QUANDO TI EMOZIONANO I “NOSTRI” CANTI

 

Torno finalmente a scrivere sul nostro blog, e questa volta non per fare recensioni ad un disco e neppure per qualche appunto di viaggio. (PS.sto rileggendo Kerouac per immettermi sulla “strada” dell’Avvento). In questi giorni che precedono la venuta di colui che “chiameranno Figlio di Dio”mi sto scoprendo molto sensibile all’ascolto dei canti natalizi e non, interpretati dai vari e validissimi cori maschili delle nostre zone.

La nostra tradizione canora penso non abbia eguali, dal momento che nel Vicentino è nato il grande compositore Bepi De Marzi. Le sue musiche e le sue parole sono entrate praticamente in tutti i repertori corali nazionali e internazionali: “Signora Delle Cime” la cantano perfino in Giappone. Tornando al mio intervento, vi assicuro che un bel concerto di canti tradizionali regala delle emozioni incredibili: sarà il sapiente utilizzo delle voci come strumento principe, sarà la suggestione dei “paesaggi” e dei temi proposti (le montagne, i prati, le baite oppure la guerra, le emozioni intime dell’uomo), ma davvero quando termina l’ascolto si sente dentro un’armonia diversa. Al di là di mode, stili e generi nuovi, questa grande tradizione resiste ancora a distanza di anni e forse secoli.

Pavy

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2 commenti su “QUANDO TI EMOZIONANO I “NOSTRI” CANTI”

  1. prof Says:

    Sbaglio o quello sullo sfondo della foto è il rifugio Scalorbi sul Carega? Quando annuso montagna mi sciolgo, se poi unita alla musica… Condivido la passione eclettica per le melodie tradizionali della nostra terra veneta, sgorgate nell’ultimo secolo dalle nostre montagne ferite dalla guerra… A proposito di montagna e musica, recentemente ho ascoltato un interessante EP di Moltheni, Io non sono come te: copertina montanara, registrato in Svezia, testi che fanno riferimento alla natura… un gioiellino di stile.

  2. reboman Says:

    Sarà perché me li insegnava mio padre quand’ero piccolo, mi sono sempre piaciuti tantissimo e ho sempre pensato che le parole di tanti nostri cori alpini sono il vero “blues” italiano…


I commenti sono chiusi.


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