Giovanni Allevi dal vivo a Vicenza (by Azzu)

giovanni allevi

Vicenza 8 marzo 2007

Lunedì sera
Arrivo in sala con un’ora d’anticipo, i biglietti sono a posto unico, sei fermo immobile sulla porta d’entrata, nascosto a metà da un foglio bianco con su scritto -biglietti esauriti-. Sorrido.
Prendo posto in quarta fila, quarta poltrona a sinistra del corridoio centrale, uno dei migliori, mi dico, perchè potrò far scivolare gli occhi tra il tuo viso e le dita lunghe. E’ il posto migliore anche per aspettare, da qui si vedono entrare di fretta donne dal cappotto con il collo di pelliccia, lo sguardo truccato con un filo di mascara a cercare una poltrona rossa, che sia una delle migliori, come la mia. Passano uomini con il nodo alla gola ben fatto, capelli bianchi pettinati con ordine e orecchini di perle su orecchie minute, scarpe da ginnastica con i lacci annodati di fretta, mani nelle mani che si accompagnano. E’ uno dei posti migliori, il mio, anche per gli agguati a sorpresa: appena il bisbigliare si quieta mi giro pian piano nascondendo il naso dietro lo schienale, la signora seduta una fila sopra la mia ha le labbra di un rosso vivace, le unisce e premendole le passa le une sulle altre così da sistemare il rossetto fino agli angoli della bocca. Credo che la signora con le labbra di un rosso vivace si stesse facendo bella per te.
Piano piano la sala si riempie, non so che ore siano, nelle occasioni speciali nascondo l’orologio nella borsa di lana nera, alla vista delle lancette le occasioni speciali potrebbero accorgersi di essere in ritardo e scappare prima del previsto, come il bianconiglio.
Poi le luci si abbassano, fino a spegnersi, rimangono tre fari sul palcoscenico a far brillare il pianoforte. Il pianoforte, il tuo viso e le dita lunghe.
Hai una voce sottile, ed è quasi un sussurro, mi piace, è come se fossimo poche persone riunite attorno ad una culla, tutti con gli occhi grandi ad osservare la meraviglia da poco arrivata alla vita, con le orecchie aperte per ascoltarne il respiro lento, e la voce sottile, attenta a non mutare la bellezza in pianto.
L’unica differenza è che non siamo poche persone, l’avevi scritto anche tra naso e collo, -biglietti esauriti-.
Ho fatto scivolare lo sguardo tra il tuo viso e le dita lunghe e ti ho ascoltato, riflesso sulla coda aperta a mezz’aria dove il cuore di corde del pianoforte s’è mostrato a pulsare, irregolare e leggero come quello di un innamorato, l’ho fatto tra sorrisi e lacrime, ché ascoltare un suonatore che suona a mezz’aria non è cosa da tutti, succede poche volte nelle favole, ancora meno nei giorni in cui lego al polso destro l’orologio.
Sono quasi le dieci di sera, ho bruciacchiato le zucchine e ascoltato Guillame Apollinaire che recita “Le Pont Mirabeau” all’ Università di Parigi, anno millenovecentotredici.
E sotto il Pont Mirabeau questo fiume di parole, per farti sapere della signora con le labbra di un rosso vivace, ché mi piace pensare volesse farti sapere che si era fatta bella per te, dei colli di pelliccia che per una sera si sono sentiti meno inamidati sulle spalle del tailleur, dei nodi di cravatta che han fatto l’occhiolino agli orecchini di perla posati su orecchie minute, per farti sapere del nonnino seduto alla mia sinistra che muoveva al testa per tenere il tempo, che si è tolto nel buio gli occhiali con le lenti spesse e tonde, se li è tolti per asciugarsi le lacrime con il dorso della mano, ti scrivo per farti sapere che lo stesso gesto si è ripetuto per le lacrime di Fabio, seduto alla mia destra, e per le mie. Sembra sia una forma lieve di quel che t’è capitato sotto casa a Milano mista a sindrome di Stendhal: troppa bellezza in troppo poco tempo.

Grazie Giovanni, anche a nome del nonnino. Glielo si leggeva sul dorso della mano.

Azzu

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2 commenti su “Giovanni Allevi dal vivo a Vicenza (by Azzu)”

  1. markus14 Says:

    Ho da poco comprato Joy…bellissimo, sono veramente estasiato da pianisti come lui, Einaudi e quel genio e maestro che è Keith Jarrett. Sono dischi come dicevi giustamente tu, da ascoltare senza parlare, quasi trattenendo il respiro e (perchè no?) le lacrime o le risate…


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