Kerouac sulla strada del BOP!

kerouac-1.jpg

“Il bop è cominciato col jazz senonché un pomeriggio da qualche parte su un marciapiede forse 1939, 1940, Dizzy Gillespie o Charlie Parker o Thelonius Monk stavano passando davanti ad un negozio di abbigliamento maschile nella 42° strada o nella South Main a LA e improvvisamente sentì all’altoparlante un assurdo impossibile ERRORE nel jazz che si sarebbe potuto sentire solo nella sua testa immaginaria, e quella è una nuova arte. Il bop.” (da L’inizio del Bop, scritto di Jack Kerouac del 1959)
Qualche settimana fa ho ripreso in mano una mia lettura adolescenziale, On the road di Kerouac…
A un certo punto della lettura non sapevo più se stavo leggendo o ascoltando: il vagabondare di Sal Paradise (alter ego dell’autore) è intrecciato alle note della musica ascoltata sulle strade di una vita randagia. Questa sintonia è così vicina a quella che sperimentiamo noi con la nostra colonna sonora della vita, e che poi riportiamo qui su TheWallOfSound…
Ho cominciato ad appuntare sul frontespizio del libro i riferimenti alla musica sparsi tra le pagine: ne è venuta fuori una specie di compilation che ho cominciato ad ascoltare nel proseguo della lettura. Ve la racconto un po’…

“A quei tempi, nel 1947, il bop impazzava in tutta l’America. I ragazzi del Loop suonavano, ma con stanchezza, perchè il bop era a metà strada fra il periodo del Charlie Parker di Ornithology e quello di Miles Davis” (I, 3)
Ok, sappiamo dove siamo: il Loop era un locale di Chicago…nel bel mezzo della rivoluzione bop nel jazz: armonie ardite, ritmi serrati, improvvisazione libera, atonalità, divertimento senza freni. Metto su Ornithology versione Savoy: l’atmosfera è creata: il sax di Charlie Parker svolazza qua e là apparentemente senza senso, ma il corpo all’ascolto si muove, vibra spontaneamente mosso anche del ritmo rapace di basso e batteria.
A seguire i primi vagabondaggi di Sal si getta a perdifiato la tromba impazzita di Miles Davis, genio innovatore del jazz, che anche nel bop mette il suo zampino stravolgente: io metto su Boplicity da Complete Birth of the Cool. Una furia con la scarpe da ballo…
“Da fuori veniva l’urlo e il fragore della notte brulicante di Central Avenue la notte di Central Avenue Breakdown di Hamp” (I, 13): pensare che anche il vibrafono di Lionel Hampton, a volte molto classico, si sia fatto trascinare dal ritmo dell’epoca, o dallo spirito dei luoghi… “La gente più sconvolta del paese sciamava lungo i marciapiedi, il tutto sotto le dolci stelle della California perduta nell’alone scuro di quel gigantesco accampamento nel deserto che è in realtà LA. Si sentiva nell’aria odore di tè, di erba, di marijuana voglio dire, insieme a quello del chili e della birra. Le note grandiose e indiavolate del bop arrivavano dalle birrerie” (I, 13)… Lasciamoci trascinare anche noi!
Breve parentesi di tristezza: Sal vede sfumare il suo dolce amore per l’ispanica Terry…
“Io ero raggomitolato nel vento freddo e nella pioggia e guardavo tutto dai tristi vigneti di ottobre nella valle. Pensavo solo a quella magnifica canzone, Lover Man, cantata da Billie Holiday; tenni un mio concerto personale tra i cespugli. Someday we’ll meet, and you’ll dry all my tears, and whisper sweet, little things in my ear, hugging and a-kissing, oh what we’ve been missing, Lover Man, oh where can you be… Non sono tanto le parole quanto la melodia bellissima e il modo in cui la canta Billie, come se accarezzasse i capelli del suo uomo alla luce dolce di una lampada”(I, 13). Struggente… Poco dopo Sal si ritrova a canticchiare Blu Skies, traditional americano, su un albero.. Io me la metto su cantata da Frank Sinatra.
Di passaggio da parenti Sal e il suo folle compagno di strada Dean Moriarty (alias Neal Cassady) ascoltano “un disco indiavolato di bop”: The Chase di Dexter Gordon e Wardell Gray. Ed è caccia! Caccia alla gioia, ad un senso su e giù per l’America, su e giù per il mondo! In un momento di follia (III, 7) una bimba spacca in testa a Dean un vinile di Congo Blues di Gillespie. Ne metto su una versione con Charlie Parker, ed è Africa in camera mia: Africa e America nello stesso luogo. It’s a magic bop!
Al capitolo 11 della III parte Kerouac descrive un complesso jazz che suona, quindi traccia una breve storia del bop, che comincia con “Una volta c’era Louis Armstrong che suonava come un dio in mezzo ai pantani di New Orleans”… poi vola da Charlie Parker a Thelonius Monk a Gillespie… In sottofondo il piano umorale di Thelonius Monk in Monk’s Mood dal live at Carnegie Hall (anche se di qualche anno dopo, 1957); mancava il piano in questa colonna sonora da libro… e il morbido sax di Trane stende…
Dean, infognato a NY, per colpa delle donne, come al solito “Saltò in piedi e andò a metter su un disco di Willie Jackson, Gator Tail. Restò in piedi davanti al giradischi, battendo il pugno sul palmo della mano, dondolandosi e piegando le ginocchia a tempo di musica. – Uuuu! Quel figlio di puttana! La prima volta che l’ho sentito ho pensato che sarebbe morto la sera dopo, e invece è ancora vivo –.”
Dopo una fuga in Messico al ritmo dei mambo di Perez Prado (Mambo Jambo e il mambo n.8 in particolare fanno ballare i nostri eroi in un bordello festoso), è il momento della fine: le strade di Sal e Dean si separano definitivamente. Sal con l’amico sistemato Remi va ad un concerto di Duke Ellington a NY, e lascia giù il pazzo pazzo Dean.
Allora l’epico finale di On The Road me lo leggo piano piano, in contrasto con la frenesia di Money Jungle, suonata da Duke Ellington, Max Roach e Charles Mingus.
“…la stella della sera sta tramontando e spargendo le sue fioche scintille sulla prateria poco prima dell’arrivo della notte fonda che benedice la terra, oscura tutti i fiumi, avvolge le vette e abbraccia le spiagge, e nessuno sa cosa toccherà a nessun altro se non il desolato stillicidio della vecchiaia che avanza…” (V)

NOTE: Specifico che non sono un esperto di Jazz, né di Letteratura Americana, solo un appassionato ascoltatore e lettore. Le citazioni da Sulla Strada sono tratte dall’edizione per i Meridiani Mondadori tradotta da Marisa Caramella; tra parentesi il numero romano indica la parte, il numero arabo il capitolo.

Annunci
Explore posts in the same categories: Estera, Jazz, Libri, Pensieri e parole, profMau

5 commenti su “Kerouac sulla strada del BOP!”

  1. Balbi Says:

    Mauro, questo post e’ eccellente, ispirante, trasognante…
    buona letteratura e buona musica, serve altro?
    On the road trasuda musica da tutti i pori.
    Il semplice concetto di viaggio e’ intimamente collegato a quello colonna sonora, lo sapete bene voi di the wall of sound…
    Questo libro mi ha rapito quest’estate… alla fine mi sono ritrovato a San Francisco, per davvero, alla City book Library di Ferlinghetti, al corner opposto del bar Vulcano… cuore pulsante della Beat Generation, tra le foto di Kerouac e Cassidy… ne ho scritto sul mio blog. E’ stato incredibile.
    Mauro, personalmente credo che non sia un libro da leggere in adolescenza. Non e’ facile da capire se non hai provato certe esperienze, se non hai fatto certi viaggi… fisici e morali…

  2. profmau Says:

    Condivido s pieno Stefano! Per questo l’ho riletto ora… a revelation! …e tu te ne intendi di vagabondaggi… quello che m prende di più di questa storia è la scioltezza, la leggerezza…

  3. fabiog Says:

    Io lo lessi tantissimo tempo fa On the road e non ho più molti ricordi…dopo il tuo post Mauro cercherò, se ce la faccio, di rinfrescare la memoria quest’estate…poi ti dirò…

  4. Giorgio Says:

    ottima idea!peccato ke nel segnare tu abbia dimenticato tanti altri brani ed autori ad esempio ” the hunt” di dexter gordon e w.gray etc etc ti consiglio una rilettura magari fai una bella “critica” ciao e grazie cmq

  5. mikyjpeg Says:

    Ci siamo spostati, commenta sul nuovo sito


I commenti sono chiusi.


%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: