Al di sopra del 50° parallelo

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Ci vuole una sera di metà gennaio per capire che è giunta l’ora di passare dalla teoria alla prassi, far sì che la testa si liberi di un “progetto” di poco conto nato quasi per scherzo, ché un complemento così altisonante non se lo merita davvero, tanto da trovarsi più a suo agio tra due virgolette. Giocare con i paralleli, sezionando carte e mappature, e alzare le orecchie per capire s’è vero quel che si dice, che la longitudine sia percepibile tra gli spartiti o se non sia solo una semplice banalità. Allora basterà prendere una di quelle vecchie guide dove la Repubblica è ancora Cecoslovacca e a Berlino il muro taglia a fette la città, e poi mettersi all’ascolto, cerchiando egoisticamente con una matita rossa i crocicchi di note. Al di sopra del 50° parallelo, dove l’inverno è freddo e il respiro si condensa in nuvole bianche attorno al naso, dove i suoni hanno un denominatore comune che sa di eterea vanità.

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11 commenti su “Al di sopra del 50° parallelo”

  1. prof Says:

    Mi chiedevo: Ma le produzioni cui qui si fa riferimento (in particolare mi vengono in mente quelle dell’aria islandese, molto in voga… penso ai Sigur Ros e ai Mum, ma non si può dimenticare Bjork…) hanno tutte un tono comune, come ben lo descrive Azzu, per l’influenza del luogo d’origine, o per scelte selettive dell’industria discografica?

  2. bulldog Says:

    Sono dell’idea che sia proprio il luogo d’origine a dare quell’alone di fascino glaciale alle produzioni musicali del Grande Nord. Terre difficili ed un clima rigido spingono la creatività a cercare nuovi confini e nuove risposte. In particolare non è difficile trovare numerose analogie tra la lunga notte artica ed una serpeggiante malinconia di fondo che aleggia in molti di questi brani. Non si può negare come queste terre siano state baciate da un successo discografico negli ultimi 25 anni che praticamente non ha conosciuto soste.
    Una chicca che vuol essere un invito all’ascolto: provate a chiudere gli occhi e ad ascoltarvi “Forever” dei finlandesi Stratovarius, ascoltate l’affascinante pronuncia chiusa e spigolosa di Kotipelto e ditemi se l’arpeggio non vi fa sognare di passeggiare nella tundra innevata.

  3. ricky Says:

    secondo me non bisogna sottovalutare alcuni aspetti:

    1) la rivisitazione di melodie popolari o cmq di stilemi musicali legati all’ambiente di provenienza. mi vengono in mente le melodie dei mum, dei sigur ros o dei tenhi, sicuramente legate in qualche modo al folklore scandinavo. Alle nostre orecchie italiane, ma anche americane, francesi, spagnole, queste melodie suonano innanzitutto “esotiche”, diverse, perchè provienenti da un contesto culturale radicamente altro. E’ un po’ lo stesso fenomeno per il quale associamo immediatamente enya ai boschi degli elfi (motivi musicali celtici) o i Calexico al sole e la sabbia della frontiera americana (motivi musicali spaghetti/western).

    2) Poi bisogna consideraremusica che si tratta, molto spesso, di musica marcatamente cinematica, in grado quindi di evocare grandi spazi e movimenti all’interno di essi. Ed è forse per questo che, ascoltando i sigur ros e sapendo che sono islandesi, vengono subito in mente voli radenti sugli ampi paesaggi di quest’isola.

    3) Infine secondo me sono importanti anche gli stereotipi culturali legati all’elettronica, di cui questi gruppi fanno massicciamente uso. Elettronica come musica algida, glaciale. Due aggettivi che ben si adattano ai paesaggi scandinavi.

    cmq è un argomento che affascina un sacco anche me. un grazie ad azzu per averlo affrontato!

  4. azu Says:

    Ohi che bello!
    Con ordine: l’idea è nata leggendo qui e là recensioni ed articoli, nella sensazione di trovarsi spesso davanti ad una descrizione che fa di questi gruppi, che il 50° parallelo se lo trovano sotto i piedi, una scatola chiusa piena zeppa di rimandi interni, così che ad aprirla ci si ritrovi con un’elenco di indistinguibili sonorità, tanto simili da riuscire ad annoiare.
    Credo però sia, come ogni forma di schematismo, il frutto di una “comodità”.
    Da qui l’idea di recensire dischi di una geografia comune, mettendo in evidenza come ognuno di essi sappia disegnare un microcosmo autoctono che va dal jazz all’elettronica, dal post-rock al folk orchestrale, ma capace, come giustamente notano bulldog e riki, di creare alle nostre orecchie una trama evocativa.
    Ecco perché al punto interrogativo posto da mau rispondo escludendo la volontà di omologazione delle case discografiche: se togliamo i grandi, come Sigur Ròs, Bijork e Mùm, ci si trova di fronte a gruppi di produzione nati dagli stessi artisti, come la danese Rumraket o la già citata berlinese Morr Music, che appoggiano progetti indipendenti al limitare della mercanzia industriale, con distribuzione ridotta di packages handmade. Loro interesse, io credo, stia nel ricercare la qualità dell’autoprodotto.

    Inaugurata la nuova tag direi che tra un po’ si parte…

    (grazie per l’appoggio ragassi…e pensare che credevo che il post non se lo filasse nessuno 😛 )

  5. bulldog Says:

    Una Nazione che merita una considerazione a parte secondo me è la Svezia. Da sempre il Paese più “moderno” dell’area scandinava, i gusti musicali svedesi sono sempre stati rivolti più agli States che alla cara vecchia Europa ed il tessuto musicale che ne è venuto fuori risulta quantomeno affascinante.
    Dagli anni d’oro degli ABBA che sbancavano regolarmente le classifiche di Billboard all’esplosione degli Europe, giudicati l’unica vera risposta europea allo strapotere yankee in ambito hard-rock anni ’80, dai formidabili Roxette – capaci di irrompere a ripetizione nel mercato discografico stelle e striscie – ai più sofisticati Cardigans, la Svezia non ha mai smesso di sfornare grandi band musicali dalla forte predisposizione internazionale.

  6. ricky Says:

    Per non dimenticare, più recentemente, gli Hives e, in ambito più elettronico, i Knife, due gruppi che hanno fatto breccia anche nel mercato americano


  7. […] Al di sopra del 50° parallelo […]

  8. bulldog Says:

    Il 50° parallelo passa più o meno all’altezza di Lussemburgo-Bonn-Praga, per cui… cosa vuoi dire Sigur Ros?

  9. markus14 Says:

    è un link automatico bulldog…nella recensione dei Sigur Ros viene linkato questo post…quello non è un vero e proprio commento.

  10. bulldog Says:

    Ok sorry!

  11. mikyjpeg Says:

    Ci siamo trasferiti! Commenta sul nuovo sito


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