Ginevra dal vivo #2: Azzu version

Ecco, direi che basta una fotografia e l’entusiasmo fattosi parola del mio caro amico Mau per sentire la bellezza di un concerto.

A fianco di via Nilde Iotti c’è il busto di Lenin, sindaco onorario di una Cavriago paese di provincia, passiamo a salutarlo dopo una cena al ristorante cinese, un posto allucinante tra i capannoni che a fine pasto dispensa grappa alla prugna e portachiavi in plastica che s’illuminano di rosso. Ne funzionano due su quattro. Il mio è tra i primi.
Chiediamo indicazioni a tamarri evidentemente non autoctoni, il Calamita è sempre dritto, in fondo alla strada giri a destra e poi a sinistra, la prima a destra: ce la possiamo fare. Fermiamo la macchina, c’è una ciminiera rossa che si staglia sullo sfondo nero blu di un sabato sera, ci giriamo attorno alla ricerca dell’entrata, infiliamo i passi sul selciato, la voce bassa e le orecchie alte, pronti a scovare il minimo cenno di rumore che sappia indicarci la via. La troviamo.
Aspettiamo con una birra e gli occhi distratti da un Charlie Chaplin che si fa rincorrere su una spiaggia di inizio secolo. Il palco è pieno di luci nascoste dentro a stelle colorate, di lì a poco i musicisti prenderanno posto.
Ginevra ha un vestito che scivola con leggerezza sui fianchi e la rende splendida in tutte quelle sue curve che sussurrano maternità.
Sono le undici-e-mezza passate. Si inizia.
Tutto d’un colpo si mescolano le canzoni, la voce piena e tonda, le corde pizzicate di una chitarra, tra tarantelle e melanconiche sonorità che san di lontano, a Magnelli la pizzica dà alla testa e pesta le dita sui bianchi e i neri della sua tastiera, batte le mani e fa delle espressioni buffe che ci fanno sorridere. Le lingue si mescolano, e la marcia francese abbraccia lo spagnolo e il pugliese si incontra con lo slavo, e sembra una sagra di paese, battiamo le mani e dondoliamo la testa con i piedi che segnano il tempo. Un concerto che sa lasciarsi toccare, e l’ultima canzone, quella del saluto, è un salterello che ci vede tutti in piedi a ballare, contenti.
Ecco, direi che basta una fotografia e l’entusiasmo per sentire la bellezza di un concerto, per far sì che le note si facciano ricordo, e il ricordo erba di collina e vento.

Azzu

Annunci
Explore posts in the same categories: azzu, Concerti, Italiana, Recensioni

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: