IL MAESTRO A VICENZA

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Vi voglio racccontare una storia, ma più che una storia forse è un sogno bellissimo, vissuto e consumato dal sottoscritto in una calda sera d’estate, precisamente il 19 luglio sera. Tutto inizia in un tram di quelli doppi, che sale fin troppo a fatica l’erta di Monte Berico. Provate ad immaginarlo carico di persone, tra loro apparentemente diverse; famiglie, gruppi di amici, fidanzati, intellettuali, freak, dark. Un piccolo e variegato esercito si radunava per ascoltare la musica di uno dei cantautori e compositori più apprezzati da sempre in Italia: il Maestro Franco Battiato.

Si scende al Cristo e l’ultima rampa si sale adagio a piedi; il fiatone si fa un pò sentire, ma lo scenario del tramonto sulle nostre Piccole Dolomiti, nascoste da un palco grande quasi come metà Piazzale della Vittoria, ripaga eccome delle piccola fatica. Si prende posto, chi in piedi dietro le transenne e chi seduto (è il mio caso), un pò più avanti. C’è il tempo di aprire una bottiglietta di birra, una sigaretta e due chiacchiere con i vicini e proprio quando iniziano a brillare le prime stelle, inizia l’esibizione di Roberto Cacciapaglia. “Ricorda un pò Ludovico Einaudi” mi dico mentre mi lascio trasportare da una musica dolce, suadente e baroccheggiante, creata dalle note al piano del sopracitato Cacciapaglia e di una raffinata violoncellista giapponese. Entrambi se ne stanno seduti sul palco con alle spalle dei grandi teli bianchi, che ricordavano le vele delle navi. Scende improvvisamente il buio sulla scena e inizia un applauso insistente. Molti inziano a chiamare a gran voce il Maestro, altri invece fischiano. Tre ragazzi dello staff approntano sul palco una sedia stile liberty e due microfoni: alle 22 finalmente Franco Battiato compare dal nulla, e prende il suo posto. La sua voce è sempre bellissima, struggente, ammaliatrice e le sue mani sembrano graffiare, afferrare e stringere l’aria. Canta e recita insieme quasi e così si inizia con Haiku, Povera Patria, Un’Oceano di Silenzio e perfino Amore che vieni, amore che vai.

I grandi teli bianchi intanto svelano i loro misteri: dietro se ne stavano buoni buoni tutti i musicisti, ovvero il Nuovo Quartetto d’Archi Italiano, Angelo Privitera alle tastiere, Carlo Guaitoli al pianoforte, gli ottimi FSC (giovane rock trio chitarra, basso e batteria) e le incredibili MAB (gruppo femminile italo-inglese che si alternava agli FSC agli strumenti e sosteneva i cori). Un commento e un merito a parte lo riservo volentieri agli stupendi effetti e ai giochi di luci che fungevano da coreografia. Non c’è quasi il tempo per applaudire tra una canzone e l’altra perchè il ritmo del concerto è incalzante.

Battiato è in serata di grazia, il suo sound è energico, al contempo raffinato e impeccabile nelle esecuzioni. Lui ha voglia di cantare e ballare, di regalare emozioni e di farci riflettere sulla nostra Vita, sui ricordi, sulla malinconia e sul perchè siamo qui. Allora ecco arrivare Perduto amor, I Giorni Della Monotonia, Aspettando L’Estate, Niente E’ Come Sembra e una bellissima versione di Ruby Tuesday. Il Maestro si concede una breve pausa e le MAB propongono un loro brano di rock duro, metal quasi, ma addolcito dalla voce davvero incredibile della loro frontman e bassista Psycho Jeremy.

Il Vuoto e Tra Sesso E Castità ci riportano nell’universo Battiato, con la gente che non si esime dalla scandire il ritmo con le mani per Strani Giorno e Di Passaggio, due perle dal fortunato album L’Imboscata. Poi è la volta del filosofo Manlio Sgalambro, che riesce a intrattenere il pubblico per una decina di minuti con un irriverente testo musicato su Nietzsche (con Battiato alla chitarra) e una canzone swing sulla galassia.

