Una ragazza da lasciare e la strada del telegrafo…

Una sera di primavera di tre giorni stramaledettamente piovosi. Una sera dopo tre giorni in un nuovo posto di lavoro, nuova gente, nuovi scazzi (per ora poco niente, ci mancherebbe). Una sera dopo tre giorni in macchina per fare un chilometro o poco più (pioggia del cazzo). Una sera, un venerdì sera. Voglia di musica vecchia che faccia vibrare, di note che si conoscono bene, di riff che conosci a memoria, di ritmi ormai di “casa”. Troppa roba nuova ascoltata (e non) di recente, tanti arretrati (maree di dischi che chiedono, pietosi, un, non so se meritato, ascolto). Ascolto i The Aliens, gruppo recente all’esordio: il loro disco risuona un po’ di storia del rock e richiama ai classici (l’inizio ricorda All Along The Watchtower). Belli, ma non è quello che cerco. Vado in camera attacco Led Zeppelin I. Mi fiondo su Baby I’m Gonna Leave You. Non c’è nessuna Baby che io debba lasciare ma quelle note mi inchiodano lì mentre una doccia calda mi aspetta. Lascio andare il disco mentre sono sotto lo zampillo d’acqua. Torno, il disco scorre che è un piacere, spengo lo stereo e mi preparo ad uscire. Prendo sù un vecchio album dei Dire Straits. Salgo in macchina, si abbassa la mascherina dell’autoradio, estraggo il mio cd di krautrock (ascoltato all’inevrosimile in questi giorni) ed inserisco quello del gruppo di Knopfler. Parte Telegraph Road, un canzone che non sentivo da tempo immemorabile e che mai ricordavo così bella. Mi dico, cazzo, ma questo è il capolavoro di Knopfler, unisce l’anima melodica a quella più classicamente, puritanamente, anche stucchevolmente rock. Quell’assolo finale da antologia, perfetto, languido, energetico mi accompagna in un venerdì come tanti, che grazie alle note della musica, della NOSTRA musica, diventa un venerdì speciale…

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4 commenti su “Una ragazza da lasciare e la strada del telegrafo…”

  1. mikyjpeg Says:

    Woman, woman, I know, I know its good to have you back again
    And I know that one day baby, its really gonna grow, yes it is.
    We gonna go walkin through the park every day.
    Hear what I say, every day.
    Baby, its really growin, you made me happy when the skies were grey.

  2. Negro Says:

    Thelegraph road è struggimento puro, malinconia che risucchia il cuore, epopea che si disfa, epicità della transitorietà. Ti lascia addosso quelle sensazioni drammatiche che sono il più alto risultato e l’estremo senso dell’arte. Credo soprattutto per noi che l’abbiamo ascoltata e riascoltata da piccoli: è il nostro tempo perduto.

  3. profmau Says:

    Quel piovoso venerdì in un momento di vuoto mentale ho avuto un desiderio simile a quello di Marco, “voglia di riff che conosci a memoria”. E ho messo su un disco che forse non amerei tanto se non fosse uno dei primi dischi di hardrock anni ’70 che ho ascoltato: ingenuo, come me allora? o tuttora? Beh il disco è il primo dei Black Sabbath…

  4. codadilupo81 Says:

    ..quel piovoso venerdì avrei potuto stare tutta la sera in camera con la sei corde imbracciata a fare finta di essere Neil Young..oppure a vagheggiare riff dylaniani e cercare un pò di vena country..e magari finire per suonare il vecchio Eddie Cochran..


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