Kama Aina – Club Kama Aina (2006)

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E’ come dice maestro Enrico, ci sono odori che nessuna macchina può captare, e credo sia così anche per il fremito delle note quando cammina sottopelle. Kama Aina gioca con i sette nomi nella scala diatonica e lo fa sulla falsa riga di una teoria che vede nell’isola lo scrigno magico entro cui vengono custodite sonorità autoctone. Poco importa che Takuji Aoyagi sia un giapponese di Tokio se, come sembra, è cresciuto immerso nella Spanish, Portugese and Latin American music: da buon polistrumentista solitario ha la capacità di orchestrare i suoni sulle cinque dita, tessendone i movimenti con ritmica dolcezza, come con il pianoforte, leggero e mai autoreferenziale nel sapere che la bellezza sta nella semplice essenzialità di pochi accordi calibrati. E’ un disco che sa cullare nella tranquillità con l’accortezza di tener ben lontana da sé la minima ombra di noia, e sembra quasi di starsene sotto un pesco in fiore; mentre il banjo si lascia pizzicare Isobell Campbell prende posto in Car Song con il suo cello e la voce sottile, in un sussurrare senza parole. Takuji Aoyagi mesce organetti e pioggia, percussioni e frinire, e lo fa senza cadere nella pesante artificialità di un new age stucchevole ma lasciando che tutto venga da sé, trasformandosi in un bonsai che nell’ordine delicato delle foglie trova la sua bellezza. Kama Aina sa mescolare elettronica e un battito di mani, poi si apre a cerchio su Cubali Street Scene lasciando che il ritmo faccia dondolare la testa, lasciando che le mani trovino tra cosce e ginocchia un rullante a buon prezzo, e ad ascoltarla bene si sente in lontananza Carlos Puebla intonare Hasta siempre comandante. Più che un disco è un respirare a pieni polmoni che alterna serenità e certezze, con una Wedding song ché a chiuderci gli occhi con il vento tra i capelli sa di inizioestate prugnemature farfallebianche fienoalto, sa di corse in bicicletta, di un pedalare energico che fa scorrere veloce la catena dei pensieri, ed è un sorriso e una mezza linguaccia, come se fosse lì, gli occhi dolci e l’indice a schiacciare la punta del naso, aspettando un’onomatopeica risposta. Ascoltandolo così, in un caldo lunedì sera di spalle scure e palpebre che si abbassano, con gli occhi a cercare le sfumature del sole sulla pelle, è capire che forse sta tutto tra un buon fiuto e due orecchie sagge, da coltivare e cullare tra un violoncello e un banjo a cinque corde e ventidue tasti, per far sì che siano spensieratezza e sorrisi a guidarci in quest’estate di lucciole e belledinotte.

 

Tracklist:

01. Hotaru
02. Wedding Song
03. Cubali Street Scene
04. Millport
05. Car Song
06. Mud Cat
07. Club Kama Aina
08. Glasgow Sky

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