Castle made of sand

La tomba di Jimi Hendrix

I miei primi giorni, qui in Seattle, sono stati dedicati al godfather della chitarra, a colui che piu’ di ogni altro ha elevato il ruolo della chitarra elettrica da comprimaria a protagonista del rock. Sto parlando ovviamente di Jimi Hendrix. Qui a Seatlle ci sono due cose interessanti da vedere a riguardo: la sua tomba, al Greenwood Memorial Park di Renton (da cui viene la foto qui sopra), e la sezione a lui dedicata nell’EMP (Experience Music Project) di Paul Allen.

Nell’EMP, oltre a tante sciccherie come la giacca di Elvis, la batteria dei Nirvana etc.., si trova una bella esposizione di memorabilia, documenti e filmati riguardanti la vita e la carriera musicale di Hendrix, dalle prime band giovanili al successo planetario. Oltra alla storia, che viene ricostruita attraverso le foto d’epoca e filmati di interviste, la cosa che più mi ha colpito sono stati gli oggetti esposti. Tralasciando le cose secondarie, qui hanno la sua sede il famoso abito col cappello con il legaccio viola (tra l’altro copertina di uno dei suoi greatest hits più riusciti), l’abito indossato per il concerto all’isola di Wight, i pezzi della stratocaster incendiata al festival di Monterey (sui quali si può vedere scritta sopra una poesia) e soprattutto la Sua CHITARRA. La sua preferita, quella che più di tutte ha usato, l’unica che si portava in camera, la mitica strato bianca di Woodstock. Vederla lì ad un metro da me mentre su un megaschermo andavano le immagini di quello storico concerto è stato veramente emozionante. Oltre a questo c’erano il mixer dell’experience music studio (il suo atteso studio di registrazione inaugurato pochi giorni prima della sua morte), altri vestiti, monili, gli effetti (cry baby in testa) etc. Inoltre, nel teatro sottostante ho potuto ammirare un filmato che riproponeva alcuni pezzi delle sue performance più famose: da Hey Joe di Monterey all’inno americano di Woodstock, all’ All Along the Watchtower dell’isola di Write, Machine Gun del Fillmore, ed infine l’indimenticabile, scandalosa, eccezionale Wild Thing a chiusura della sua apparizione di Monterey (si, quella dell’incendio). Tutto materiale già visto, certo, ma meraviglioso.
La tomba invece si trova nel suo paese natale, Renton, ad una trentina di km dal centro di Seattle. Come tutti i cimiteri anglo-americani è molto bello, dà una profonda senzazione di pace. In realtà è la tomba di famiglia ma è stata sicuramente costruita ben dopo la sua morte. Si tratta di un tempietto romanico al centro del quale vi è la tomba, un parallelepipedo di marmo con l’incisione che vedete in foto. Sul lato esterno del tempietto vi è una lastra sulla quale è incisa la sua inconfondibile firma. Quando sono arrivato era sera ed il sole stava tramontando in lontananza. Era uno spettacolo molto suggestivo. Nonostante ciò la tomba risultava freddina e non c’era nessuno che vi fosse lontanamente vicino. Tutto il contrario della tomba di Morrison a Peré Lachaise in Parigi.
Il ruolo che ha avuto questo meticcio americano, figlio di un afroamericano e di una nativa americana, nella storia della musica è semplicemente immenso. Prima di lui nessuno aveva mai utilizzato uno strumento con quella leggerezza, intimità e profonda conoscenza che lui dimostrava. La chitarra sembrava essere un arto, non un corpo esterno. Ha portato il suo utilizzo a livelli inimmaginabili, sfruttando (primo fra tutti) le potenzialità create dall’avvento dell’elettronica. Ha inventato suoni, effetti, metodi. Ha modificato il mercato americano pubblicando per primo canzoni più lunghe di 2-3 minuti. Voleva essere libero di sperimentare, di provare, di inventare. La musica così com’era conosciuta gli andava troppo stretta. E così, quando diventò l’artista più pagato del mondo, si costruì un’etichetta, uno studio di registrazione, una casa discografica attraverso la quale cambiare per sempre la musica. Ma non riuscì ad incidere nient’altro che le prove, le basi sulle quali fondare la sua rivoluzione. Due giorni dopo l’inaugurazione ufficiale partì per Londra e non fece più ritorno. Come tutte le morti eccellenti lasciò dietro di sé molti dubbi. Suicidio? Assassinio? Tragedia accidentale? Nessuno lo sa o lo saprà mai. Quel che sappiamo è che come lui non ci sarà più nessuno.

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3 commenti su “Castle made of sand”

  1. fabiog Says:

    Che post evocativo Miki…Vorrei essere lì anch’io. Pur non amando alla follia Hendrix, riconosco anch’io che la sua rivoluzione è stata immensa e memorabile…E da dylaniano convinto riconosco che la sua versione di All along the watchtower supera quella del suo grandioso artefice.

  2. likearock Says:

    Beato te, Michele! Spero proprio anch’io nel 2008 di andare in America. E’ sempre stato il mio sogno, soprattutto visitare la west coast ,patria di tanta bella musica.
    Portati via qualche bel ricordino,valà, che poi ce lo mostri…!Magari qualche rarità che si trova solo lì. E tante foto soprattutto. Buon divertimento!

  3. mikyjpeg Says:

    Ci siamo spostati, commenta sul nuovo sito


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