Back to black – Amy Winehouse

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1. Rehab – 3.35 (Amy Winehouse)
2. You Know I’m No Good – 4.17 (Amy Winehouse)
3. Me & Mr Jones – 2.33 (Amy Winehouse)
4. Just Friends – 3.13 (Amy Winehouse)
5. Back to Black – 4.01 (Amy Winehouse/Mark Ronson)
6. Love Is a Losing Game – 2.35 (Amy Winehouse)
7. Tears Dry on Their Own – 3.06 (Amy Winehouse/Nickolas Ashford/Valerie Simpson)
8. Wake Up Alone – 3.42 (Amy Winehouse/Paul O’Duffy)
9. Some Unholy War – 2.22 (Amy Winehouse)
10. He Can Only Hold Her – 2.46 (Amy Winehouse/Richard Poindexter/Robert Poindexter)
11. Addicted – 2.45 (presente solo nella versione britannica/irlandese)

Diciamolo subito: questa ragazza non mi piace. Non è certamente un esempio, e pur comprendendo che buona parte dei suoi problemi gli è stata portata dallo show business, non posso dire di provare neanche tanta simpatia. Saranno gli atteggiamenti, il poco professionismo o chissa cosa, certo non sono gli eccessi a fare il mito. Chiedetelo ai molti maledetti del rock, da Hendrix a Sid Barret, da Keith Richards a Jim Morrison tanto per citarne qualcuno. Gli eccessi sono un lato, ma dietro c’è tutto un’altro spessore. L’accostamento di questa giovane inglese a tali nomi è puro frutto di strumentalizzazione mediatica. Perchè il rock è marcio per definizione. Ma questa nuova generazione di inglesi strafatti ha ben poco a che spartire con il marcio di Johnny Rotten e Sid Vicius.

Quello che invece c’è da dire è che questa ragazza ha voce. E sa scrivere canzoni. Perchè l’album  che vado a recensire è veramente bello. E’ dotato di una musicalità mista tra uno swing anni ’50, il R&B ’80 e l’hip-hop ’90. Un misto frizzante corredato da una voce veramente fuori dal comune, ben diversa dalle decine di voci pulite, lisce, ottime ma anonime (stile american idol) che l’america (e non solo) sforna in continuazione. Questa è una voce da balera, da cabaret, dalla tonalità da nera ma con il timbro da bianca. Una sorta di Joe Cocker al femminile. Le canzoni poi sono ben arrangiate, mai noiose, un po’ sboccate (come daltronde richiede la figura costruitale attorno) ma non banali e danno la sensazione che in fin dei conti Amy comprenda appieno i suoi problemi. Che poi decida di risolverli o di mantenerli credendo di essere famosa solo per quelli starà a lei. Per quanto riguarda le canzoni non mi soffermerei molto visto che ormai sono diventate tristemente tutti singoli. Da segnalare sicuramente, oltre al tormentone Rehab, la straordinaria Tears Dry On their on, a mio parere la migliore dell’album e la fantastica Me and Mr. Jones in puro stile ’50.

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3 commenti su “Back to black – Amy Winehouse”

  1. Robi Says:

    Quando ti porti tutto il tuo tormento addosso e riesci a liberartene per qualche attimo solo riversandolo in una canzone, non può uscirne che un capolavoro. Si può mai rinunciare alla fonte della propria ispirazione ?

  2. stampede Says:

    è davvero un bel disco, non devo aggiungere altro, speriamo che ne seguano altrettanti valdidi

  3. mikyjpeg Says:

    Ci siamo trasferiti! Commenta sul nuovo sito


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