalmente di progressive rock con cori alla west coast. Decisamente una scelta che asseconda i miei gusti…
    Tornando alla presentazione dell’album: concerto semplice (i sette pezzi del disco più un 4/5 brani del passato) lineare, non troppo lungo che ha fatto apprezzare la loro musica appieno anche a chi non la mastica quotidianamente. In bocca al lupo!

  15. Piero Says:

    Ho assistito alla presentazione dell’album al Giò music. Smako complimenti, alcune cose da rivedere sui volumi di basso e batteria che hanno tolto spazio a quelche assolo di chitarra, ma ragazzi avete suonato e cantato da Dio. Anche le presentazioni di Keko mi sono piaciute, profonde e sintetiche.
    Mi piacerebbe però sapere da Markus14 che canzone è “the better man” dei dream!?

  16. mikyjpeg Says:

    Immagino che si riferisse a “The Silent Man”… anche se sinceramente non trovo questa somiglianza con la coda di Mother che cmq è uno dei punti migliori dell’album.

  17. markus14 Says:

    si, parlavo ovviamente di The Silent Man (ho confuso con Better Man dei mitici Pearl Jam)…strano che tu non senta la somiglianza Michele, è abbastanza chiara ed evidente…

  18. mikyjpeg Says:

    Sarai mica anche tu come la lisa che ogni volta che sente qualcosa in acustico è “wish you were here”!! ;-P

  19. lisa Says:

    Non è sempre Wish…diciamo che ho una rosa di almeno cinque potenziali canzoni 🙂

  20. mikyjpeg Says:

    Ci siamo trasferiti! Commenta sul nuovo sito


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