Serj Tankian – Elect the Dead (2007) – Cantante dei “System Of A Down”
Ecco il primo album solista per la voce dei System of a Down, Serj Tankian!
Genere: Alternative Rock
Pubblicazione: 23 Ottobre 2007
Durata totale: 45’09’’
Etichetta: Serjical Strike/Reprise
Sito Ufficiale: www.serjtankian.com
Sito MySpace: www.myspace.com/serjtankian
Sito Etichetta: www.serjicalstrike.com
TRACKLIST
1. Empty Walls (03:49)
2. The Unthinking Majority (03:47)
3. Money (03:54)
4. Feed Us (04:32)
5. Saving Us (04:42)
6. Sky Is Over (02:57)
7. Baby (03:31)
8. Honking Antelope (03:51)
9. Lie Lie Lie (03:33)
10. Praise the Lord and Pass the Ammunition (04:24)
11. Beethoven’s Cunt (03:13)
12. Elect the Dead (02:55)
LINEUP
- Serj Tankian – voce, pianoforte, tastiere, chitarra, basso, programming
Guests:
- John Dolmayan (System Of A Down) – batteria
- Bryan “Brain” Mantia (Primus) – batteria
- Larry “Ler” LaLonde (Primis) – chitarra
- Dan Monti – chitarra, basso
- Antonio Pontarelli – violino
- Ani Maldjian – voce
UN PO’ DI STORIA
Sono ormai note un po’ a tutti le ultime tensioni avvenute nei System of a Down, che hanno visto i due leader Tankian e Malakian come protagonisti e ne hanno scaturito la “pausa” (speriamo non definitiva) per seguire strade differenti. Il primo formando gli “Scars on Broadway” (disco di debutto previsto per il 2008) e il singer proseguendo con la carriera solista.
Era ormai palese la volontà di Malakian di diventare il solo vero leader dei S.O.A.D., come si può notare benissimo dagli arrangiamenti e dallo “smistamento” delle parti vocali nell’ultimo lavoro, Hypnotize. Tutto ciò ha reso senza dubbio gli equilibri interni del gruppo alquanto precari, in quanto veniva via via soffocata l’espressività di un cantante dalle potenzialità come Tankian a favore di un maggiore risalto della figura del chitarrista, in una palese volontà di far diventare tutto una sorta di “One Man Show”.
Questi sono solo pettegolezzi, sia ben chiaro, ma qualsiasi persona ascolti gli ultimi 2 lavori dei “System” noteranno sicuramente che questa evoluzione è palese.
La band quindi decide di fare una lunga pausa, dopo 10 anni di attività e appena 5 album all’attivo.
Le dichiarazioni dei componenti sono del tipo “prima o poi torneremo, ne siamo convinti, nonostante non sappiamo bene quando…”.
Nel frattempo intanto non si adagiano sugli allori, con Malakian come già detto al lavoro con la sua nuova band e Tankian che pubblica il suo primo disco solista: “Elect The Dead“.
L’ALBUM
Serj Tankian è sicuramente un artista eclettico dai mille interessi che quando si butta in qualcosa una ventata di novità del panorama musicale e culturale. Questo è dimostrato dal supergruppo (e organizzazione non-profit) Axis of Justice, è successo con il debutto nel 2003 dei Serart (il progetto di folk armeno sperimentale partorito da Serj e Arto Tunçboyacıyan), e succede ora con il primo disco solista di Tankian. Per non parlare poi della bravura come polistrumentista e anche come poeta (ha pubblicato una raccolta di poesie, “Cool Gardens”, nel 2002).
Le tracce dell’album sono state composte in un arco temporale superiore all’anno, ed hanno avuto quindi la possibilità di essere perfezionate sia nella loro struttura che nei loro arrangiamenti. I testi ripropongono i temi classici che già in passato Serj aveva affrontato (la corruzione dei potenti, il ripudio della guerra, i cenni metaforici al genocidio armeno del 1915-1917, la discomunicazione, il rapporto tra uomo e natura, tra uomo e religione, tra uomo e progresso), ovviamente il tutto affrontato più personalmente e non “corretto” da visioni altrui come magari avveniva nei System Of A Down (Malakian???).
Tutte le tracce sono state composte completamente da Tankian, anche le parti di batteria (scritte al computer e poi fatte eseguire da John Dolmayan, dei S.O.A.D., in fase di registrazione), e successivamente il tutto è stato arrangiato con l’aiuto di alcuni musicisti come Antonio Pontarelli al violino, Bryan “Brain” Mantia e Larry “Ler” LaLonde dei Primus (rispettivamente batteria e chitarra), Ani Maldjian (cantante d’opera) ai cori e Dan Monti a chitarra e basso. Non dimentichiamo ovviamente il “marchio di fabbrica” tipico con cui la voce di Serj da uno stile inconfondibile all’insieme, con la sua espressività unica nel panorama musicale degli ultimi tempi.
Nell’edizione Deluxe dell’album è presente un secondo disco, contenente 4 tracce tra cui Blue (una vecchia B-side originariamente dei System of a Down) e le versioni acustiche di Empty Walls e Feed Us.
Come se non bastasse l’artista armeno-libanese-statunitense ha avuto un colpo di genio per quanto riguarda la promozione del suo album, facendo girare per ognuna delle 12 tracce un videoclip diverso, ognuno da un differente regista. ttimi secondo me i video che hanno accompagnato l’uscita dei primi due singoli “Empty Walls” e “The Unthinking Majority”, che potete trovare di seguito.
