Live at Pompei – Pink Floyd

Live at Pompei - Pink Floyd

Quanto di più indefinibile si possa pensare.
1971. Live at Pompei – the Director’s Cut dei Pink Floyd è un flusso di immagini e suoni basato su registrazioni dal vivo senza pubblico (è un concerto o non è un concerto? Film!?). A Pompei, città morta, riesumata dall’archeologia sotto la colata lavica del 79 dC dal Vesuvio. In mezzo spezzoni del lavoro in studio (un po’ a Parigi un po’ a Londra) per The Dark Side of the Moon (non ancora definitivo)…Una serie infinita di preterizioni.
Ci si può solo immergere: viaggi stellari trascinano in una vibrazione interiore continua. Suono puro e solo in un’arena ellissoidale; statue nere si trasformano in cocker in estasi, affreschi e fumi sulfurei. Arresto temporale. Respiro e battito circolari.
Suoni e immagini inestricabili (regia di Adrian Maben).
La scelta dei pezzi è da lasciare senza fiato; praticamente niente canzoni, flussi suite prolungate di perfezione e struttura divina: Echoes e Carefull with that Axe Eugene in primis, One of these days monolitica. Dolcezze soniche vibranti a volte si accartocciano in distorsioni elettroniche, a volte si intessono con ritmi serrati e crescenti, note pure di chitarra aleggiano su martelli di basso e tappeti di tastiere. La sorpresa maggiore per me è l’apporto determinante della batteria, che non ho mai notato così tanto. Le voci varie e soavi contrappuntano ogni tanto.
Un viaggio. Nella musica totale: Wagner, ricrepa d’invidia!

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7 commenti su “Live at Pompei – Pink Floyd”

  1. mikyjpeg Says:

    Live at Pompei è una reperto straordinario. Rappresenta meravigliosamente la band all’apice della psichedelia prima del successo planetario di Darkside. Un concerto potente, vibrante ed inebriante. Credo che profMau abbia centrato un punto cruciale: la batteria. Vedere ed ascoltare Nick Mason in questo concerto è da paura (da segnalare la doppia gran cassa anni prima del metal). In particolare One of these days suonata ad occhi chiusi seguendo il trasporto del suono senza mai sbandare, neppure quando perde la bacchetta.
    Storico.
    Vorrei segnalare che nel dvd, oltre alla versione director’s cut (che contiene spezzoni di grafica computerizzata di pianeti e cosmo) criticata da alcuni, è presente anche la versione originale del solo concerto.

  2. flolex Says:

    Dico solamente questo:

    DA BRIVIDO!!!


  3. […] degli inglesi King Crimson, nè il soffuso sound canterburiano né la razionalità acida dei Pink Floyd, tantomeno la stralunatezza dal sorriso ebete della psichedelica californiana…eppure è un po’ […]


  4. […] Bluster, una ballata ritmata da chitarre folk, molto piacevole, che richiama echi sommessi dei Pink Floyd, e poi sfuma nella seconda traccia (Hemicyclic Anthelion) in un delirio elettronico free form di 28 […]

  5. Kosta Says:

    Non ci sono parole a spiegare la bellezza di questa performance.

    In un luogo unico una musica unica.

    L’eco delle note dei Pink Floyd risaliva le rapide del tempo.

    Inarrivabili.

  6. iMarco Says:

    nel loro genere sono insuperabili… il dvd un prodotto grandioso…

  7. mikyjpeg Says:

    Ci siamo trasferiti! Commenta sul nuovo sito


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