Mogwai – Mr Beast (2006)

La sensazione è quella che si prova in un viaggio in macchina dal lato passeggeri, in una di quelle giornate che il sole lo tengono ben nascosto dietro a stratoculumi grigio latte, il piede che tiene il ritmo base senza troppa voglia di farsi notare, nella timidezza del passo sente di poter veicolare il senso di liberazione che si carica, come il mare nella burrasca del vento, le onde lontane che paion serene, batte e carica perché sa che contro lo scoglio prima o poi si sbatterà, in uno scoppio che non teme il fragore, dove per le parole non c’è posto. I suoni sanno meglio parlare. Viaggiare è pericoloso, lo è ancor di più nel silenzio di un abitacolo dove perderdersi tra i propri pensieri è ostacolo insuperabile, in un pianoforte che si fa suonare leggero, tra le vibrazioni dei piatti e una chitarra che misura, come se i pieni e i vuoti che raccolgono le pause avessero un peso, i punti di domanda che attendono risposta mentre fuori dal vetro bagnato l’erba alta si lascia frustare dal vento. Le note si ripetono in una circolarità ossessiva che carica l’insistenza sempre uguale dei perché, che si ritrova a macinare sempre lo stesso passo ed è una nenia che costringe a fermarsi, liberandosi d’improvviso nell’accumulo dei suoni che spezzano il continuum senza chiedere il permesso, facendoti sentire amico della notte, mentre sopra la testa si fa nero petrolio. Tra poco pioverà, ma non saranno quattro gocce di poco conto, sta montando il temporale, la distorsione che nasce lontana e può sembrare silenziosa ma non lo è, come le nubi che si fondono in un abbraccio elettrico, la distorsione che s’avvicina con insistenza e la grancassa batte i secondi e ci si ritrova con la testa sotto le coperte ad aspettare il fragore del tuono nascondendosi nella sicurezza matematica, dieci secondi contati nelle dita per non farsi trovare impreparati al sussulto, dieci secondi e tutto non sarà finito, tutto sarà ancora lì a scoppiare, mentre la testa è sotto le coperte, mentre fuori monta il temporale. Dieci secondi come le tracce di questo Mr. Beast che suona un postrock elettrico di effetti Larsen e distorsione, in cui la melodia è la carezza prima e dopo uno schiaffo a mano aperta, lascia il segno a ricordare che liberazione è un continuo esplodere, mai assoluto, mai finito.

 

Tracklist:
1. Auto Rock
2. Glasgow Mega-Snake
3. Acid Food
4. Travel Is Dangerous
5. Team Handed
6. Friend Of The Night
7. Emergency trap
8. Folk Death 95
9. I Chose Horses
10. We’re No Here

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5 commenti su “Mogwai – Mr Beast (2006)”

  1. FabioBacco Says:

    Primo giugno del 2006, dal mio blog:

    … mi ritrovo ad ascoltare in auto, una canzone, piano batteria e chitarre, Friend of the night … Mogway.

    Per la prima volta nella vita, questo pezzo mi spinge alla spudorata supponenza di scrivere il testo ad una musica esclusivamente strumentale. Testo in senso figurato: cerco di trascrivere in poche righe il trasporto che le note mi suggeriscono, che non si discostano dal titolo scelto dai musicisti.
    La progressione altalenante di parti intense e requie minimale ricorda l’andamento sinuoso e inaspettato della vita. Mi ricorda come tutti abbiamo in mente le cose che devon avvenire o arrivano di sorpresa, come lo specchietto di una macchina in senso contrario, che frantuma il mio.
    Osservo l’immagine di luci e nero, tutta spezzetata e all’incalzare del motivo premuto con foga sui tasti, capisco come la vita sia il nostro amico notturno, davvero, che ci fa compagnia in questi momenti senza una spazio. Come vorrei che la sentiste tutti voi, uno per uno, con me adesso.
    Per condividere lo sforzo che ci vuole per la separazione. Per partecipare del sorriso sereno, che ritroviamo, come quando il piano rallenta, con rari pizzichi sulle corde.
    Cose che abbiamo provato e proviamo tutti. E’ questo sentimento trasversale che mi sta comunicando la musica e che mi fa vibrare. Far capire che ho vicino tutti anche nel momento in cui sarò nel deserto più desolato, sia esso tangibile, che figurato.
    Sospensione e sfuma.

    :*


  2. […] (e conoscerlo da buon hinterland toscanaccio quale è) come cornice di un concerto dei Mogwai, risulta alquanto paradossale. Mi ritrovo in una depressione del terreno molto ampia ingombra di […]

  3. prof Says:

    Ascoltato con più attenzione recentemente: il migliore dei Mogway per intensità e spessore, secondo me: mi piace l’accento elettrico…travolgente senza esagerare in nulla. Sicuramente una delle migliori uscite dell’anno 2006!


  4. […] (e conoscerlo da buon hinterland toscanaccio quale è) come cornice di un concerto dei Mogwai, risulta alquanto paradossale. Mi ritrovo in una depressione del terreno molto ampia ingombra di […]

  5. mikyjpeg Says:

    Ci siamo trasferiti! Commenta sul nuovo sito


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