The Frame – The Cost

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1. Song For Someone
2. Falling Slowly
3. People Get Ready
4. Rise
5. When Your Mind’s Made Up
6. Sad Songs
7. Cost
8. True
9. Side You Never Get To See
10. Bad Bone

Quello di cui vi parlo oggi è un’altro dei gruppi a cui mi sono avvicinato recentemente. Si tratta di una band molto particolare, a metà tra sopravissuti e star. Perchè, mi chiederete. Si tratta di una delle poche band sopravissute al periodo d’oro della Dublino di metà anni ’90, in uscita dal proletariato, all’inizio del boom economico. Era considerata l’ambiente musicale più stimolante d’Europa, con decine di band che suonavano in ogni locale inseguendo il sogno di diventare come gli U2. L’ambiente rappresentato meravigliosamente dal film “The Commitments” di Alan Parker (The Wall, Fame …). Molti dei sogni di allora si sono infranti nel muro vuoto ed impenetrabile creato dalle major, più interessate a crearsi gruppi ad hoc piuttosto che trovare nuove promesse. Loro sono rimasti e questo è il loro ottavo album. Complice probabilmente la popolarità del cantante-chitarrista Glen Hansard che nei Commitments ha recitato (proprio il rosso chitarrista!). Ma non solo. Le loro esibizioni vengono definite incendiarie, i loro fan sono tantissimi in patria (secondi solo agli U2), e Damien Rice (che ormai voi che ci seguite conoscete bene) li ritiene la miglior band al mondo assieme ai Radiohead (per inciso Rice era in tour con loro negli USA). Detto questo verrebbe da pensare perchè siano sconosciuti ai più. Il primo motivo, e non smetterò mai di ripeterlo, è che il mercato musicale italiano FA SCHIFO e sembra essere legato a doppia corda con la programmazione di MTV, che ormai di musicale ha ben poco. Secondo motivo è l’essere legati a etichette fuori dal sistema monopolistico e quindi relegati a posti di nicchia. Eppure. Guardate questa foto: fr_pulp_fiction.jpg

Suppongo che abbiate riconosciuto il film. Osservate la maglia della ragazza di sinistra. Punto.

Ma qualcosa sta cambiando. In seguito al contratto stipulato con Anti (e grazie a Self) i lavori del gruppo hanno cominciato ad avere una distribuzione più ampia. Tombola. Sembra fossero previsti in concerto in Italia a Pordenone l’8 marzo ma pare che il concerto sia stato annullato.

Ma veniamo all’album. E’ un’album che oserei definire semi-acustico (pur utilizzando strumentazione rock), dotato di canzoni ben studiate, ben scritte ed ottimamente eseguite. In poche parole, canzoni d’autore. Non c’è la traccia buttata lì per riempire lo spazio, ogni pezzo sembra costruito in tranquillità senza le pressioni che sembrano rovinare la maggior parte dei lavori che escono attualmente. Evidentemente l’assenza di una major giova alla musica se non al portafoglio. Il sound è un miscuglio di melodie malinconiche e ritmi che salgono e scendono facendo di tanto in tanto intravvedere un po’ di sana rabbia rockettara, il tutto con un sottofondo tipicamente irlandese che esce alla luce attraverso l’uso del violino. Molto bello l’inizio del disco che parte con tre perle. Da segnalare in particolare l’incidere di People get ready (un titolo difficile da sostenere visti i precedenti). In seguito l’album continua sullo stesso ritmo regalando anche una meravigliosa Sad Songs. Il problema del disco risiede però nella sua staticità. Si tratta di gran belle canzoni che però rischiano di risultare noiose per la mancanza di un pezzo più vivace. Per intenderci si sente la mancanza di un pezzo (come Me, my yoke and I per l’album 9 di Rice) che spezzi il disco in due e ridesti l’interesse che tende a calare. Il posto esatto sarebbe stato quello della title track che invece risulta il pezzo meno interessante e rende così meno intenso l’arrivo di True, la traccia successiva, una delle più belle dell’album.

In definitiva un buon album che quantomeno richiederebbe più attenzione. Sono però curioso di sentirli Live.

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4 commenti su “The Frame – The Cost”

  1. profmau Says:

    Beh, niente male! Ricorda Damien Rice certo, ma ha qualcosa di tutto suo da dire…bella scoperta.


  2. […] se mi piace realmente. E’ in questo modo che, partendo dal già recensito ultimo album dei The Frame, mi sono imbattuto in questo lavoro, opera di coppia del cantante Glen Hansard. Si tratta di un […]

  3. mikyjpeg Says:

    Vi segnalo una interessante intervista sulla storia della band nel mondo delle case discografiche:
    http://www.threemonkeysonline.com/it/article.php?id=169


  4. […] se mi piace realmente. E’ in questo modo che, partendo dal già recensito ultimo album dei The Frame, mi sono imbattuto in questo lavoro, opera di coppia del cantante Glen Hansard. Si tratta di un […]


I commenti sono chiusi.


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