Joss Stone – Introducing Joss Stone

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1. Change (Vinnie Jones’ Intro)
2. Girl They Won’t Believe It
3. Headturner
4. Tell Me ‘Bout It
5. Tell Me What We’re Gonna Do Now (featuring Common)
6. Put Your Hands On Me
7. Music (featuring Lauryn Hill)
8. In The Arms Of My Baby
9. Bad Habit
10. Proper Nice
11. Bruised But Not Broken
12. Baby Baby Baby
13. What Were We Thinking
14. Music Outro

Introdurre Joss Stone non è poi così difficile. 19 anni, britannica. Segni particolari: presentarsi sul palco a piedi nudi. “Ho paura di inciampare” è sempre stata la sua scusa. Già perchè questa ragazza ne ha già calcati di palchi essendo arrivata già al terzo album. Ha cominciato a calcarli fin quando 14enne tentò i provini di un programma televisivo della BBC uscendone vincitrice interpretando Aretha Franklin e Whitney Houston. Mica bau-bau micio-micio. Ed è proprio all’inarrivabile Aretha che Joss si rifà, sfoderando un disco dove il soul si mescola al R’&B con qualche escursione accennata all’Hip Hop. Un album maturo, non la solita accozzaglia di pezzi messi su per glorificare una voce che di per sé è splendida e potente. C’è ancora qualche errore di gioventù (l’inutile intro?) ma glielo si può concedere. Ritmo e musicalità, intrecci di sonorità solitamente relegati ad artisti neri e qui riesplorati in bianco. E’ proprio il genere il punto forte ma al contempo debole dell’album. Perchè il soul non va molto da queste parti. Non fa parte del nostro passato e lo sentiamo distante e forse un po’ pacchiano per le sue rotondità sonore. Eppure pezzi come il singolo Tell Me ‘Bout It riescono a colpire, forse attratti dalla somiglianza della Think di Blues Brotheriana memoria. La voce calamita l’attenzione e la funkeggiante Put Your Hands on Me farebbe venire più di un pensierino peccaminoso. Ma non c’è solo la Stone in questo album. Di calibro le collaborazioni, da Lauryn Hill (che personalmente ho sempre adorato) in Music a Raphael Saddiq nella delicata What were we thinking che ci ricorda più delle altre che questa ragazza farà strada.

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nb: ma l’intro di Arms of my baby non erano i Ten Years After?!?!

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3 commenti su “Joss Stone – Introducing Joss Stone”

  1. markus14 Says:

    Beh Michele la Joss è brava, ha una gran voce, ed è a mio avviso anche bellissima ed affascinante.
    La sua musica è un po’ demodé effettivemente ed il suo genere musicale non ha mai fatto troppa presa come dici nel nostro Paese.
    Detto questo, “Introducing Joss Stone” mi ha un bel po’ deluso, tenendo conto che il precedente era assolutamente migliore, anche se meno funky (tradotto: meno ritmato, più composto di ballads).

  2. mikyjpeg Says:

    Ti diro, l’ho ascoltato Soul Session ed è diverso: meno personale, più tipico, un rifacimento della tradizione soul senza personalità se non nella voce (su cui siamo daccordo). Daltronde era un po’ troppo giovane per decidere una linea musicale, l’etichetta gliel’ha preparata e lei ha fatto il compito. Il merito di quest’ultimo lavoro è invece quello di scoprire un po’ la vera Joss Stone. E’ un buon lavoro, niente di eccezionale ma secondo me è un po’ come tastare il terreno. A mio avviso credo ci possano essere le possibilità in futuro di un’esplorazione più ampia dei generi musicali uscendo magari dal soul vero e proprio. Se non fosse così sarebbe un peccato.

  3. mikyjpeg Says:

    Ci siamo trasferiti! Commenta sul nuovo sito


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