Black Ice – AC\DC

- “Rock’n'roll train”
- “Skies on fire”
- “Big Jack”
- “Anything goes”
- “War machine”
- “Smash n grab”
- “Spoilin’ for a fight”
- ” Wheels”
- “Decibel”
- “Stormy May day”
- “She likes rock’n'roll”
- ” Money made”
- “Rock’n'roll dream”
- “Rocking all the way”
- “Black ice”
Recensire un’album degli AC/DC, seppur a distanza di otto anni dall’ultimo lavoro, è piuttosto complesso. Il motivo principale è che si rimane sempre indecisi tra il “niente di nuovo sotto il sole” ed il “gli dei del rock colpiscono ancora”. Già perchè gli australiani in questione sono tuttora un mito vivente: 200 milioni di dischi venduti (secondi solo ai beatles), alcuni tra i riff più famosi della storia, #1 in classifica e sold out a tutti i concerti. Quest’album non ha fatto eccezzione e si contano su una mano i paesi in cui non sia andato al primo posto nelle vendite.
Ascoltando i precedenti Stiff Upper Lip e Ballbreaker però pare di notare una verve diversa, che però significa più ritorno al passato. Daltronde cos’altro sono gli AC/DC se non blues suonato ad altro volume? Alcuni hanno detto (e scritto) che si tratta del miglior lavoro dai tempi di Back in Black. Beh, sinceramente mi pare piuttosto azzardato tentare simili accostamenti, non fosse per il fatto che Back in Black segnava all’epoca una svolta epocale (dovuta anche, e per la maggiorparte, all’avvicendamento tra Bon Scott e Brian Johnson). Qui di svolta non si vede neppure l’ombra. Detto questo bisognerebbe soffermarsi sull’eterna domanda se ciò sia un bene od un male. Perchè quello che fanno non si può assolutamente dire che lo facciano male: il sound è come sempre accattivante ed alcuni pezzi, su tutti i primi due, sono decisamente dei pezzi pregievoli, degni di entrare in una eventuale playlist di greatest hits (reali). E ciò effettivamente non avveniva da un pezzo, probabilmente da Thunderstruck (dall’album Razors Edge). Merito del produttore che li ha riportati sulla scena, tale Brendand O’Brien… Chi mi segue da tempo potrà intravvedere in questa frase un certo sarcasmo: beh, in questo caso, sembra che abbia fatto un buon lavoro con un suono molto più pulito ed apprezzabile rispetto gli standard del gruppo australiano e alcuni stacchi interessanti. Forse però poteva suggerire di tagliare un paio di pezzi alquanto inutili (Wheel per esempio). In definitiva un buon lavoro, un ottimo rock’n'rool ed un’ennesima riscrittura dei riff che li hanno resi quello che sono. Un voto? Diciamo un 3 e mezzo di media tra gli istinti contrapposti.
mikyjpeg
11 Gennaio 2009 at 5:45 pm
Staccando il cervello, un album di canzoni molto accattivanti e istintive! Si fa ascoltare con molto godimento e gioia! Già piazzato in scaletta radiofonica, appeal mediatico notevolissimo. Niente di nuovo sul fronte AC/DC, forse per fortuna, nonostante O’Brien…eh eh…
20 Marzo 2009 at 2:19 pm
Una volta Angus Young alla domanda “come ci si sente a comporre le stesse canzoni ogni album?” lui rispose :è vero sempre le stesse dannate canzoni! ma vedi caro giornalista sono i piccoli particolari che rendono felici i nostri cari fans!
Con questa risposta di Angus vorrei concludere dicendo che è la pura verità di una band senza fronzoli su disco e che dopo tanti anni di carriera, ancora resta la piu grande live band del mondo.
For those about the rock i salute you!