“If you don’t love me now, you will never love me again…”

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Cominicia tutto per caso. Ieri sera torno dal lavoro e vado in edicola per vedere se è arrivata la nuova copia di Jam (mensile musicale). Lo acquisto e me ne torno a casa. La frenesia delle poche ore libere dal lavoro è colma di impegni e di appuntamenti. Riesco a sfogliare il giornale solo attorno a mezzanotte. Lo apro a casaccio e vedo due belle pagine sui Fleetwood Mac, uno dei gruppi pop rock anni 70 che preferisco. Scopro che in questi giorni ricorrono 30 anni dall’uscita di una capolavoro mastodontico (ed in questo caso, raro, anche sucessone commerciale da oltre 20 milioni di copie vendute…) quale è Rumours. Mi dico subito “Perchè non riascoltarlo? E soprattutto, perchè non ne ho ancora scritto sul blog?”
Intanto è bene precisare che i Fleetwood Mac del 1977 sono un’altra band rispetto a quella degli esordi, di cui è rimasto poco o nulla, giusto il batterista Mick Fleetwood. La prima creatura era figlia di quel guitar-hero (di cui invero conosco poco, ma Michele colmerà presto le mie lacune) che è Peter Green. I Fleetwood di fine anni 60, inizio 70 sono quindi una band dedita al blues pischedelico.
Quelli dal 76 in poi sono una fine band pop rock, plasmata dalle mani del suo nuovo chitarrista nonchè produttore Lindsay Buckingham. Quest’ultimo si è portato in dote la biondina Stevie Nicks, una delle voci femminili più suadenti e particolari del panorama pop rock dell’epoca. A questa coppia non coppia (la loro storia d’amore finisce proprio nei giorni in cui stanno incidendo Rumours) si aggiunge un’altra coppia alla “frutta”, Christine McVie e l’ex-marito John, vocalist e bassista rispettivamente. Questi 5 artisti sfoggiano la loro classe compositiva (i principali songwriters della band sono Buckingham, la Nicks e la McVie) e sfornano un gioiello musicale dal punto di vista estetico. In Rumours non c’è una canzone una che dici “questa la salto perchè vabbè, non è granchè”. Tutti luccicanti diamanti. Musiche perfette, ritornelli canticchiabili, arrangiamenti e strumentazioni senza sbavature: al pop serve altro per essere al top? Non credo…il verso che cito nel titolo proviene dalla canzone che preferisco, The Chain, vero manifesto dei Fleetwood Mac come gruppo e non come singolarità artistiche eccezionali una a fianco all’altra. La parte finale del pezzo ti porta sulle stelle: dopo il ritornello cantato all’unisono un attimo di pausa; parte un riff di basso micidiale su cui si insediano batteria e chitarra che parte in un efficace assolo accompagnata dal controcanto delle donne della band…magia…
Non mi dilungo sugli altri pezzi perchè finirei per ripetere la parola “perfetto” per una decina di volte (Oh Daddy non posso esimermi dal citarla tuttavia, come pure Gold Dust Woman, e Second Hand News, e Don’t St…vabbè basta…)…lascio alle vostre orecchie un giudizio! Ah dimenticavo, il sucessivo Tusk è “quantomeno” bellissimo…

Rumours (Warner, 1977)
1 Second Hand News
2 Dreams
3 Never Going Back Again
4 Don’t Stop
5 Go Your Own Way
6 Songbird
7 The Chain
8 You Make Loving Fun
9 I Don’t Want to Know
10 Oh Daddy
11 Gold Dust Woman
12 Silver springs

markus14 4 e 1/2

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2 commenti su ““If you don’t love me now, you will never love me again…””

  1. mikyjpeg Says:

    Ok, sono un po’ di parte. Pero’ il mio problema coi Fleetwood Mac e’ che la prima canzone che ho ascoltato (per puro caso) e’ stata quella meravigliosa versione originale di Black Magic Woman (2 anni prima dell’altrettanto bella cover di Santana): un blues-rock potente, grintoso con una grande chitarra (quella dell’autore Peter Green). Quando ho cercato qualcosa della band ho trovato del pop che mi ha lasciato interdetto (solo dopo ho scoperto le vicissitudini della band). Da allora non li ho piu’ ascoltati. Potrei quindi fare un fioretto 😉

  2. mikyjpeg Says:

    Ci siamo trasferiti! Commenta sul nuovo sito


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