Riot! – Paramore

- For a Pessimist, I’m Pretty Optimistic
- That’s What You Get
- Hallelujah
- Misery Business
- When It Rains
- Let The Flames Begin
- Miracle
- Crushcrushcrush
- We Are Broken
- Fences
- Born For This
C’era una volta il punk. Era un movimento dapprima musicale e poi sfociato in qualcosa di più, una sorta di rivolta generazionale contro buone maniere e conformismo. Rivoluzione anche musicale, l’abbandono della ricerca del suono, dell’assolo, della linea melodica per tornare ad una musica semplice, fatta di riff potenti e di parole di rabbia. Un concetto che è sempre piaciuto molto ai giovani e che da allora ha sempre spopolato anche se a fasi alterne. Nei primi ‘90 si è provato a semplificarlo ancora di più con il grunge ma in breve si è tornati all’origine perchè semplice si ma non esageriamo. Ad ogni modo la domanda è abbastanza semplice: è possibile parlare ancora di punk negli anni 2000? Che rabbia può esprimere una società post-industriale, dove i giovani hanno ormai quasi tutto? La risposta può sembrare scontata ma per quanto si abbia, l’adolescenza è sempre pronta a farti ribellare contro qualcuno. E quand’anche tu non fossi arrabbiato sul serio, la musica punk può sempre aiutare.
I paramore sono una band giovane e, cosa piuttosto strana vista la musica moderna, creata sui banchi di scuola. Forza di volontà, gavetta ed un po’ di fortuna li hanno lanciati sul mercato dopo che il sempre più decisivo internet ne aveva decretato il successo. Rivolta, dicevamo. E’ il titolo dell’album ma grossomodo le somiglianze con quanto ispirava l’omonimo album di Sly & the Family Stone del ‘69 finiscono li. Si tratta di un album punk-rock, con qualche vena pop, visto che ormai il punk duro e puro non vende più. Semplice, lineare, divertente, non impegnativo ma nemmeno supponente. Prendete Avril Lavigne, toglietegli la puzza da sotto il naso ed il falso atteggiamento da “spacco il mondo” aggiungetevi una band dietro, parecchie lezioni di canto e un po’ di vena melodica in più e ci siamo quasi. Detto questo non aspettatevi miracoli: si tratta di un album che vede tra i destinatari principali i coetanei della band ma che offre qualche spunto per un futuro quanto meno interessante, come dimostrano le ottime Misery Business e Halleluja. E la voce, ottimamente impostata, potente e precisa. Insomma, ottimi margini di miglioramento per un gruppo che ha delle buone carte in tavola e tutto il tempo per giocarsi la mano.
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Tags: paramore, punk, riot!, Rock
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23 Marzo 2008 at 4:08 pm
grOunge?
23 Marzo 2008 at 7:46 pm
Ops… Corretto