Questo 2006…

Il 2006 è ormai alla fine…ci si appresta a tirare le somme di questi dodici mesi trascorsi, anche da un punto di vista musicale…è stato l’anno dei grandi ritorni di mostri sacri del passato: come dimenticare l’incredibile nuovo album di Bob Dylan, Modern Times o il postumo di Johnny Cash, quinto volume delle American Recordings con Rick Rubin alla consolle. Questi album dimostrano come la gran classe dei suoi autori emerga ancora alla grandissima nella scena musicale contemporanea, pur così complessa e multiforme. Il disco di Bob Dylan suona di note ancestrali senza tempo, autentica e viva testimonianza di un genio musicale e letterario assoluto. Ballate come Workingman’s Blues #2 e Nettie Moore, i blues serrati Thunder On The Mountain e Rollin’ & Tumblin’, la vena crooner di Spirit On The Water, l’apocalisse catartica di Ain’t Talkin’ non sono che una boccata d’ossigeno puro nella musica d’autore. Paradossalmente il buon Bobby sfodera anche una buona session, considerate le ormai compromesse corde vocali e la band lo segue affiatata e sicura, seppur senza strafare.

Di Johnny Cash ha parlato Michele recensendo le American Recordings IV; qui, nel nuovo disco, annotiamo una stratosferica cover del Bruce Springsteen di Further On Up The Road ed una grandiosa On The Evening Train. Tutto l’album si mantiene su livelli altissimi quindi se volete andare su una strada sicura buttatevi senza remore su questo grande disco.

Tralasciando i classiconi, che entrano a pieno merito tra le vette di questo 2006 (senza dimenticare l’urgenza anti Bush di Living With War di Neil Young, perla elettrica forse non troppo smussata) quest’anno sono stato travolto da una valanga di musica , anche misconosciuta. Sono stato letteralmente rapito dalla musica brasiliana, vera e propria scoperta di questo mio 2006, dalle sonorità rumoristiche di gruppi come Liars e Volcano The Bear, dal folk noir di Joanna Newsom, Damien Rice e dei Current 93, tutta gente su cui prima o poi aprirò degli approfondimenti. Le vere chicche le ho scovate in due album ed in una raccolta che si contendono la palma del migliore in questo anno appena trascorso. Partiamo da Xavier Rudd che con il suo Food In The Belly traccia un vero solco sulla commistione di folk e world music. I suoi blues slabbrati, intrisi del suono del didgeridoo, le sue mistiche atmosfere sciamaniche risultano assolutamente nuove ed originali. Ad affiancarsi a lui un gruppo che in parte è già storia della musica, i Flaming Lips che con At War With The Mystics segnano la nuova via della psichedelia e del pop d’autore. Funk ironico, atmosfere sospese e melodie accattivanti sono la chiave del loro successo. Infine quella doppia raccolta messa insieme dal guru Hal Wilner, produttore tra gli altri di Lou Reed ed altri grandi, che prendendo spunto dal secondo capitolo cinematografico della saga piratesca interpretata da Johnny Depp raduna attorno a sè la creme de la creme della scena musicale contemporanea (tra gli altri Sting, Richard Thompson, Bono, Lou Reed, Antony) per reinterpretare traditionals di impianto piratesco e canti marinari (Rogue’s Gallery).

Alla luce di quest’ultima raccolta e delle magnifica session pubblicata da Bruce Springsteen (esaltante davvero il suo show di supporto al disco The Seeger Sessions) credo che più di altri questo 2006 segni la necessità musicale di un continuo e costante richiamo al passato ed alle radici. E se l’interpretazione sarà sempre questa, beh ragazzi…avanti con le danze.

 

Buon 2007 a tutti…

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13 commenti su “Questo 2006…”

  1. fabiog Says:

    Il programma musicale Village, che va in onda su Radio3, ha lanciato una votazione in merito al miglior disco italiano e straniero del 2006. Secondo me il miglior disco straniero del 2006 è Modern Times del grande Bobby. Bob ha ancora la capacità di stupire e di sfornare album che lasciano il segno! Ain’t talkin’, Workingman’s blues#2 e Nettie Moore sono pietre scalciate che non cesseranno di rotolare. Quanto al milgior disco italiano del 2006, secondo me stravince senza rivali Vinicio Capossela con Ovunque proteggi. Nell’asfittico panorama musicale nazionale, Vinicio è ancora capace di reinventarsi primordiali e magmatici mondi nuovi…

  2. profMau Says:

    Appena tornato da un passaggio d’anno in Liguria, dico la mia sui migliori dischi del 2006. Come disco straniero voto Food in the belly di Xavier Rudd: un disco equilibrato, originale e melodico in giusta misura, a chiunque l’abbia fatto sentire è piaciuto al primo ascolto, a pelle. Al secondo posto con lieve distacco 9 di Damien Rice, che mi ha conquistato lentamente: prima mi ha lasciato diffidente per l’atmosfera superficilamente raffinata e monotona, risentito nella colonna sonora del Caimano di Moretti in una scena che mì ha colpito, riascoltato più a fondo, mi ha conquistato definitivamente oggi dopo l’ascolto in macchina col caro Bacco, che ne è rimasto folgorato; a volte comunicare con la musica dà valore alla musica stessa. A questi due dischi ritengo vadano dedicati dei post specifici. Sul versante italiano non c’è storia, confermo il giudizio di Fabietto: Ovunque Proteggi stravince per distacco assoluto.

