1959-2007: dal Tibet al Myanmar sulle note di Patti Smith

Listen to my story. Got two tales to tell.
One of fallen glory. One of vanity.

La storia non cambia. E la musica?

The world’s roof was raging, but we were looking fine;
‘Cause we built that thing and it grew wings,
in Nineteen-Fifty-Nine.

E’ ormai una decina di giorni che è esplosa la notizia delle repressioni in Myanmar, con relativo strascico di indignazione, manifestazioni, retorica, indifferenza. Silenzio.
Ho aspettato il silenzio per rimettere sul piatto la canzone 1959 dall’album Peace and Noise di Patti Smith, inno contro la repressione cinese in Tibet, pubblicato dieci anni fa. Replay a ripetizione.

Wisdom was a teapot; Pouring from above.
Desolation angels
Served it up with Love.
Ignitin’[g strife] like every form of light,
then moved by bold design,
slid in that thing and it grew wings,
in Nineteen-Fifty-Nine.

Grinta, rock vibrante sdegno, rabbia evoca sogni di libertà, sogni senza vendetta.
Le emozioni si sovrappongono, per sedimentarsi sul fondo,
ma non vorrei che venissero coperte da altro, solo che si radicassero nel profondo.

It was Blood, shining in the Sun;
First: Freedom!
Speeding the american claim:
Freedom; Freedom; Freedom; Freedom!

Può ancora il rock gridare queste parole? Dopo il Vietnam, Tien an men, la Corea, Iraq ed Afghanistan?
Le grida ancora con la stessa passione; a cosa serva non mi interessa neppure pensarlo.

China was the tempest; [And] Madness overflowed.
[The] Lama was a young man,
and [he] watched his world in flames.
Taking Glory down by the edge of clouds;
It was a cryin’[g] shame.
Another lost horizon. Tibet the fallen star.
Wisdom and compassion Crushed, in the land of Shangri-La.
But in the land of the Impala, honey, well,
we were lookin’ Fine,
’cause we built that thing and it grew wings;
In Nineteen-Fifty-Nine.

Finchè avrò un mezzo per ascoltare questa canzone, e le altre che verranno, finché avrò memoria per ricordarne la poesia, finché ne sentirò parlare, cantare, poetare, gridare, per ogni Tibet e Myanmar non ci sarà del tutto silenzio.

“Please,use your liberty to promote ours”
(Per favore, usate la vostra libertà per promuovere la nostra)
San Suu Kyi

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2 Comments on “1959-2007: dal Tibet al Myanmar sulle note di Patti Smith”

  1. Archetto Says:

    La storia non cambia. E la musica? Bella domanda. La storia non cambia, purtroppo. La musica si. Purtroppo. Chi scrive ora una canzone come quella di Patti Smith? La Cian, oramai leggitimata, può fare la voce grossa in difesa del regime birmano. Chi vincerà? Chi scriverà la storia? Un mese fa ero in Tibet. Ed ho davanti a me lo sguardo dei monaci buddisti. La loro serenità e semplicità. La loro paura solo a sentir nominare la parola Kundun. I militari che marciano davanti ai monasteri. I check point. Prodi l’anno scorso era in Cina. Ha chiesto che venga tolto l’embargo sulle armi verso la Cina. Dei diritti umani niente. Solo noi dei blog ne parliamo. E’ l’unica speranza, ma siamo davvero in pochi.
    Complimenti per il post. Ciao

  2. marco Says:

    Un saluto da Marco , vorrei dire a Archetto che non siamo pochi , anzi siamo tanti.
    Siamo tanti che su Internet stiamo spingendo verso un obiettivo : BOICOTTARE LE
    OLIMPIADI IN CINA.
    Il governo cinese non merita di ospitare questa manifestazione di sport , unione , civilta’. Non lomerita perche’ non rappresenta questi ideali , ma rappresenta torture e pena di morte , negazione dei diritti umani , inquinamento , traffico illegale di organi umani. Fermiamoli , impediamo a questi serpenti di perpetrare i loro progetti.
    BOICOTTIAMOLI!!! BOICOTTIAMO LE OLIMPIADI IN CINA.
    Consiglio a chiunque è interessato di guardare il sito unmadeinchina.org


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