Critichiamo

broken.jpg

Visto il successo dell’ormai vecchio post sull’isola deserta proporrei il giochetto al contrario. Ovvero: quali sono secondo voi cinque album da dare letteralmente alle fiamme? Album in cui magari speravate ma che vi hanno deluso? Che, per intenderci, sarebbe stato proprio meglio non fare, buchi neri di carriere altrimenti buone se non eccellenti.

Vi cito i miei:

Neil Young: Comes a time
Santana: Shaman
Slash Snakepit: Ain’t Life Grand
The Doors: The Soft Parade
U2: Zooropa

Nb: grazie a bulldog per l’idea!

profMau: due delusioni recenti, entrambe perse a dylaneggiare invece di osare nella sperimentazione che li ha lanciati: Sky Blue Sky dei Wilco e Lifeline di Ben Harper… Darei poi alle fiamme gli Arctic Monkeys con tutti i loro banali scimmiottamenti, soprattutto per la sproporzione rispetto alla fortuna che hanno anche tra appassionati di musica che per il resto reputo molto competenti e affidabili. Nella storia poi di esempi ce ne sarebbero tanti, quelli che mi feriscono di più nell’intimo sono i dischi del periodo Geffen di Neil Young, artista che amo molto, su tutti Trans e Landing on water (dai Comes a time è decisamente salvabile a confronto!)

Annunci
Explore posts in the same categories: Dischi, mikyjpeg, Pensieri e parole

10 commenti su “Critichiamo”

  1. bulldog Says:

    Mmmhh, vedo che Neil Young, genio e sregolatezza, ha acceso subito il dibattito, tra capolavori e clamorosi tonfi! Il mio orecchio musicale però è maggiormente orientato verso l’hard’n’heavy e quindi gustatevi la mia lista degli obbrobri!!!

    – RELOAD dei Metallica. Già il suo predecessore Load aveva fatto storcere il naso ai fans storici della band con la sua “svolta Mtv”, ma assemblare addirittura un altro album di 77min. con gli scarti di quelle stesse sessions è davvero troppo!

    – SLANG dei Def Leppard. Da sempre cultori del sano e robusto hard rock inglese di provincia, Elliot & Co. in piena era grunge decidono di virare verso sonorità moderne e sperimentali con risultati pessimi.

    – VIRTUAL XI degli Iron Maiden. Era chiaro che i fans storici dei Maiden avrebbero accettato a fatica un “supplente” al mitico Bruce Dickinson, ma Blaze Bailey va al di sotto di ogni catastrofica previsione tentando di scimmiottare il suo illustre predecessore.

    – 6 DEGREES dei Dream Theater. Lo cito a malincuore in quanto amo la musica dei Theaters, ma questa è una gigantesca accozzaglia di suoni dove spiccano le orribili backing vocals di Portnoy e le sfiancanti accelerazioni jazz del nuovo tastierista Rudess, poche idee sparse in un interminabile doppio cd.

    – BOUNCE dei Bon Jovi. Si era ormai capito che il biondo rocker del New Jersey puntava sempre di più alle soffici ballad strappa-lacrime voltando le spalle al grintoso rock degli esordi, ma qui si esagera davvero con un album melenso che segna un pesante flop in termini di vendite.

    Grazie a Miky per avermi assecondato!

  2. Negro Says:

    Sì, gli artic monkey sono DECISAMENTE sopravvalutati.. E che c’è di più fastidioso della sopravvalutazione?

  3. reboman Says:

    Bella idea!
    Ne cito uno per tutti, e soprattutto per me, Mistral di Lou Reed mi ha fatto davvero incazzare.

  4. markus14 Says:

    Mistrial di Lou Reed effettivamente è imbrazzante tenendo conto delle perle infinite disseminate da Reed nel corso della carriera solista. E’ però vero che gli anni 80 per grandi artisti dei 60/70 sono stati del tutto deleteri e forieri di album solo raramente sufficienti. Vanno quinti presi come periodo a sè stante e gli album risalenti a quell’epoca giudicati con una lente particolare.

