NEIL YOUNG live at Teatro Arcimboldi, Milano 24/02/2008

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IL concerto della nostra vita. L’avevamo presentito e siamo felici di poterlo confermare.
Arriviamo a Milano alle 18.00 circa dopo aver vagato nell’hinterland del capoluogo lombardo senza precisa cognizione di causa. Per fortuna una giovane coppia che incrociamo in uno spiazzo si offre come guida e ci porta dritti dritti davanti al Teatro degli Arcimboldi, un grosso complesso grigio dalla struttura avveniristica. Quando il teatro apre saliamo al secondo piano (…) per prendere posto in prima galleria. Siamo altissimi ma centrali, la visione è ottima (sì, certo, Neil non sarà a 2 metri da noi, ma nemmeno avevamo questa speranza). L’acustica della struttura si rivelerà invece ancora migliore della visuale.
L’antipasto prevede un’oretta in compagnia di Pegi Young dalle 20.30 alle 21.30 circa. Pegi è la moglie di Neil che quest’anno ha pubblicato il suo (inutile) esordio solista. Un paio di canzoncine si salvano ma è poca cosa.

Alle 21.30 precise sale sul palco Neil, in un completo color panna e scarpe da ginnastica, acclamato da una folla in delirio la cui media d’età è decisamente alta (molte “teste grigie”…). La prima parte sarà acustica: Neil, solo soletto, siede su una sedia attorniato da una selva di gloriose chitarre. Già l’immagine fa dubitare della concretezza reale del momento.
L’attacco, seppur scontato, ti schianta sulla sedia (e pensare che, a posteriori, non è uno dei momenti più emozionanti…): From Hank to Hendrix da Harvest Moon si rivela una piacevole anticipazioni delle meraviglie sucessive. Infatti già al secondo pezzo siamo all’apoteosi. Ambulance Blues è una ballata meravigliosa, onirica e struggente, perla di un album del 1974 (On the Beach) che, fa strano pensare, fino a cinque anni fa non esisteva in cd (!!!). L’intensità del cantato e delle pennate strappa qualche lacrimuccia: l’acustica è tale che i sospiri ed i fruscii delle corde arricchiscono il pezzo di ulteriore emozione. L’armonica è solo un paio d’ali che ci portano in cielo.
Pausa per respirare dopo 10 minuti di apnea: un ironico inedito (risalente comunque ai 70), Sad Movies.
Si alza e già pensiamo: eccolo che va al pianoforte. Il totocanzone si scatena: After the Gold Rush, Like a Hurricane (nella versione Unplugged) o A Man Needs a Maid? Vince la più bella del lotto, la perla triste da Harvest, A Man Needs a Maid in una versione in cui la London Symphony Orchestra è sostituita da un synth posto sopra il piano a coda. Dobbiamo ammettere che ci aspettavamo qualche stecca viste le altezze cui arriva la voce nell’originale. Invece, magia, sembra quasi meglio! Più robusta e sentita.
Rimane accomodato sul seggiolino per proporre un altro inedito, questa volta di livello più alto. Si tratta di Try una piacevole saloon song che strappa più di qualche sorriso, dato il ritmo vivace.
Per la gioia del grande pubblico, Young si riaccomoda poi nella sedia centrale ed imbracciata la Martin, ci spara a zero la title track del suo disco più famoso, un pezzo che tutti hanno provato a suonare: è Harvest arricchita da un intro arpeggiato che ne spezza la monotonia. Il pubblico accenna a canticchiare ma smette quasi subito. Pare un sacrilegio rompere la magia.
Alzatosi, si dirige al pianoforte verticale per eseguire un pezzo incredibile ma meno noto perché appartiene ad un album (questo sì!) ancora inedito in cd. Journey through the Past da Time Fades Away è comunque acclamato dal pubblico, selezionatissimo, che si dimostra molto competente sulla discografia del nostro. Altro giro, altra corsa, questa volta accompagnato da banjo ed armonica spara un versione originalissima del pezzo elettrico ed allucinato Mellow my Mind, da Tonight’s the Night (l’album più cupo e sentito di e dal buon Neil). Prima di un trittico da infarto posto nel finale della prima parte c’è spazio per Love Art Blues, un pezzo che ironizza sulla tristezza e lunghezza delle sue canzoni.
E qui…i cardiologi avrebbero potuto avere grosso lavoro domenica sera: di seguito Don’t Let it Bring You Down (da After the Gold Rush), Heart of Gold (il singolo più venduto di sempre di Neil) e Old Man. Ragazzi, le parole son finite, bisognava esserci. I pochi che provano a cercare di dare un ritmo con il loro claphands ad Heart of Gold sono zittiti per la religiosa atmosfera che chiude una prima ora sconvolgente.

25 minuti di pausa, durante i quali Mazzeo, pittore e grafico, autore di alcune bellissime copertine di album di Young (ricordiamo Zuma e Greendale) continua, come ha fatto per tutta la serata, a dipingere dal vivo sul palco, allestito come un atelier con tele e cavalletti. Nella seconda parte esporrà per ogni pezzo un quadro ad esso ispirato che ne riporta il titolo.
Raggiunto dalla gloriosa band, composta dai fedelissimi Ben Keith alle chitarre, organo, steel guitar, Rick Rosas al basso e Ralph Molina alla batteria (musicisti mostruosi) attacca la parte elettrica. L’inizio è decisamente più…più…più intenso e diretto, per usare un eufemismo: Mr. Soul spacca con un groove che fa impallidire qualsiasi giovane rock band. Energia a profusione, riff grassi e violenti che riempiono l’Arcimboldi senza assordarlo. C’è spazio anche per due pezzi dal nuovo Chrome Dreams II che esordisce così live. Si tratta di Dirty Old Man, cattiva e sporca quanto basta e Spirit Road, ideale cavalcata dove Neil può lanciarsi nei suoi lancinanti assoli. Il riffone di Down By the River provoca l’ennesimo tuffo al cuore. L’incedere è lento ed incalzante e ti avvolge come la nebbia che troveremo abbondante al ritorno. La musica trasporta in una dimensione parallela. Il ritornello, cantabile ed urlato a squarciagola da tutti, spacca in due il rumorismo e gli urli dell’elettrica di Neil. La furia è lontana dal placarsi anzi, irrompe gloriosa nel pezzo migliore del concerto: Hey Hey My My (Into the Black), sputata con ruggiti sporchissimi e una forza bruta inimagginabile per un più che sessantenne reduce da un aneurisma cerebrale! Neil è madido di sudore, scarmigliato, con la camicia fuori dalle braghe del nuovo completo grigio sfoderato nella seconda parte.
Ci donano un po’ di calma dopo dei minuti così intensi, Too Far Gone, la splendida Oh Lonesome Me (chitarra acustica e armonica vengono qui “rispolverate”) e la nuova (e più bruttina) The Believer, dedicata alla madre.
Rust Never Sleeps regna sovrano con uno dei pezzi epigoni del grunge tutto, Powderfinger. Il drone chitarristico che prelude l’attacco a voce nuda di Neil spacca l’Arcimboldi in assoluto visibilio eppure composto (oddio…) al proprio posto. La coda, infinita, è riempita dai venti minuti della recente No Hidden Path dilatata al massimo, durante la quale la band si scatena in una session per dare fondo alle ultime energie. Un pubblico acclama unanime un bis che non delude: il classicone Cinnamon Girl, proposto ancora con assoluta intensità. La coda si prolunga per svariati minuti tra feedback ed ammiccamenti con Molina alla batteria, rinverdendo gli antichi fasti del cavallo pazzo.
Annichiliti e svuotati da ogni energia e parola, usciamo dal teatro salutando Neil e ringraziandolo di cuore.
Un’esperienza UNICA. NEIL YOUNG SEMBRA AVERE CAPITO CHI SIAMO…

Scaletta:
1.From Hank To Hendrix
2.Ambulance Blues
3.Sad Movies
4.A Man Needs A Maid
5.Try
6.Harvest
7.Journey Through The Past
8.Mellow My Mind
9.Love Art Blues
10.Don’t Let It Bring You Down
11.Heart Of Gold
12.Old Man

13.Mr. Soul
14.Dirty Old Man
15.Spirit Road
16.Down By The River
17.Hey Hey, My My
18.Too Far Gone
19.Oh, Lonesome Me
20.The Believer
21.Powderfinger
22.No Hidden Path

23.Cinnamon Girl
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22 commenti su “NEIL YOUNG live at Teatro Arcimboldi, Milano 24/02/2008”

  1. mikyjpeg Says:

    Azz!
    Quando mi avete fatto sentire “A man needs a maid” non ci credevo. Le altre due me le aspettavo sicuramente di più.
    Cmq a posteriori è stato cmq un bene non prendere il biglietto, se stavo a Milano anche domenica (dopo esserci stato fino a sabato ed esserci tornato lunedì) mi sarei sparato…

  2. reboman Says:

    Non sapevo nemmeno che veniva in Italia, ma dove vivo? Maledetto me, come ho fatto a perderlo!