Si riparte con il Maestro scatenato e che continua ad andare avanti ed indietro sul palco, mimando movenze di danze esotiche e gesti da direttore d’orchestra. Noi del pubblico, poveri assetati, siamo andati tutti a prenderci un thè al Cafe’ De La Paix, nonostante uno Shock In My Town di troppo: infatti abbiamo tutti sospirato durante La Cura e La Stagione dell’Amore. Due richieste subito accontentate dalle prime file: alle prime note lascio il mio posto e mi fiondo sotto il palco con tutti gli altri a ballare e cantare. Le transenne dietro vengono aperte e il piazzale è tutto un movimento e un ballo per Voglio Vederti Danzare e Cuccuruccucu che sembrerebbero chiudere la serata. Citazione a parte per la splendida Stranizza D’Amuri : durante il clap clap nella parte strumentale, diretto ovviamente da lui, Battiato si concede una battuta arguta.”Magari in Italia ci fosse questa precisione di movimenti!”.

Il Maestro infine si inchina e saluta Vicenza. Finito?Macchè.Eccolo di nuovo sul palco a regalare Prospettiva Nevsky, L’Animale e L’Era Del Cinghiale Bianco. Di nuovo siamo ai saluti e di nuovo il palco rimane deserto, ma per pochissimo. La cavalcata finale è il medley della Voce Del Padrone: Bandiera Bianca/Segnali Di Vita/Sentimento Nuevo/Gli Uccelli. C’è anche un timido tentativo finale della gente di intonare Centro Di Gravità Permanente, ma dopo due ore di concerto il Maestro si ritira e il Piazzale pian piano si svuota.

Tutto finisce con un tram, lo stesso su cui è iniziato tutto. Il ritorno è un susseguirsi di parole, giudizi, emozioni, e di occhi ancora lucidi. C’è in tutti “quel qualcosa” in più da portare a casa, “quel qualcosa” che solo Franco Battiato sa regalare: un pò di sana inquietudine e quella voglia di ricercare e ritrovare sè stessi, unici e autentici. Così mentre mi infilavo finalmente a letto, canticchiavo tra me e me “le luci fanno ricordare le meccaniche celesti”.

Mentre spegnevo la luce della mia lampada sul comodino, inesorabile “è sceso il Buio sulle nostre coscienze!”. 

Codadilupo81

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8 commenti su “IL MAESTRO A VICENZA”

  1. boti Says:

    …grande mi è dispiaciuto non esserci!!!

    Considero Battiato, uno degli artisti italiani più completi nella sua poliedricità.

    Si attornia da sempre di musicisti che provengono da “aree limite”, fortemente sperimentali, ed è come se la sua musica riuscisse a contenerli tutti;

    e la stesso succede con gli stili artistici nei suoi dipinti e con le parole nei suoi testi…molti tra l’altro non musicati.

    Grande codadilupo

  2. Bacco Says:

    Fossi stato presente, sicuramente su quel bus sarei stato nel novero dei freaks. Browningianamente parlando, s’intende…

  3. profmau Says:

    Esperienza sorprendente! Stupisce sempre la capacità di sperimentare, di collaborare con la musica nuova e giovane…incredibile dopo più di 30 anni di carriera: chi lo fa e chi lo ha mai fatto in Italia? E poi la generosità nei confronti del pubblico, regala a manciate la sua musica senza la ritrosia dell’artista arrivato; è evidente che si diverte un mondo e lui stesso non vorrebbe scendere mai dal palco.

  4. fabiog Says:

    Davvero interattivo il tuo racconto, mi sembrava quasi di essere lì… Io quella sera infatti non ho potuto essere presente perchè ero ad un festival letterario. Va anche detto che in questo periodo non sono molto concertaro, preferisco ascoltare i cantanti che amo nella solitudine della mia stanza. Battiato comunque resta sempre il più grande artista (cantante mi sembra alquanto riduttivo) della scena musicale italiana…

  5. markus14 Says:

    Fabio…il più grande artista VIVO della scena musicale italiana…o no?

  6. codadilupo81 Says:

    Cantante è riduttivo..come ebbi modo di dire in un precedente post Franco Battiato è un artista..un filosofo..un direttore d’orchestra..un uomo sempre alla ricerca..nel panorama attuale in Italia ritengo sia forse il più grande..tra i VIVENTI..con De Andrè escluso ovviamente..

  7. Conte Fausto il Baldo Says:

    Battiato.
    EHEHEHHH
    Battiato.

  8. mikyjpeg Says:

    Ci siamo trasferiti! Commenta sul nuovo sito


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