  3. mikyjpeg Says:

    Io non saprei dire chi è il migliore dell’anno. Semplicemente non ho ascoltato abbastanza cose nuove. Ho trovato qualche album interessante come Story Like a Scar dei The New Amsterdam o come il già citato 9 di Damien Rice. Ma niente di esplosivo. Sul fronte italiano devo dire che ho ascoltato abbastanza bene Ovunque Proteggi. E non mi è piaciuto. Rettifico: ottimo album se pensiamo al lato tecnico sia strumentale che letterario. Ma bisogna proprio far roba stramba per aver successo in Italia? Sembra proprio di si. Se non sei strano, se non hai influenze mondial-tribali, richiami alla mitologia popolare e suoni che ritornano dal passato non sei nessuno. Forse sono di parte, a me piacciono il rock, il soul, il blues: tutta musica semplice e diretta. Che non va più di moda. Ma non sono convinto che sia vero: se la fanno i grandi del passato vende cifre da capogiro. Guardate Springsteen: nemmeno lui stesso si aspettava di vendere così tanto con un album di musica folk dell’età media di cinquant’anni!

  4. mikyjpeg Says:

    Cambio idea. 9 di Rice è il disco dell’anno. Ora che l’ho ascoltato bene devo dire che è semplicemente splendido. Aspetto con ansia la recensione di Pierfe a riguardo!

  5. Lord-Semidio Lore Says:

    sei il numero uno markus14!

  6. sandyna Says:

    e i tool dove li mettete!ahaha scherzo..sono troppo di parte..bello sto blog ragazzi passerò spesso..in bocca al lupo e bacioi a tutti dalla sandyyy!

  7. Mrs-Semidea Carl8 Says:

    eccezionale resoconto di fine anno….questi dischi eccezionali trovati sulle bancarelle del mercatinoi dell’anticquariato effettivamente dimostrano la capacità espressiva e musicale di questi mostri-matusa della musica contemporanea!
    Orca vacca nessuno ha un grammofono da prestarmi? il mio è andato e non riesco ad ascoltarli! Contando poi che dopo la ricostruzione delle corde vocali, il grande Bob ha la voce da fumatore incallito,direi che le multiformi ballate da tossico gli vengono ancora benino!
    e comunque markus14 sei il mio mito!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!
    senza di te saremmo persi nel buio di questa era musicale spazzatura!grazie!!!!!!!!!!!!!!!!!!

  8. Lord-Semidio Lore Says:

    Grande Mrs-Semidea Carl8! AMEN!

  9. markus14 Says:

    Dimenticanza grave in questo post, suggerita de un ascolto che sto facendo in questo momento…l’ultimo dei Pearl Jam!!! Il loro show a settembre all’Arena di Verona è stato qualcosa di memorabile vero Fabio, vero Mauro????


  10. La scaletta:

    Long Road
    Hail Hail
    Grievance
    Animal
    Corduroy
    Nothing As It Seems
    Pilate
    Given To Fly
    Even Flow
    Mfc
    Habit
    Wishlist
    Daughter
    State of Love and Trust
    Once
    Lukin
    Immortality
    Insignificance
    Rearviewmirror

    Primo bis:

    Black
    Breakerfall
    Evolution
    Elderly woman…
    Betterman
    Alive
    Last Kiss
    Porch

    Secondo bis

    Soon Forget
    Yellow Ledbetter

  11. profmau Says:

    Eh sì che concertone…magari ne faremo un post a più mani, che ne dite? E quanto ai Tool Sandy, non li ho certo dimenticati; 10000 days per me è terzo disco dell’anno; presto ne scriverò (si accettano consigli e collaborazione!). Grazie degli apprezzamenti e dei suggerimenti, sempre ben accetti!

  12. amarcord ritrovato Says:

    ragazzi se volete una mano per fare qualcosa io sono qui! sono felice di fare parte del vostro gruppo!


  13. In una pagina vedo sola vedo citati i miei due gruppi cardine. Current 93 e Tool.
    Mau sa. E non sapete quanto ne sono felice. Soprattutto per Marco che cita i Current, capeggiati da David Michael Tibet, cosa che mi da conferma del loro approdo sulla scena ufficiale e più conosciuta, forse dopo anni di ingiusta vita di nicchia, perchè di qualità e profondità ne hanno da vendere. Beh sono un gran “esperto” loro, ma sono sicuramente uno di quei gruppi che o li odi, o li ami. Non c’è che dire. Joanna Newsom, citata dopo un live londinese, dallo stesso Tibet, m’ha piacevolmente sorpreso, ma Ys, l’album di quest’anno, è di mooolto meglio rispetto ai precedenti. 5 pezzi con un sottofondo orchestrale da panico (approfondimento qui: http://www.ondarock.it/recensioni/2006_newsom.htm – tra l’altro ondarock è un buon contenitore da spulciare.
    Xavier è stato un ascolto piaciuto a pelle da subito. Ma non rientra nelle cose da
    sturbo o da innamoramento senza condizioni.
    Per me il disco dell’anno è Black Ships dei C93, tra l’altro visti dal vivo con quel tour a Ravenna: praticamente un rito sciamanico, non un concerto.
    Superano anche i Tool, che ho gradito doppiamente live. I tool secondi dai. Ma sono troppo di parte 😛
    Per me il 2006 è stato l’anno della musica. Ho visto concerti magnifici e credo
    che il prossimo, forse aiutato da un approfondimento e da un interesse sempre
    crescente, sarà pure migliore.


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