  3. codadilupo81 Says:

    ..rock and roll can never die..
    Sono uno dei fortunati (l’altro è il buon Mau) che hanno accompagnato Marco a “vedere Neil Young”..L’articolo sopra dice praticamente tutto..solo qualche appunto personale..”Oh lonesome me” (che non è un suo pezzo) forse è stata la canzone che mi è piaciuta meno,ma sarà stata l’atmosfera o il fatto che la cantava lui, fatto sta che mi è scivolata via senza dolore particolare..Per il resto mi ritrovo nelle emozioni e nelle parole di Marco..
    Io ho un a predilezione soprattutto per lo Young acustico (lunedì ho suonato tutto il giorno Harvest e poi giusto per ho accordato in re l’acustica per suonarmi Don’t let you bring you down versione Arcimboldi NDR!)e confesso che l’elettrico un pò mi dicevo “speriamo”
    ..Beh..la speranza è stata ripagata ottimamente..Ho visto la LUCE!

    Pavy

  4. baotzebao Says:

    ohlalà! benebenebene

    vi linko subito

    baotzebao

    ps: qui il mio post fuori tema… o no?

    http://www.baotzebao.eu/2008/02/25/no-non-ti-sei-perso-niente-post-falso-fazioso-intimo-e-lungo/

  5. thejudge Says:

    io ero in 36esima fila…fate voi…!!!
    a man needs a maid, la migliore, di sempre…

  6. likearock Says:

    col senno di poi, mi pento di non aver preso il biglietto…

  7. gasp Says:

    grande neil !! il concerto di neil piu’ bello che abbia visto …. per non parlare quando ho stretto la mano a ben keith , rick rosas e ralph molina ( quest’ultimo mi ha detto ” ARE YOU DOING ? ” ) …. niente niente ….. troppo bello , mancava solo neil , ma si sa …. lui e’ in po’ schivo in queste cose ….. la parte elettrica del concerto mi e’ piaciuta di piu’ …. ( si fa x dire … ) , ho visto un neil in pienissima forma !! rocking in the free world !! ciàààààà

  8. steve sgarb Says:

    caspita, dopo averlo visto 25 anni fà all’arena di verona e all’inizio del millennio in piazza a brescia mi sono sparato 500 km tra andata e ritorno e al ritorno mi sono pure beccato una nebbia che non perdona fino a casa però caz..pita lo rifarei anche tutte le settimane e se la parte acustica è stata indimenticabile quando è partito sparato con mr.soul le gambe hanno cominciato a tremare e non si sono fermate fino alla fine ……………….e oltre oltre oltre oltre…………….. stò ancora volando.
    pace a tutti rust never slep steve

  9. Max Says:

    … un vero artista: struggente, commovente, poetico, professionale, attento, serio, preparato… l’ho visto in concerto quattro volte, due volte a roma (1983 e 1987) e due volte a milano (2003 e il 24 febbraio appunto…), e credo che questo concerto sia stato in assoluto il più bello a cui ho partecipato… sono contento di averlo visto cosi in forma… è davvero un gran bell’esempio di longevità artisitica… lui e i suoi “Compagni di viaggio”, per citare Francesco De Gregori… speriamo che torni presto, visto che “Rust Never Sleeps”, e che gli anni corrono… Grazie Neil per le emozioni che sai trasmettere con la tua voce e la tua musica…

  10. ribio Says:

    impressionante di questa serata il silenzio assoluto di 2600 persone, quasi tutti devoti. del nostro vecchio amico neil. non un colpo di tosse, un rumore qualsiasi. la parte acustica, lui da solo, le chitarre, la voce mai così bella; si sentivano i nostri cuori silenziosissimi ma che battevano all’impazzata. non scherzo, è andata così. non me l’aspettavo così nostro, così ispirato. è quarant’anni che mi accompagna con le sue storie, la sua incazzatura, le sue sbandate, la sua serenità, il suo cuore. musica e molto di più.

