Musica di Natale – Azu’s side
Il bello del Natale è che passa abbastanza velocemente, se ne va in punta di piedi senza fare troppo rumore, lasciandoti sul tavolo della camera sei cd da ascoltare sotto le coperte mentre la testa si gira e rigira e il termometro dice “trentotto e due”. Poi se ne va anche la febbre e la pleura si rinsana con l’aiuto di uno sciroppo zuccherelloso dal retrogusto appiccicaticcio, il comodino ritorna a vedere la luce dopo aver fatto piazza pulita dei fazzoletti di muco e batteri lasciandoti sei cd da ascoltare finché il treno corre attraversando la pianura, finché corre attraversando la laguna. I miei sei cd, eccoli qui, uno in fila all’altro, come le perle di una collana hand-made, da ascoltare e riascoltare.
da fabiog – Cristina Donà – La Quinta Stagione (2007)
Da donna a donna, un disco che non mi aspettavo, che sa ricamare note e parole con una semplicità capace di lasciarci stupiti nell’ascolto, mai annoiata, mai banale. Le dieci tracce scivolano con naturalezza e riescono a rifiorire anche a casse spente, mentre fuori continua a piovere e sembra davvero di viverla, questa quinta stagione. [Da ascoltare nel clima malinconico delle stagioni di mezzo, abbandonandosi a qualche lacrima di attese e ritorni]
da flolex – Metallica – Master of Puppets (1986)
Annata di grandi parti il 1986, oltre allo sforzo di mamma Gianna, di meritata menzione quello di James Hetfield e soci capaci di dare alla luce una vera e propria perla nel panorama metal. Ascoltato e riascoltato negli anni teen’s, continua a meritare un inchino con tanto di cappello anche se l’orecchio, orami abituatosi alle sonorità eteree, ne risente e chiede tregua. Io alla batteria spaccona davvero non ci sono più abituata. [Da ascoltare quando il mondo là fuori ha davvero esagerato, abbandonandosi a qualche atto scalmanato come: movimento isterico della capigliatura al vento, fantomatico air guitar, playback convincente. Assicurandosi che nei paraggi non ci sia nessuno]
da likearock - Janis Joplin and Big Brother – Cheap Thrills (1968)
Ou Ou Yeah! In piena psichedelia un disco energico che regala una Joplin graffiante e profondamente donna, con una Summertime che prende tra le braccia Gershwin lasciando che l’elettricità delle sei corde ne ridisegni i contorni in arabeschi intrisi di rock, un disco che viaggia tra East e West coast ammaliando tra distorsioni e lampi blues. Quando si dice “il potere dell’utero”. Peccato che l’orecchio fatichi a seguirne le evoluzioni. [Da ascoltare per rendere energica una giornata che non sa che farsene di un cielo grigio latte. Si lascia apprezzare anche senza l’assunzione di psicofarmaci e oppiacei]

da markus14 – Iron and Wine – The Shepherd’s Dog
Un disco che sa ammaliare, la voce di Sam Beam si inserisce in una trama musicale densa eppur capace una leggerezza speciale, come Lovesong of the Buzzard, che scivola portando con sé eco di Belle and Sebastian e fisarmoniche a fine fiera. Dodici tracce da cui traspare un lavoro ben curato che fa scoprire in ogni canzone una piccola particolarità, come un neo rotondo ad impreziosire un elegante decolté. [Da ascoltare quando arriva primavera o nell’aria della spensieratezza, sfoggiando uno di quei sorrisi sinceri a denti coperti, di piena soddisfazione]
da mikijpeg – John Mayer – Room for Squares
Estate, estate, estate! John Mayer riesce ad immergere i suoi ascoltatori in un clima rilassante capace di mettere serenità, con la sua chitarra suonata senza pretese di protagonismo egocentrico. E’ che non so per qual motivo si fa viva sullo sfondo, in trasparenza, l’atmosfera di uno di quei telefilm ameriggani dove i teenagers se la cavano sempre bene. [Da ascoltare nei momenti di autogaso, quando tutto va al meglio o quando peggio di così non può andare, per far scivolare in fretta le ultime lacrime di disperazione.]
da prof – Einsturzende Neubauten – Alles wieder offen (2007)
Davanti a dischi come questi mi trovo in un sincero imbarazzo nel momento in cui bisogna scriverne. Dopo l’ascolto di pezzi come Ichhatteeinwort il peso delle parole si fa inutile e a tratti scomodo. Questo è un disco da lasciare così, immerso nella sua profonda meraviglia. [Da ascoltare finchè viene notte e il rosa del cielo si tuffa nel blu. Da perdercisi per ritrovarsi]
E poi che dire, un grazie sincero ai miei sette compari, che han saputo metter impegno e fantasia per una persona che, lo ammetto, ha dei gusti un po’ strampalati. Grazie perchè è stata una vigilia divertente, che da piccola novella non m’aspettavo. Siete dei tesori!


