Consigli progmetal #1:Porcupine Tree

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Inizio oggi un post in tre parti: il pagamento di un debito nei confronti di alcuni amici, che ultimamente mi hanno consigliato dei dischi, tutti più o meno inquadrabili nel genere prog(piùomeno)metal. Di ogni gruppo consigliatomi ho deciso di scrivere qualche pensiero sull’ultimo lavoro pubblicato e sul migliore della carriera. In rigoroso ordine cronologico dei consigli, oggi comincio dai Porcupine Tree, con un grazie a Mattia.

Dopo la dritta del buon Mattia, i Porcupine Tree li ho sentiti rinominare da Michele appena tornato dall’America: “Mio zio di Seattle c’ha tutti i loro dischi”. Quindi è uscito Fear of a blank planet, di cui ho messo qua sopra la splendida copertina, che Mattia m’ha sventolato sotto gli occhi in un incontro fortuito in centro. Lo splendore si ferma un po’ lì però: buona musica davvero, ricorda terribilmente i King Crimson più recenti, certi Pink Floyd; tecnica sopraffina, arrangiamenti sofisticati, caratteristici soprattutto gli stacchi secchi, cambi di tempo e sonorità repentini e complessi; aperture melodiche, con una voce che però non mi convince mai del tutto, a tratti pare strozzata e poco comunicativa. Migliori le aperture strumentali quasi orchestrali, che tendono però a involversi e complicarsi.
Tornando indietro a riascoltare qualche disco vecchio scopro che sono nati come progetto solista del chitarrista e multistrumentista Steve Wilson nei primi ’90. I primi sono i Pink Floyd sputati, suonati da uno solo: un progetto un po’ megalomane. L’apice trovo sia In Absentia, del 2002, il migliore per equilibrio tra le varie componenti musicali dei Porcupine Tree: ecco forse il loro difetto è proprio avere troppe idee. Realizzate non al meglio, o forse troppo bene, ecco, come compitini ben realizzati: li ascolto molto volentieri comunque, e spesso, ma superficialmente spesso, ad andare a fondo mi perdo: sarà la mia incompetenza… La mia impressione complessiva però resta che sia un gruppo che si prenda un po’ troppo sul serio.
Una nota finale: un pensiero se andare a sentirli all’Alcatraz a milano il 18 novembre lo sto facendo (supporto gli Anathema, di cui parlerò a breve): dal vivo devono lasciare a bocca aperta…

Porcupine Tree – Fear of a blank planet (2007)
3

Porcupine Tree – In absentia (2002)
3 e 1/2

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4 commenti su “Consigli progmetal #1:Porcupine Tree”

  1. boti Says:

    …sono d’accordo con te, l’ultimo album ha una grafica che spacca e “fear of a blank planet” ha un video che se vorremo analizzare non basterebbe un intero post…però finisce lì.

    Anch’io ho l’impressione che forse sono una band che si prende un po’ troppo sul serio, anche perchè, dal mio punto di vista, steve ha quanche problema con la chitarra; tu, nei loro primi brani, hai sentito i pink floyd, ecco direi che steve non è gilmour…

    però è una band che fa disci per il 2007, che amo ascoltare per la creatività dell’arrogante steve e per la batteria di gavi harrison “il professore”. I porcupine tree con la loro “ritmica rovesciata” incastrano e inventano editando gli strumenti come fossero mattonicini dei LEGO
    …va beh
    bravo prof!!!

  2. bulldog Says:

    Del resto la caratteristica principale del progressive è proprio questa, tante idee in un solo brano, alcune appena abbozzate, altre esageratamente dilatate. Ed una tecnica strumentale sempre in bilico tra il puro stupore e lo sterile esercizio di stile. Infatti il progressive è un genere amatissimo ed odiatissimo ed i Porcupine non fanno eccezione.

  3. prof Says:

    mi sa che hai centrato la questione bulldog…seguite gli sviluppi del post! Mi fa piacere sapere che ne pensate: non sentenzio giudizi, son sempre pronto a rivedere le mie impressioni! i prossimi sono i Vex Red…

  4. Cinevox Says:

    Ciao, belle recensioni!


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