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I VIDEOCLIP
L’elenco dei registi coinvolti è molto eterogeneo, da quelli specializzati in videoclip (Tony Petrossian, già al lavoro con Slipknot, Taking Back Sunday, Avenged Sevenfold), lo sceneggiatore Jose Rivera (nominato all’Oscar per “I Diari della Motocicletta”), al documentarista francese (Diran Noubar), all’artista digitale (Roger Kupelian, al lavoro su film come “The Lord of the Rings” e “Flags of Our Fathers”.
Di seguito potete vedere tutti i video che sono riuscito a trovare su youtube:
The Unthinking Majority Video
The Unthinking Majority Video DIRECTOR’S CUT
Money Video
Feed Us Video
Saving Us Video
Sky Is Over Video
Baby Video
Honking Antelope Video
Lie Lie Lie Video
Praise the Lord and Pass the Ammunition Video
Beethoven’s Cunt Video
N.P.
Elect the Dead Video
ANALISI
L’ascoltatore viene immediatamente investito da una batteria incalzante che sfocia in una strofa compassata già tanto cara agli ultimi SOAD. Sto parlando di Empty Walls, che è a diritto uno dei punti più alti dell’album e forse anche la canzone che rimane di più al termine dell’ascolto di questo lavoro. Non parliamo poi del video correlato, a cui vi consiglio di dare un occhio in questa pagina. E’ il turno poi di The Unthinking Majority, di cui i testi sono carichi di tematiche socio-politiche. E’ sicuramente una delle più belle canzoni dell’album in cui Tankian sfoga rabbia e velocità alternandole al ritornello che oserei dire nell’insieme quasi blando. Money continua a trattare i temi della canzone precedente dei testi e fa intravedere nei sui meandri quanto dei System Of A Down è rimasto in Serj, con le sue sonorità esplosive e il riff decisamente heavy. Fin qui la partenza di questo lavoro è senz’altro ottimo e contribuisce a colpire l’attenzione dell’ascoltatore e a farvi crescere curiosità riguardo i pezzi che verranno. Feed Us è senza dubbio il risultato della perfetta fusione delle influenze melodiche ed heavy che questo artista nasconde in fondo alla sua anima di musicista. Saving Us è un pezzo che sicuramente non farà la felicità degli ascoltatori più esigenti al primo ascolto, ma vi assicuro che dopo gli ascolti successivi è diventata una delle mie preferite, con il suo chorus che ti entra in testa e non ne esce più. Sky Is Over ha un intro di piano e voce (a cui si aggiunge anche la seconda voce di Ani Maldjian) che sfocia in una canzone ricca di carica e che fa intravedere una delle componenti degli ultimi pezzi “lenti” dei SOAD. Baby è senza dubbio, almeno all’ascolto, una canzone romantica che si presenta all’inizio come una ballata lenta. Questo finché il tutto non sfocia in un riff aggressivo condito da una batteria pesante quanto basta. Honking Antelope continua con il compito della precedente, alzando però il livello. In Lie Lie Lie vi è nuovamente la dimostrazione della polimorfia che Serj riesce a trovare all’interno della stessa canzone. E’ inutile dire che questa song è senz’altro apprezzabilissima nella sua varietà e di sicuro vi ritroverete a canticchiare quasi come un tormentone quel “la la la la la la la la la la la”. Praise the Lord and Pass the Ammunition (che nel titolo cita ironicamente l’omonimo pezzo di Frank Loesser) è sicuramente carica di svariate influenze e “deliri vocali” che la rendono senza dubbio la traccia più sperimentale dell’album, inserendo una sorta di “tappeto etnico” nel pezzo. Beethoven’s Cunt è un’altra ballad che però comincia heavy per poi fermarsi su frammenti con influenze più melodiche. La traccia che conclude il disco è Elect the Dead, che tra l’altro è la tracktitle. Pezzo molto sentito ed intimo che viene guidato dall’unione oculata tra pianoforte e voce.
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CONCLUSIONE
Serj Tankian è senza dubbio uno degli artisti che preferisco. In questo lavoro troviamo ciò che di buono ha già fatto in passato con i System Of A Down, ma proposto con uno stile personale, proprio dell’artista. Gli amanti dei SOAD vedranno immediatamente in questo disco la mancanza del riffing potente e ricercato della chitarra di Malakian ed una batteria senza dubbio un po’ meno elaborata. Per non parlare della componente folk che si accentua in alcuni punti delle canzoni. Tankian non è riuscito però a dare una struttura del tutto omogenea a questo album, che in alcuni punti sembra essere quasi una scelta di pezzi che probabilmente ha scritto in momenti differenti. La sua voce è unica: vellutata e profonda ma anche energica e potente. Un artista senza dubbio versatile.
Concludendo, credo che questo disco sia una sorta di “transizione” tra il sound proprio dei System of a Down ed un’impronta più personale e “intima” che Tankian forse deve ancora trovare del tutto, e per questo ha cercato di tenere a bada (leggermente) il suo eclettismo, senza però omettere parti vocali grandiose e sonorità ricercate.
Sicuramente di questo Elect The Dead sarà accolto da umori divergenti, ma a mio avviso è un album che vale la pena di avere.
This entry was posted on 8 Febbraio 2008 at 3:14 pm and is filed under Dischi, Estera, Hard Rock, Metal, Recensioni, Rock, flolex. You can subscribe via RSS 2.0 feed to this post's comments.
Tags: Elect the Dead, Serj Tankian, System Of A Down
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