  11. baotzebao Says:

    visto che da queste parti c’è gente giusta, condivido una notizia appena scovata in Rete:

    http://www.sugarmtn.org/sets/20080704.html

  12. Negro Says:

    Uao, non è affatto distante da dove vivo ora. Grazie!

  13. baotzebao Says:

    CAro NEGRO (vivo) ed eventuali altri: non il sette aprile, bensì…

    http://www.baotzebao.eu/2008/03/01/long-may-he-run-neil-young-in-belgio-con-i-crazy-horse/

    perchè Hey Hey MY MY è diffrente da My MY Hey Hey…

  14. prof Says:

    Gran dritta! Grazie! Anche il resto del programma del festival di Werchter merita almeno un abbozzo di progetto di viaggio…
    DONDERDAG 3 JULI
    R.E.M. | LENNY KRAVITZ | MIKA | THE CHEMICAL BROTHERS | COUNTING CROWS | SOULWAX | 2MANYDJS | AIR TRAFFIC | BEIRUT | CHRIS CORNELL | THE NATIONAL

    VRIJDAG 4 JULI
    NEIL YOUNG | MOBY | THE VERVE | BABYSHAMBLES | DIGITALISM | DUFFY

    ZATERDAG 5 JULI
    RADIOHEAD | SIGUR ROS | BEN HARPER & THE INNOCENT CRIMINALS | KINGS OF LEON | EDITORS | ROISIN MURPHY | THE HIVES | GOSSIP | KT TUNSTALL | KATE NASH | GALACTIC

    ZONDAG 6 JULI
    dEUS | BECK | UNDERWORLD | KAISER CHIEFS | THE KOOKS | NIGHTWISH | JUSTICE | JOHN BUTLER TRIO

  15. Negro Says:

    Werchter è davvero vicina a Bruxelles, saranno venti/trenta kilometri a nordest. Ma è vicina anche a Charleroi (60 km a nord), dove arrivano i voli Ryanair da Treviso e Bergamo. Prenotando per tempo e facendo il check in on-line si riesce a fare andata e ritorno con 30 euro o poco più. E io posso sempre farvi da cicerone per eventuali giretti nelle Fiandre..

  16. Fabrizio Says:

    Prima di partire per Parigi, abbiamo iniziato i festeggiamenti per i 25 anni di matrimonio con il concerto di Neil Young, che finora ero riuscito ad ascoltare guarda caso solo nel 1983 a Roma.
    Commovente, affascinante, entusiasmente: la voce è sempre quella, i classici acustici interpretati senza stravolgimenti, i pezzi elettrici suonati con un energia che tanti gruppi rock di oggi nemmeno si sognano. I pezzi più belli sono quelli che ad ogni fan di Neil ricordano propri momenti e occasioni particolari: per me Ambulance Blues, Heart of Gold e Hey Hey My My (che peccato l’assenza di Cortez the Killer nella scaletta).
    Neil, passa più spesso dalle nostre parti, non farci aspettare altri 25 anni !!!

  17. thejudge2 Says:

    comunicazione di servizio alla gente di queste parti…il 15 aprile al gran teatro di roma suonerà james taylor…so che siete gente che ascolta bella musica!
    care cose

  18. markus14 Says:

    Un piccolo appunto (e nemmeno tanto piccolo in fondo).

    Neil Young ci regala altre due date italiane il prossimo giugno:

    22/06 Arena di Verona
    23/06 Nelson Mandela Forum di Firenze

    Guai a chi stavolta se lo fa scappare! 🙂

  19. sid Says:

    grande recensione. io ho perso il biglietto per un soffio e son caduto in depressione fino a quando non ha annunciato il nuovo tuor e la data di verona.
    rust never sleeps,
    sid


  20. […] ricomincia da dove ci eravamo lasciati. Ancora le note stordenti della lunga coda di Cinnamon Girl a febbraio turbavano le nostre notti e […]

  21. Lee Reyna Says:

    Super great article. Honestly.

  22. mikyjpeg Says:

    Ci siamo spostati, commenta sul nuovo sito


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