Eugenio Finardi – ANIMA BLUES (2005)

Anima Blues (2005 – EF Sounds / Edel)
1. Mama Left Me
2. Heart of the Country
3. Pipe Dream
4. Holyland
5. Long Way Home
6. Marta’s Dream
7. Mojo Philtre
8. Estrellita
9. Barnyard Mama
10. Doctor Doctor
11. Spoonful
12. Sweet Surrender
Sbirciando qua e là nel Lunario della Musica, preziosa, divertente e competente guida regalatami dal nostro caro profmau, mi sono imbattuto nella pagina che narrava di questo disco recente del cantautore milanese Eugenio Finardi. Come il titolo lascia intendere, i temi musicali che caratterizzano questo lavoro sono dominati da atmosfere intensamente afroamericane, puro blues nelle note e, appunto, nell’anima stessa dei suoi interpreti. Sono tutti pezzi anglofoni nei quali Eugenio e la sua band si destreggiano con una classe ed una naturalezza sorprendenti. A livello strumentale credo sia quanto di meglio di questo genere musicale le mie orecchie abbiano ascoltato in tempi recenti. Organi hammond, chitarre (dall’acustica all’elettrica fino alla slide), armonica, basso e batteria, ed una voce scura e nera (anche la pronuncia è ottima: ho infatti scoperto che Finardi ha la madre americana). Un pezzo come Long Way Home ti lascia lì basito a far finta di suonare la chitarra con il gesto delle mani, magari simulando spasmi di passione dalla faccia. La vena sudista, para- messicana e tarantiniana che esce dalle note di Estrelita, gli arpeggi di acustica che accompagnano la meravigliosa Marta’s Dream, sono tutti degli altrettanto validi motivi per accostarci a questo lavoro. In alcuni passaggi sembra di ascoltare The Allman Brothers Band all’apice della loro forma esecutiva e compositiva. I suoni che provengono da queste canzoni hanno la capacità di riempire sia spazi fisici che spirituali creando un senso di appagatezza in ogni ascoltatore che è difficile non riscontrare. C’è poco spazio per divagazioni cerebrali in questo album, solo tanta musica, tanta passione, tante note, e l’oscura ombrosità che proviene dalle sentite parti vocali, autentici graffi che sanno colpire dentro. I musicisti che accompagnano Finardi ci mettono del loro per rendere questo ascolto un’esperienza degna di nota. La cura dedicata ai suoni in fase produttiva lascia poche, pochissime possibilità di lamentele. Raramente potevo pensare di sentire da un italiano un disco così lontano dalla nostra cultura che avesse così tanta sincerità e credibilità. Il tributo alle canzoni di Robert Johnson, propostoci da uno dei massimi esponenti della chitarra blues viventi come Eric Clapton, risulta infine meno genuino come esperimento, se dobbiamo proprio fare un confronto. Ed anche il titolo, Anima Blues, è quanto di più azzeccato: con questo ascolto ho forse capito il significato più profondo della musica blues. Una musica che sa penetrare nella profonda spiritualità umana, proprio perchè da dentro proviene. Una spiritualità che non ha definizioni, divinità da cercare o a cui dare un nome, ma è solo la vera essenza dell’uomo.
markus14 ![]()