  5. bulldog Says:

    Non l’avevo mai considerata da questo punto di vista Markus, ma a ben pensarci non hai tutti i torti. Mi vengono in mente grandi artisti come Kiss, Aerosmith e soprattutto Alice Cooper che dopo i trionfi degli anni ’70 hanno sopportato almeno per la prima metà degli ’80 pesanti crisi creative e commerciali, per poi riprendersi negli anni ’90.

  6. reboman Says:

    Sono d’accordo, gli anni 80 hanno segnato il ritorno delle tastiere, nella loro peggiore espressione, più nuove diavolerie tipo batterie elettroniche, come in Mistral di LR appunto, all’inizio evidentemente difficili da gestire.
    Ciò ha dato vita al tipico sound eighties che centrava molto poco con la musica di molti protagonisti dei 70.
    Finita l’ubriacatura, nei 90 si è tornati a ragionare.
    Ne cito uno per tutti: New York di Lou Reed 🙂

  7. prof Says:

    eh reboman hai citato un discone di Lou (new York), grande amore di Markus… mi aspetto reazioni entusiaste. Ci capiamo comunque: io penso che negli anni ’80 il salvabile sia stato solo certo underground, ma tutti coloro che potevano permettersi o erano costretti ad accettare produzioni in voga hanno visto rovinare anche grandi lavori da questi arrangiamenti sovrabbondanti, con elettronica stucchevole e pattinata e sezioni ritmiche che oggi fanno venire il ribrezzo. Tra queste vittime illustri cito anche il pilastro “Born in the USA” del Boss. A volte penso a come sarebbe stato con gli arrangiamenti attuali: un disco indescrivibilmente magnifico, visto che già così suona bene.

  8. markus14 Says:

    Mah io credo che il problema sia stato patito maggiormente da artisti che hanno visto il proprio momento d’oro nella decade precedente o nelle decadi precedenti. Gruppi usciti negli 80 suonano anche bene perchè più “liberi” nel non dover seguire forzatamente una moda, cosa che invece i mostri sacri, per mantenere un certo tenore di vendite hanno fatto. Cosa che con il citato Born In the USA peraltro Bruce Springsteen è riuscito ad ottnere.

    Una piccola nota a margine. Il 1989 lo ribattezzerei l’anno dei grandi, grandissimi ritorni, l’ “ot of the black”…cito i tre esempi assoluti:
    Lou Reed – New York
    Neil Young – Freedom
    Bob Dylan – Oh Mercy

  9. bulldog Says:

    Sono d’accordo, lo spartiacque secondo me è rappresentato da una parte dai gruppi storici degli anni ’70 che si affacciavano negli anni ’80 un po’ spaesati e dall’altra parte da quei gruppi che – invece – negli anni ’80 ci sono proprio “nati” con un sound forgiato da zero.

    Ho già citato le band che, a mio avviso hanno patito le crisi maggiori, ma gli anni ’80 erano segnati dal motto “Let’s partyyyy!!!” e le nuove band dell’epoca hanno partorito dischi niente male, dai Van Halen ai Motley Crue, dagli Europe ai Bon Jovi, facendo diventare gli ’80 la decade d’oro del grande rock da stadio. Divertente e sicuramente meno impegnato degli anni ’70, con tutti i pro e i contro del caso.

    Vorrei citare due band che a mio parere hanno superato lo scoglio ’70-’80 da autentici fuoriclasse, cambiando pelle con risultati apprezzabilissimi: Queen e Scorpions.

  10. fabiog Says:

    Dunque ecco i peggiori dischi di sempre per me (a dire il vero, a parte Bob Dylan, ho dovuto sforzarmi per trovare qualcosa):
    – Bob Dylan, A fool such as J e Self Portrait
    – Mau Mau, Safari Beach

    A dire il vero al momento non me ne vengono in mente altri…


I commenti sono chiusi.


%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: