Aspettando Ian Anderson..mi ascolto i PENTANGLE

 

TRACKS CD 1

  1. Let no man steal your thyme
  2. Waltz
  3. I’ve got a feeling
  4. Three part thing
  5. Bruton Town
  6. Lord Franklin
  7. Once I had a sweetheart
  8. Will the circle be unbroken
  9. Train song
  10. House carpenter
  11. Sovay
  12. Sally go round the roses
  13. I loved a lass
  14. The cuckoo
  15. The trees they do grow high
  16. Rain and snow

TRACKS CD 2

  1. Ornie wise
  2. Light flight
  3. A maid that’s deep in love
  4. Cold mountain
  5. Goodbye pork pie hat
  6. Wedding dress
  7. No more, my Lord
  8. Pentangling
  9. Way behind the sun
  10. Travelling song
  11. When I get home
  12. Sweet child
  13. Watch the stars
  14. So clear
  15. Cruel sister

Uno dei migliori gruppi folk di sempre. Esordisco così, “ex abrupto”, e nessuno me ne voglia a male. Li ho sentiti i Pentangle, per la prima volta sotto le feste di Natale e, spinto dalla curiosità, ho anche acquistato uno dei loro album più apprezzati e famosi: “Cruel Sister”. 

E’ stato amore a prima nota! In questo articolo però non farò la recensione di “Cruel Sister”, bensì della loro raccolta “Light Flight – The Anthology”, da me acquistata per farmi un’idea tout court di questi straordinari musicisti.

Nati sul finire degli anni ‘60, i Pentangle (nome non scelto a caso per indicare l’apporto di ciscuno dei 5 membri della band) hanno conteso ai Fairport Convention la fama di migliore rock folk band inglese. Dal disco si evince facilmente il perchè. 31 brani di musica folk suonata in maniera superba e mai banale, con qua e là ammiccamenti al jazz, al blues e al progressive. Il tutto combinato su due elementi sovrani: la chitarra straordinaria di John Renbourn, e la voce suadente ed eterea di Jacqui McShee. A completare il quintetto si aggiungono gli arpeggi e i riff di un altro chitarrista talentuoso di nome Bert Jansch, il sound ora tenue ora tenebroso e scarno del contrabbasso di Mr.Danny Thompson, e la batteria leggera assolutamente jazz-lounge di Terry Cox.  I testi (alcuni ripresi dalla ballate popolari) sono altrettanto evocativi, e riecheggiano dei miti tradizionali celtici e della tradizione nordica in generale; non disdegnano però anche le atmosfere più intime e familiari, quel non so che che sa “di casa”. 

Aspettando Anderson&C. il 4 luglio 2008, consiglio a tutti di farci un pensierino su questo disco!

Pavy

  4 

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