Amon Düül II

Amon Duul II  -Tanz der Lemminge

Germania, fine anni ’60. Riflessi caotici di rivoluzione, libertà e contestazione.
Chris Karrer, chitarrista e violinista, dal nucleo di un trio freejazz (Amon Düül 0), genera una comune di musicisti (Amon Düül) che partorisce musica scatenata, voce del ’68 europeo. Alla fine di quell’anno Karrer decide di fare musica più sul serio, dando vita ad un vero e proprio complesso rock, gli Amon Düül II, con i quali toccherà l’apice della sua produzione tra il ’69 e il ’71, con tre mitici album in progressivo perfezionamento: Phallus Dei (1969), Yeti (1970), Tanz der Lemminge (vedi copertina qui sopra, 1971). Ma non sono qui per fare storia, bensì per raccontare le emozioni che ancora oggi produce questa musica sfrenata e folle.

Difficile distinguere canzone da canzone, disco da disco…un flusso magmatico di sonorità complesse e variegate; radice comune l’improvvisazione, man mano raffinata.
Un accavallarsi di temi e ritmi, cavalloni scalpitanti di fuoco e cenere. L’inquietudine strisciante a tratti s’inceppa in pause sospensioni, più potenti delle esplosioni orgasmicorchestrali, silenzi che aprono altri orizzonti infernali nebbie sulfuree, arpeggi riff colate elettroniche distorsioni acuti lirici ritmi tribali sussurri sussurri.
Il profumo musicale degli anni a cavallo del ’70 si sente, il procedere progressivo macina, ma non è il dolceamaro malinconico degli inglesi King Crimson, nè il soffuso sound canterburiano né la razionalità acida dei Pink Floyd, tantomeno la stralunatezza dal sorriso ebete della psichedelica californiana…eppure è un po’ di tutto questo mescolato nel calderone del sabbah. Miscelato dentro c’è il gotico tedesco, Wagner, lo sperimentalismo di Karlheinz Stockhausen, il rumore dei Faust…ecco c’è Faust qui dentro e dentro Faust c’è Mefistofele: matrioska della complessità della sensazione.
Associazioni libere, ecco l’anima.

Canzoni o temi o passaggi comunque memorabili in una continua scoperta nei meandri del labirinto: l’incedere incalzante tribale di Kanaan, apertura di Phallus Dei, ritmi orientali contrappuntano; si incarta e si distende come una fisarmonica alla fine questo disco in una suite omonima che ricorda nelle cavalcate di violino gli splendidi High Tide. In Yeti c’è tanta improvvisazione, soprattutto nella seconda parte, ma limata, solidificata potente, come nella granitica Archangels Thunderbird, basata su un inno sacro, suonato hardrock, come anche Eye-shaking king…e poi l’album sfuma via in improvvisazioni chilometriche…fino al più calibrato e perfezionato Tanz der Lemminge: accenti folk lanciati in cavalcate sfrenate (esemplare Syntelman’s march of the roaring twenties), ma c’è spazio anche per una spiazzante sperimentazione elettrodark in The Marylin Monroe Memorial…ragazzi qui siamo in anticipo anni luce su tanta musica successiva!
Lasciamoci andare all’emozione-evocazione di mostri e spiriti, leggende e sogni, perdiamoci nel loto dell’ignoto e abbiamo il coraggio di guardare in faccia il Caos: il dio egizio Amon e un misconosciuto turco di nome Düül si impadroniranno del nostro corpo e ci faranno godere.

Phallus Dei (1969) 4
Yeti (1970) 4 e 1/2
Tanz der Lemminge (1971) 4 e 1/2

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6 commenti su “Amon Düül II”

  1. markus14 Says:

    hai descritto in modo PANTAGRUELICAMENTE bello una musica completamente geniale e fuori dagli schemi…fantastici questi Amon Duul II…

  2. Fabio Bacco Says:

    Avete raggiunto preziose consapevolezze: l’anticipazione sui tempi, imprevista
    sempre e il fatto che nello scavare indietro c’è sempre il meglio.

    Io? Per sempre folgorato da Paradieswarts Duul della prima compagine: ricordo
    quando ho trovato il cd a Genova, dimenticato in un micronegozio di Via del Campo.
    Allora chiamai il mio amico DBT, detentore del vinile originale su cui sbavavo da
    tempo (credo ce ne siano pochissime copie al mondo e sia uno dei dischi più
    costosi da collezione) e gli dissi che da quel momento potevo contemplare la magnifica
    foto di quella comune incredibile, con tutti i bambini, ma soprattutto godermi una genesi
    di prog-rock senza tempo.

    Comunqua anche Phallus Dei è magnifico, copertina da lacime da quanto è bella…

  3. sandyna Says:

    Phallus Dei è il mio preferito (ma ha il voto più basso..sob)

  4. profmau Says:

    Di poco però eh. un gran disco! Il più grezzo e inquietante dei tre…a tratti goffo, ma nello stesso tempo potentissimo. difficile da giudicare…

  5. Mannaia Says:

    Gli Amon duul,sono tra i miei gruppi preferiti e ispiratori veramente formidabili…
    Vengono i brividi ad ascoltare phallus dei,uno dei dischi più apocalittici e tetri del rock..
    Mi piacciono molto anche gli agitation free,ashra temple, i can,i popol vuh che definisco il miglior gruppo del 900 con un florian frik vero e proprio genio compositore..
    Spero che posso continuare la loro musica in chiave italiana e moderna,visto il piattume anglosassone in circolazione sicuramente questo filone “dimenticato” tedesco,ha superato il limite di grandezza del rock miscelando vari stili e sonorità acustiche ed elettroniche,tribale con sinfonico,melodia e dissonanza..
    Vi invito ad ascoltare questa musica,vera musica libera dal commercio e dai canoni preconfezionati..

  6. mikyjpeg Says:

    Ci siamo trasferiti! Commenta sul nuovo sito


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