The Stand Ins vs. Rook

A dire il vero non servono grandi giri di parole per introdurre gli Okkervil River. Il gruppo texano, infatti, rappresenta ormai una realtà affermata nel moderno folk made in USA, forti di una discografia che praticamente non ha ancora conosciuto un passo falso. In particolare i bellissimi Down the River of Golden Dreams e Black Sheep Boys ne costituiscono i suoi perfetti biglietti da visita.
Meno noti gli Shearwater, nonostante siano attivi dal 2001 e nonostante possano contare anch’essi su ben cinque precedenti uscite. Gli Shearwater hanno sempre rappresentato il progetto parallelo di Jonathan Meiburg, cantante degli Okkervil River assieme alla prima voce di Will Sheff, che qui riesce a dare completamente sfogo ai suoi spunti musicali extra-Okkervil. Di fatto sono stati spesso considerati come la costola dell’ingombrante gruppo maestro destinandoli all’ombra del gigante; solamente da poco, quest’anno per essere precisi, Meiburg ha finalmente deciso di dedicarsi a tempo pieno al suo progetto.
E non poteva farlo in anno migliore di questo. Il 2008, infatti, ha visto la luce dei nuovi lavori di entrambi i gruppi, dunque la domanda sorge spontanea: chi ha fatto meglio tra i due?
The Stand Ins non fa altro che riconfermare la classe e il temperamento musicale che ha reso famosi gli Okkervil River. Costituisce di fatto la seconda parte di The Stage Names, disco uscito l’anno precedente, sia in termini “grafici” di copertina sia in termini di concept, continuando i suoi racconti di vite intrappolate nel mondo dello spettacolo, senza allontanarsi molto dai canoni mai banali a cui il gruppo ha ormai abituato il suo pubblico.
In realtà la vera sorpresa è Rook. Con questo disco gli Shearwater non sono più un semplice progetto parallelo, non sono più gli eterni secondi della classe, ma sono quasi quasi, perché no?, i diretti concorrenti. Rook è di una bellezza delicata e intensa. Meiburg qui è il vero protagonista e riesce ad esprimersi al massimo della sua sensibilità, la sua voce talvolta esplode in avvolgenti aperture melodiche, basta ascoltare Leviathan Bound per capire l’idea, altre volte si chiude tra le proprie intimistiche braccia, accarezzando l’anima con atmosfere melanconiche da brividi, come nella delicatissima I was a Cloud.
Sarebbe comunque da sottolineare il fatto che, nonostante il paragone nasca quasi inevitabile date le comuni origini, questi due dischi non sono strettamente collegati l’uno all’altro. Ascoltando Rook si ha l’impressione che i Talk Talk siano sempre lì pronti a fare capolino tra una nota e l’altra, tra una melodia elegantissima e un ampio accordo di violino. The Stand Ins può vantare un egregio lavoro sugli arrangiamenti ed un delizioso retrogusto vintage, oltre che al ormai consolidato marchio di fabbrica Okkervil River. Capire quale potrebbe essere il migliore tra i due è un po’ come l’annoso problema della scelta tra ragione e sentimento. A voi la sentenza (chi scrive ha già sicuramente scelto..).
Tags: Okkervil River, Rook, Shearwater, The Stand Ins
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13 Dicembre 2008 at 7:48 pm
Complimenti Sandy! Benvenuta tra noi, grande inizio: due dischi notevoli, anche se hanno delle caratteristiche a me non molto congeniali: in particolare la voce pulita, gli arrangiamenti ampi e sinfonici, sono per cose più minimali e grezze di solito… Comunque ottima musica che ascolto molto volentieri…
21 Dicembre 2008 at 6:37 pm
Benvenuta Sandy!!!